OKC Thunder, si vuole vincere subito: George si opera e la scelta 21 è sul mercato

L’ultima stagione degli Oklahoma City Thunder di Russell Westbrook e Paul George non è finita come sperato. La squadra, dopo aver fatto bene in stagione regolare fino all’All-star weekend, ha poi perso terreno in classifica ed è uscita dai playoff nel primo turno contro i Portland Trail Blazers.

In molti sono finiti sotto la gogna di media e tifosi per l’ennesima delusione della franchigia dell’Oklahoma. Tra tutti i Thunder, in particolare, si è puntato il dito contro l’ennesima post-season deludente di George, arrivato però ai playoff da infortunato. Già ad inizio maggio allora, il numero 13 si era sottoposto ad un intervento alla spalla destra, che lo avrebbe tenuto ai box fino, almeno, a settembre.

Nella giornata di ieri, come riportato da ESPN, la franchigia ha annunciato il fatto che il giocatore si sia sottoposto ad una seconda operazione. Questa volta a ricevere la procedura chirurgica è stata la spalla sinistra, per un leggero strappo nella cartilagine. L’entità di questa operazione è sicuramente più lieve rispetto alla prima a cui si è sottoposto, e i tempi di recupero dovrebbero rimanere invariati.

L’essersi sottoposto già da ora anche a questa procedura minore gli permetterà di tornare al massimo della condizione e della salute per la prossima stagione. OKC avrà così i suoi giocatori importanti tutti a pieno regime per l’inizio dell’annata, pronti a competere fin da subito. Ma le mosse della franchigia non finiscono qui.

Scelta 21 pronta per essere scambiata?

Secondo un rumor che avrebbe come fonte il solito Adrian Wojnarowski, i Thunder sarebbero piuttosto decisi a scambiare la loro scelta al primo turno del Draft di quest’anno. La numero 21 potrebbe essere utile per arrivare ad un giocatore che possa rafforzare una panchina che non ha dato il meglio di sé ai playoff, oppure, impacchettata con altri assetti, per arrivare ad un giocatore più importante.

Entrambe queste mosse fanno pensare che OKC non abbia alcuna attenzione di aspettare e che, piuttosto, voglia arrivare più pronta che mai all’inizio della prossima stagione regolare, per imporsi fin da subito come pretendente seria per obiettivi importanti.

Bradley Beal non chiederà una trade, ma il tempo a Washington stringe

Bradley Beal trade

La mancata nomina di Bradley Beal in uno dei primi tre quintetti NBA per la stagione 2018\19 ha reso per la star degli Washington Wizards un poco meno vantaggiosa economicamente una permanenza nella capitale, e per contro un poco più facile la strada per una trade per le squadre interessate al talento da Florida.

Il contratto di Bradley Beal scadrà solo nel 2021, ma il giocatore è già in potere di rinegoziare con la sua squadra d’appartenenza un rinnovo contrattuale al massimo salariale. Il mancato ingresso in uno dei tre quintetti All-NBA ha vanificato per Beal la possibilità di richiedere la “supermax extension” (Designated Veteran Player Extension) agli Wizards, e dunque la possibilità di ottenere un contratto ancora più vantaggioso.

In caso di nomina, Beal sarebbe stato eleggibile per un’estensione quinquennale da 191 milioni di dollari (quella che spetterà a Damian Lillard dei Portland Trail Blazers, ad esempio). L’ex Florida Gators potrà ora invece “accontentarsi” di un contratto da 158 milioni di dollari complessivi. I circa 30 milioni in meno, uniti allo stato disastrato delle finanze e del roster attuale dei suoi Washington Wizards, potrebbero presto aprire uno spiraglio per Bradley Beal, e per squadre interessate ai suoi servigi.

Beal, 26 anni e reduce da una stagione da 25.6 punti, 5 rimbalzi e 5.6 assist a partita, non chiederà, almeno in questa fase, agli Washington Wizards di essere lasciato libero.

Ma il tempo per la squadra della capitale per raccogliere i cocci di un’annata negativa sotto (quasi) ogni aspetto, stringe. Gli Wizards sono al momento ancora privi di un general manager, dopo la cacciata dello storico Ernie Grunfeld ed il “no” incassato da Tim Connelly, demiurgo dei nuovi Denver Nuggets.

Coach Scott Brooks è sopravvissuto alla stagione, Kelly Oubre Jr, Markieff Morris, Otto Porter Jr si sono invece trasferiti presso altri lidi per ragioni salariali. In estate i contratti dei neo acquisti Jabari Parker (team option) e Bobby Portis scadranno, assieme a quelli dei giovani Tomas Satoransky e Thomas Bryant, uniche note positive – eccetto Beal – della stagione degli Wizards.

Dwight Howard, apparso per sole 9 partite nel 2018\19, sarà invece ancora a libro paga per un’altra stagione ed oltre 5 milioni di dollari. Jeff Green è in scadenza e destinato a cambiare aria, così come Trevor Ariza.

In un contesto di totale ricostruzione (sulla quale aleggia come un ectoplasma il contratto al massimo salariale dell’infortunatissimo John Wall), Bradley Beal è la sola certezza. La draft lottery 2019 ha riservato a Washington la sola nona chiamata assoluta, con la quale gli Wizards cercheranno un giocatore di impatto immediato, che assieme alla prima scelta 2018 Troy Brown Jr possa sostituire i veterani in partenza.

In qualsiasi momento dunque, magari già a stagione in corso, Bradley Beal potrebbe guardarsi attorno e richiedere una trade che, a 26 o 27 anni d’età e nel fiore della freschezza agonistica, possa valorizzare il grande talento offensivo della guardia da Florida.

Non sarebbe una mossa priva di precedenti: i colloqui tra i New Orleans Pelicans e le potenziali acquirenti per lo scontento Anthony Davis si riavvieranno a breve. Appena due stagione fa, il 27enne Paul George fece sapere a suoi Indiana Pacers di non avere alcuna intenzione di firmare la ricchissima supermax extension, chiedendo ed ottenendo una trade.

Quali squadre potrebbero permettersi già da oggi di “tentare” sia Bradley Beal che degli Washington Wizards in cerca di sollievo (salariale)? I Los Angeles Lakers sono pronosticati quale meta “logica” per un attaccante come Beal, ma qualsiasi trattativa che coinvolga – come contropartita – Brandon Ingram dovrà gioco forza concludersi prima della fine della stagione 2019\20, al termine della quale l’ex scelta assoluta numero 2 dei Lakers sarà eleggibile per la “rookie scale extension” (una scelta difficile per un giocatore di talento ma finora poco continuo come Ingram).

Gli Oklahoma City Thunder potrebbero permettersi un approccio più “conservativo” ed impostare una trattativa che coinvolga i contratti di giocatori come Steven Adams, Jerami Grant, Terrence Ferguson e\o del lungodegente Andre Roberson, sommati alla scelta numero 21 del prossimo draft.

La terza eliminazione consecutiva al primo turno di playoffs dei Thunder ha reso evidente la mancanza di attacco e tiro dalla lunga distanza dell’attuale roster in casa OKC. Le difficoltà fisiche di un Russell Westbrook ormai 30enne hanno iniziato a fare capolino in alcuni momenti della stagione, e l’infortunio alla spalla di Paul George ha di fatto sancito la fine dei sogni di gloria dei Thunder già a febbraio.

Un big three che comprenda anche Bradley Beal – sebbene atipico – avrebbe il pregio tecnico di alleviare ancora di più la pressione difensiva su Westbrook, ed il potenziale costo dell’operazione parrebbe sostenibile per la franchigia, che perderebbe certo il suo centro titolare (l’ottimo Steven Adams), e due giocatori (Grant, Ferguson) i cui minuti sarebbero però coperti dalla star degli Wizards. La prima scelta 2019,  o la futura disponibilità dei Thunder di accettare di accollarsi l’ultimo anno di contratto di Dwight Howard (se non – con un’operazione più complessa – quello monstre di Ian Mahinmi) potrebbero “addolcire la pillola” per Washington, qualora Bradley Beal dovesse decidere di cercare altrove una situazione degna del suo talento.

Sam Presti su Russell Westbrook, “Un paio di mesi non possono oscurare 11 anni”

Nel corso della stessa intervista in cui ha di fatto confermato la permanenza di coach Billy Donovan sulla panchina dei Thunder; Sam Presti, GM della franchigia dell’Oklahoma, ha concesso alcune dichiarazioni riguardo Russell Westbrook.

Non è perfetto, nessuno di noi lo è, ma non lascerò che 11 anni della sua carriera, in cui ha portato molto a questa franchigia, siano messi in secondo piano a causa di un paio di mesi piuttosto difficili. Avremo ovviamente però delle discussioni, come leader della squadra. Preferiremmo che gestisse alcune cose in modo differente. Ne abbiamo parlato, e lui ha già fatto qualche miglioramento a riguardo, e penso che questo sia un grande segnale di crescita.

Il n°0 è stato frequentemente oggetto di discussione durante la stagione, in particolar modo in seguito all’eliminazione dei Thunder al primo turno dei playoffs, a causa della sconfitta nella serie contro i Portland Trail Blazers di Damian Lillard.

Sam Presti su Alex Abrines, “Spero che possa tornare”

Dopo aver parlato della star dei Thunder, Sam Presti ha anche rilasciato dichiarazioni su quella che invece potrebbe essere la prossima “breakout star” di Oklahoma, ovvero Alex Abrines.

A causa di vari infortuni e problemi personali, il venticinquenne ha disputato solo 31 partite in stagione, costringendo la dirigenza a tagliarlo dal roster.

Il vuoto lasciato dallo spagnolo si è particolarmente sentito col passare delle settimane, e Presti si è ritenuto responsabile di non avere agito nel migliore dei modi per riempire lo slot liberatosi dopo il suo addio. Ha inoltre rivelato di aver pensato a Wesley Matthews come possibile sostituto di Abrines, prima che decidesse di firmare con gli Indiana Pacers.

“Una volta che Wes Matthews è andato ad Indiana”, ha detto Presti, “non c’erano molte altre opzioni disponibili, e questo ci ha messo sotto pressione, e non si vorrebbe mai essere in questa posizione”.

Adidas vende 6mila paia di Dame5 dopo il tiro di Damian Lillard

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Dopo il buzzer-beater di gara 5 contro gli Oklahoma City Thunder, Adidas ha venduto ben 6000 paia di Dame5 griffate Lillard. La star di Portland Trail Blazers si sta godendo il momento, vista la prestazione superlativa dello scorso martedì.

Martedì, il 28enne ha realizzato uno dei più straordinari buzzer-beaters della storia della NBA. Con pochi secondi rimanenti, Lillard ha lanciato una “bomba” in step-back da circa 11 metri nonostante la buona difesa di Paul George.

Folla completamente in delirio, ed i poveri Thunder eliminati 4-1 nel primo turno, risultato che la stragrande maggioranza degli appassionati non si sarebbe mai aspettata. Dame ha inevitabilmente surclassato nel duello personale Russell Westbrook dopo che i due si erano più volte beccati durante tutta la serie. 

Adidas, di cui la star dei Blazers è endorser storico, ha venduto nelle ore successive la super partita di Lillard 6000 paia di Dame5, serie signature del giocatore. Il grande momento sotto i riflettori dell’intera NBA ha indubbiamente giovato anche sulla vendita delle scarpe.

Il crollo di Russell Westbrook, da dove deve ripartire la star dei Thunder?

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Il 29% netto in stagione al tiro da tre punti è il peggior dato in carriera per Russell Westbrook dalla campagna 2009\10.

All’epoca, il giovane Russell si era appena guadagnato il posto di point guard titolare degli altrettanto giovani Oklahoma City Thunder di Kevin Durant, James Harden, Serge Ibaka, Jeff Green, Nenad Kristic e Thabo Sefolosha.

In una sola stagione, Westbrook sarebbe passato dal 22.1% al tiro da tre punti del 2009\10 (su 104 tentativi), al 33% della stagione successiva –  sul medesimo campione di tentativi – per poi sostanzialmente triplicare la quantità di tiri (300) e canestri (97) appena due stagioni più tardi (32.3%), nel 2012\13.

La stagione di grazia 2016\17, quella del premio di MVP, della prima tripla doppia di media dai tempi di Oscar Robertson, quella successiva all’addio di Kevin Durant e quella del fallimento dell’esperimento Victor Oladipo-Domantas Sabonis, sarebbe diventata l’apice (fin qui) della carriera da “fromboliere” di Russell Westbrook, che in 81 partite infilò il 34.3% dei suoi 583 tentativi da tre punti complessivi (7.1 tentativi a partita).

Le ultime due stagioni hanno visto un passo indietro evidente nelle percentuali e nell’efficacia al tiro della star dei Thunder. Passo indietro riscontrabile “a braccio” nel semplice calo di numero di tentativi ed annesse realizzazioni da dietro l’arco dei tre punti, così come da due punti, nonché ai tiri liberi, e da un dato specifico, che inchioda il peggioramento evidente di Russell Westbrook in una delle situazioni offensive storicamente a lui più congeniali.

Durante la stagione 2018\19, Russell Westbrook ha segnato solamente il 32% dei tiri in sospensione presi dal prediletto “gomito”, lo spigolo – destro e sinistro – che delimita l’area dei tre secondi difensivi.

Come riportato da Zach Lowe di ESPN, in questa stagione Westbrook si è piazzato al 104esimo posto nella classifica di percentuale di tiro su giocatori da almeno tre “jumper” dalla media distanza a partita.

104esimo su 104 giocatori eleggibili, ovvero ultimo.

Le cinque partite della serie contro i Portland Trail Blazers hanno confermato il trend negativo: Westbrook non è andato oltre il 36% al tiro, impilando 4.6 palle perse a partita e non riuscendo mai ad incidere in difesa, dopo la buona prova di squadra di gara 1 (la peggiore per l’avversario diretto Damian Lillard, costretto a faticare oltremodo per liberarsi dalle braccia protese e dalla difesa sui pick and roll estesa dei difensori dei Thunder).

La chimica, l’intesa di squadra e tra le due star dei Thunder Westbrook e Paul George è stata per almeno due terzi della stagione di OKC il leit motiv ad Oklahoma City. I tre mesi da MVP di George hanno mascherato i problemi offensivi della squadra, e la tendenza degli uomini di coach Billy Donovan a sprofondare nei minuti giocati con l’ex star degli Indiana Pacers in panchina.

Gli Oklahoma City Thunder hanno totalizzato in stagione un -96 di plus\minus nei 648 minuti giocati con Russell Westbrook ma senza Paul George in campo, segnando al contrario un +106 con il solo Paul George in campo, senza Westbrook.

Le 5 gare di playoffs non hanno fatto eccezione: +13 di plus\minus in 39 minuti di “solo” George, -33 nei 32 minuti di “solo” Westbrook.

Russell Westbrook ha iniziato la stagione ai box dopo un’operazione di pulizia del ginocchio destro, la quarta negli ultimi sei anni. Le 73 partite giocate in stagione sono il dato minore dalla stagione 2014\15 (67), ed il prodotto di UCLA compirà 31 anni il prossimo 12 novembre.

Il contratto di Russell Westbrook prevede ancora 4 anni e 170 milioni di dollari complessivi (player option da 46 milioni di dollari sulla stagione 2022\23, l’ultima). Un contratto oneroso quanto quello del coetaneo Stephen Curry, e di John Wall degli Washington Wizards.

La coppia George-Westbrook, trainata dalla grandissima stagione disputata dall’ex Pacers, ha dimostrato di poter portare da sola ai playoffs della Western Conference una squadra con giocatori solidi (Steven Adams, Jerami Grant, Dennis Schroeder) ma incredibilmente priva di tiratori affidabili (3 su 27 al tiro da tre punti dei compagni serviti da Westbrook in gara 1 e 2 della serie), soprattutto dopo la scomparsa cestistica dello spagnolo Alex Abrines.

Westbrook ha dimostrato in questa stagione un’ammirevole “deferenza” verso Paul George, investendolo pubblicamente della guida tecnica e mentale della squadra, salvo poi cedere ai propri istinti selvaggi nei momenti finali della stagione (l’eccesso di trash talking nei confronti di Lillard ne è una prova).

E’ possibile, per una superstar NBA orgogliosa sino alla punta dei capelli, fermarsi, riflettere, capire di non poter essere più (gli anni passano per tutti) quella irruente forza della natura in grado di rendere – nelle parole di Royce Young di ESPN – normale, quasi scontata una stagione ad una tripla doppia di media?

Le dichiarazioni del giorno dopo di Westbrook (“Io so cosa sono capace di fare, e di farlo ogni notte a un livello molto alto, e nessuno sa fare quello che so fare io“) sono probabilmente da ascrivere alla categoria “orgoglio ferito”, e pertanto comprensibili.

La star dei Thunder è tutt’altro che un giocatore finito. Il declino fisico di quello che rimane comunque un atleta al di sopra persino degli standard NBA è processo inarrestabile quanto compensabile con pochi accorgimenti. In un’altra epoca, un’altra macchina da triple doppie come Jason Kidd si trasformò da tiratore riluttante a uomo da 42% al tiro da tre punti su oltre 5 tentativi a partita.

Un “uomo bionico” come LeBron James scoprì due annate fa il valore e la convenienza di dotarsi di raggio di tiro smisurato, ben al riparo dai contatto fisici di difensori troppo lontani per essere un fattore.

Blake Griffin, un giocatore in grado di saltare auto e uomini parcheggiati sotto al canestro e titolare di un 60% ai tiri liberi nelle prime 4 stagioni da professionista, è diventato col tempo un giocatore un poco meno atletico, ma molto più riflessivo (5.6 assist a partita nel 2017\18, e 5.4 un anno dopo, a fronte di un numero pressoché immutato di palle perse rispetto al primo anno di carriera), ed addirittura in grado di diventare in questa stagione il terzo giocatore NBA per tiri da tre punti in step-back realizzati, dietro a James Harden e Luka Doncic.

Blake Griffin ha chiuso la sua stagione (una delle migliori in carriera) con il 36.2% al tiro da tre punti su 7 tentativi a partita ed il 46% dal campo. La percentuale effettiva dal campo (53.2%) dell’ex Clippers è stata in questa stagione la più alta in carriera dall’annata 2011-12 (la seconda), anno in cui Griffin tentò 16 tiri da tre punti, a fronte dei 522 nel 2018\19.

Nel 2017, dopo la seconda delle tre eliminazioni consecutive subite dai Cleveland Cavalies di James, Masai Ujiri dei Toronto Raptors convocò DeMar DeRozan per comunicargli la rivoluzione copernicana che il presidente dei Raptors aveva in mente per la nuova stagione: più tiro da tre punti, campo più allargato, attacco più veloce. DeRozan si adattò, si convinse della bontà del progetto e divenne un tiratore da 31% al tiro da 3 (su 3.6 tentativi a partita, più del doppio rispetto all’anno precedente).

Il nuovo regime significò per DeMar una stagione tra le più complete mai giocate (5.2 assist a partita, 45.5% al tiro, terza miglior percentuale in carriera nonostante i tanti tiri da tre punti in più), e 59 vittorie per la squadra, che finì pero per sciogliersi davanti ad un LeBron James ingiocabile dopo aver conquistato la prima testa di serie ad Est.

Il flop-playoffs dei Raptors portò ad una seconda rivoluzione, per Toronto e per DeRozan. Finito a San Antonio, la squadra più antitetica possibile all’ultima versione dei suoi Raptors, DeMar DeRozan avrebbe abbandonato (per sempre) la riga dei tre punti (45 tentativi in 77 partite, contro i 287 della stagione precedente). Risultato? Una stagione ancora più solida della già solidissima stagione 2017\18, e chiusa a 21.2 punti e 6.2 assist a gara, con un ottimo 48.1% al tiro (miglior prestazione dopo la sua stagione da rookie, nel 2009\10).

L’avversario ed arci-nemico diretto di Westbrook Damian Lillard ha trovato nella delusione cocente di uno sweep che mise a dura prova la coesione della sua squadra la forza di lavorare su ogni piega, ogni difetto del suo gioco. Lillard ha disposto a piacimento dei difensori dei Thunder pick and roll dopo pick and roll, soprattutto dopo la prima partita della serie, mentre un Westbrook in chiara mancanza di fiducia si è accontentato di ciò che la difesa dei Blazers ha voluto concedergli.

Damian Lillard, e per estensione i Portland Trail Blazers intrappolati in un salary cap intasato, hanno fatto di necessità virtù e dato responsabilità e fiducia ai tanti comprimari (Al-Farouq Aminu, Moe Harkless, Seth Curry, Jake Layman, Zach Collins, Rodney Hood, persino Meyers Leonard), sopravvivendo finora persino all’infortunio di Jusuf Nurkic.

Piccoli esempi che Russell Westbrook e gli Oklahoma City Thunder non mancheranno certo di prendere in considerazione, assieme a soluzioni di mercato che possano limare i difetti di un roster poco equilibrato e poco profondo.

Cambiare si può, il tempo non manca, per L’MVP 2017, il talento neppure.

L’umiltà?

Ancora Westbrook contro tutti: “Nessuno sa fare quello che faccio io”

Chi è Russell Westbrook

Non si fermano le critiche rivolte a Russell Westbrook in seguito all’eliminazione dei suoi Oklahoma City Thunder al primo turno di Playoff. Ormai sembra che tutto il mondo che ruota intorno alla NBA, da giornalisti ad appassionati, se la stia prendendo con il numero 0. Reo di praticare un gioco troppo accentratore, fatto di protagonismo e ossessione statistica.

Il playmaker di OKC non ha probabilmente dato mostra delle sue migliori prestazioni in questa serie contro i Portland Trail Blazers. Tuttavia a svolgere il ruolo di Pandora è stata gara 5: la sconfitta decisiva, condita da una pessima percentuale al tiro, ha scoperchiato il vaso di critiche che ribolliva già dopo le prime gare della serie.

A rispondere a questa tempesta mediatica che ha investito il giocatore hanno pensato, in primis, i suoi compagni, come riportato da Royce Young.

Per Raymond Felton tutto questo criticismo è “Stupido”

Per Paul George invece chi lo critica in questo modo “Non lo conosce, è la persona più vera e pura che io abbia mai incontrato”

Ora però lo stesso Westbrook ha voluto prendere una posizione forte, rilasciando dichiarazioni decise, riportate sempre da Royce Young, per ESPN.

Il giocatore di OKC ha trattato diversi temi, dall’impatto della serie appena conclusasi sulla sua reputazione, fino al giudizio delle persone sul suo gioco. Il numero 0 ha comunque respinto al mittente tutte le critiche, in pieno stile “Russ”.

“Se volete giudicare la mia carriera e chi io sia basandovi su tre partite, fate pure. Questo non cambierà chi sono, il fatto che domani mi sveglierò sapendo perfettamente chi sono. Parlate pure di me, di chi sono, di cosa sono. Io ho tre figli bellissimi, sono molto felice. So chi sono, sto bene sapendo chi sono, mi piace chi sono. Il fatto che voi parliate di.. dai non so nemmeno di cosa parliate, ma qualsiasi cosa sia, continuate. Io continuerò a vivere la mia vita.”

“Non mi interessa davvero cosa dice la gente riguardo me, perché non conta davvero. Io so cosa sono capace di fare, e di farlo ogni notte a un livello molto alto, e nessuno sa fare quello che so fare io, tutte le notti.”

“Prima si diceva che non la passassi mai, poi sono stato il primo nella lega per assist negli ultimi tre anni o quello che è. Questo dunque sta passando di moda, e vi state accanendo sul tiro. L’anno prossimo lo migliorerò, ma troverete qualcos’altro a cui attaccarvi, magari direte: Oh no il suo piede sinistro è più grande di quello destro! Chi lo sa..”

Steve Kerr sul buzzer-beater di Lillard: “Solo Curry può imitarlo”

portland trail blazers

Steve Kerr, coach dei Golden State Warriors, ha definito il buzzer-beater di Lillard un” buon tiro”. Buzzer-beater che ha messo la parola fine alle speranze di OKC di ribaltare la serie in gara 6 e 7.

Per gente come Damian Lillard o Steph Curry è un buon tiro” Così Steve Kerr “Il gioco evolve continuamente attorno a noi“.

La capacità di prendere e segnare tiri del genere, secondo coach Kerr, accomuna due tra le migliori point-guard della lega: Steph Curry e il sopracitato Damian Lillard. 

Lillard vs OKC, continua la polemica post gara 5

Il buzzer-beater di Lillard ha monopolizzato Interamente l’attenzione di tutto il panorama NBA.

Paul George, star dei Thunder, ha contribuito ulteriormente a creare hype intorno al tiro di Lillard, definendolo un ” brutto tiro”. Una conclusione  dettata unicamente dalla fortuna. Parole che non trovano conferma nelle statistiche di Dame Dolla.

Lillard ha infatti tirato da tre punti con il 48.1% nelle 5 partite contro gli Oklahoma City Thunder, vincendo la sfida contro il suo eterno rivale Russell Westbrook.

I Blazers proseguiranno i playoffs affrontando la vincente tra Denver Nuggets e San Antonio Spurs.

Billy Donovan verso la conferma sulla panchina dei Thunder?

Billy Donovan

Billy Donovan, coach degli Oklahoma City Thunder, sembrerebbe destinato ad essere confermato sulla panchina della franchigia dell’Oklahoma anche per la prossima stagione. Almeno secondo quanto dichiarato dallo stesso Donovan.

“A me sembra che sia tutto come al solito”, ha detto durante le interviste di fine stagione. “In estate io e Sam Presti ci incontreremo per discutere riguardo i programmi futuri della squadra”.

L’ex giocatore dei Knicks allena la squadra in cui milita Russell Westbrook da ben quattro stagioni, durante le quali ha ottenuto un record di 199-129 in regular season.

L’operato di Donovan era stato messo in discussione in seguito all’eliminazione dei Thunder nel primo turno dei playoffs, per mano dei Portland Trail Blazers di Damian Lillard.

Billy Donovan, le dichiarazioni sulle star dei Thunder

Donovan ha parlato anche delle due star a sua disposizione, Paul George e Russell Westbrook.

Il primo ha dovuto fare a lungo i conti con un infortunio alla spalla. “Non si è mai lamentato. Non ha mai avuto limitazioni in termini di minuti”.

A proposito del n°0 ha invece detto: “Russell è sempre stato rispettoso. Parliamo sempre ma è normale che ci sia del disaccordo”.

Thunder colpiti e affondati, Paul George: “Molto delusi, ma era un brutto tiro..”

Anche quest’anno gli Oklahoma City Thunder salutano i Playoff al primo turno, per la terza stagione di fila, la seconda da quando Paul George si è unito alla causa. La squadra allenata, se così si può dire, da Billy Donovan viene sconfitta 4-1 dai Portland Trail Blazers.

La serie non è mai stata davvero in discussione, ed OKC ha forse riscosso più audience per le scaramucce verbali extra campo tra Damian Lillard e Russell Westbrook, che per le giocate fatte vedere sul parquet. Portland, dal canto suo, ha vinto tutte le gare casalinghe, rubando anche gara 4 in casa dei Thunder, ottenendo una vittoria decisiva per dare lo scossone finale alla serie.

I Thunder hanno confermato di non funzionare in Postseason, vuoi per il Coach, vuoi per l’attitudine dei giocatori. Anche in questa gara 5 c’è stato un crollo importante: erano sopra di ben 15 punti sul 105-90 a 7:45 minuti dal termine, mentre a soli 3:55 dal termine erano ancora a+8, sul 113-105.

Paul George e Russell Westbrook sono apparsi piuttosto provati in conferenza stampa, con una buonissima ragione per esserlo: un ennesimo fallimento. Le parole che i due hanno ripetuto più spesso sono state:

“Delusione, delusi, deludenti”

Paul George ha provato ad articolare più frasi di senso compiuto del compagno, senza riuscire però a dare una tanto più bella impressione sè:

“E deludente, molto deludente. Tutto qui. Ce la siamo fatta sfuggire. E’ quello che è”

Ha anche provato a commentare il super tiro di Lillard che ha portato i suoi in semifinale, che lui stesso stava contestando:

“Quello è un pessimo tiro, non mi importa cosa dirà chiunque. Ma hey, l’ha segnato. Quella storia dunque non sarà mai raccontata, ma quello è un brutto tiro. Devi conviverci”

Ora, con un’altra stagione fallimentare alle spalle, in casa Thunder è tempo di tirare le somme. E’ ormai chiaro che il problema non risieda in una sola persona. Non sarà dunque possibile demonizzare un solo componente del roster come fatto con Carmelo Anthony dopo la scorsa stagione. L’organizzazione dovrà prendere decisioni forti, perchè è evidente che la franchigia non possa continuare su questi binari.

La guida tecnica in panchina è assolutamente da cambiare, con Billy Donovan che non si è ancora dimostrato all’altezza del ruolo. Sam Presti dal canto suo ha concluso diversi buoni affari negli ultimi anni, se questi sono analizzati singolarmente, ma nel complesso è evidente che non abbiano portato ad una costruzione di una squadra di successo.

Sarà dunque necessaria un’attenta analisi ed un’eventuale profonda potatura dei rami secchi, a partire, se necessario, anche da giocatori importanti del roster.

A noi, comunque, non resta altro da fare se non aspettare l’estate e vedere come si muoverà la franchigia. Ma il bisogno di cambiamenti forti e decisi è chiaro e lampante.

It’s Dame Time, la NBA reagisce al game-winner di Damian Lillard

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Il game winner da distanza improba è la specialità della casa per Damian Lillard, che già nel lontano 2014 chiuse partita e serie contro gli Houston Rockets di James Harden, Dwight Howard e Chandler Parsons con stile, dando inizio ufficiale al “Dame Time” oggi tanto di moda.

Dame Lillard chiude allo steso modo partita e serie contro degli Oklahoma City Thunder decisi a riportare la serie nel mid-west. Sul 115 pari, Lillard accompagna con calma il pallone oltre la metà campo, marcato da Paul George, e dopo un’occhiata al cronometro si alza da ben oltre gli 8 metri.

Bang. Canestro. Dagger. Buzzer-beater. Come vi pare. It’s Dame Time, e tutta la NBA oggi lo sa:

Pronostici NBA 18-19: Win or go home! Blazers-Thunder chiude la giornata

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Pronostici NBA 18-19: Blazers-Thunder è il match di chiusura della nottata Playoff che include altri 3 incontri e una sola serie sicura di gara 6. Per Philadelphia e Toronto è il primo match point, mentre Nuggets e Spurs si giocano tanto nella pivotal gara 5.

Completano nella notte lo sweep i Milwaukee Bucks di Antetokpunmpo: mai in discussione il risultato della serie, con i giocatori di coach Budenholzer sempre in controllo. Ora la sfida è contro i Celtics. Prolungano invece la serie gli Utah Jazz, guidati da un ottimo Donovan Mitchell: la situazione appare comunque disperata ma vincere a Houston in gara 5 potrebbe ribaltare tutto l’assunto.

Pronostici NBA 18-19: nella notte di Blazers-Thunder, primo match point per i Raptors.

Toronto Raptors (3) vs Orlando Magic (1). Superata la scoppola di Gara 1, i canadesi non si sono più guardati indietro. Kawhi Leonard sta mostrando a tutti di che pasta è fatto un Mvp delle Finals, guidando su entrambi i lati del campo i compagni. La doppia vittoria in Florida consegna pertanto un “comodo” match point casalingo ai Raptors, alla ricerca di un equilibrio migliore e di un Marc Gasol più incisivo. Per i Magic difficile rientrare nella serie, se non provando ad alzare il ritmo in modo da segnare di più in transizione, anche perchè a difesa schierata sembra impossibile passare. Sta mancando, clamorosamente, Nikola Vucevic, che dopo la stagione regolare splendida non si sta confermando nel momento clou. Rimane comunque una squadra che ha ampiamente superato i propri limiti in questa stagione.

Quote

  • Money Line: Raptors (quota 1.11)
  • Handicap:  Raptors -12.5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 206.5

Suggerimento

  • Over 199.5 (1.47)

Pronostici NBA 18-19: nella notte di Blazers-Thunder,match point anche per i 76ers.

Harris-76ers, è già amore per 'The Process': "Sono motivato da questa sfida"

Philadelphia 76ers (3) vs Brooklyn Nets (1). Una serie ben combattuta da entrambi i lati, con storie tese che, tutto sommato, ci piacciono in una serie Playoff. Il maggior talento a disposizione di Philadelphia sta avendo la meglio, con un Joel Embiid straripante e che, quando completamente sano, riesce tranquillamente a fare il bello e cattivo tempo. Bene anche Ben Simmons, pungolato da tutti sul suo tiro e che sta concentrando la sua pallacanestro su quello che gli riesce meglio. La pratica per coach Brown è da chiudere subito, in attesa di uno scontro di ben altro livello. Bene i Nets fino a qua, che stanno provando ad arginare gli avversari ma che hanno poche armi a disposizione. D’Angelo Russell sta faticando non poco a trascinare i compagni e tutto il sistema ne risente. Mai darli per spacciati, ma i bianco neri hanno comunque dimostrato di poter essere competitivi.

Quote

  • Money Line: 76ers (quota 1.26)
  • Handicap:  76ers -8,5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 229.5

Suggerimento

  • 76ers -5.5 (1.52)

Pronostici NBA 18-19: prima di Blazers-Thunder, Pivotal Game in Colorado.

Murray-tira

Denver Nuggets (2) vs San Antonio Spurs (2). Fattore campo ribaltato e poi ripreso dai Nuggets, nella serie in assoluto più equilibrata di questo primo turno di Playoff. Denver sta mostrando alcune lacune, come l’inesperienza, ma anche tantissimi pregi di una pallacanestro ben equilibrata. Jamal Murray sembra il punto cardine della squadra, quando infatti gira lui il sistema va a gonfie vele. Nikola Jokic sta soffrendo in difesa ma quando è coinvolto in attacco è uno spettacolo per gli occhi. Lato texano, c’è l’impressione che essere 2-2 a questo punto sia un delitto, sia per la rimonta subita in gara 2 che per lo switch di gara 4, dopo un primo quarto travolgente. Coach Popovich sta avendo sempre poco dalla panchina, affidandosi maggiormente a Derozan Aldridge. Avrà comunque qualcosa nel taschino il coach, vedremo in questa gara 5 se ha qualche sorpresa in serbo.

Quote

  • Money Line: Nuggets (quota 1.42)
  • Handicap:  Nuggets -5,5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 211.5

Suggerimento

  • Over 205.5 (1.52)

Pronostici NBA 18-19: Blazers-Thunder

Portland Trail Blazers (3) vs Oklahoma City Thunder (1). Grandissima serie fin qui per la Rip City, guidata dalla coppia Lillard-McCollum. Soprattutto il numero 0 sta emergendo nella sfida personale contro Westbrook, dimostrando a tutti di essere un giocatore decisivo e letale quando conta. Molto bene fin qui anche il supporting cast, con Enes Kanter che non sta facendo rimpiangere Nurkic e con la panchina che riesce sempre a dare una mano. Da sfruttare assolutamente questo match point casalingo. Male invece i Thunder, che non riescono ad imprimere una vera spinta a questa serie, trovandosi spesso a dover inseguire. Non entriamo nei discorsi triti e ritriti di Westbrook e delle sue cifre al tiro, sta di fatto che con questo nucleo difficilmente si vince. Shroeder non impatta così come pensato dal pino e anche i problemi fisici di George non stanno aiutando. Ma si sa, nei playoff può accadere di tutto e Okc ha i mezzi per provare a fare qualcosa di “pazzo”.

Quote

  • Money Line: Blazers (quota 1.57)
  • Handicap:  Blazers -4,5 (quota 1.90)
  • Over/Under: 219.5

Suggerimento

  • Over 212.5 (1.51)

Steve Kerr sulle “non-parole” di Westbrook: “Potrebbe essere pericoloso per la lega”

Kerr su Westbrook

La brutta situazione degli Oklahoma City Thunder in questi playoffs sta generando malumori tra i protagonisti, tanto che Steve Kerr ha voluto attaccare Russell Westbrook. Il motivo della discussione è stato generato dalle mancate risposte in conferenza stampa dell’ex MVP.

Steve Kerr su Westbrook: le parole

Nervosismo, pressione. Molti sono i motivi per cui una persona non è disposta a parlare. Il comportamento di Westbrook di venerdì nella conferenza stampa post-game ha sollevato alcune critiche, una arrivata direttamente da Steve Kerr.

L’allenatore dei Golden State Warriors ha giudicato negativamente la condotta del numero 0 dei Thunder, che si è rifiutato di rispondere alle domande di Berry Tramel del The Oklahoman. Questo atteggiamento verso la stampa – secondo Kerr –  potrebbe rovinare tutto ciò che si è creato in questi anni, dal rapporto tifosi-giocatori alla popolarità generale della NBA.

Penso che possa essere pericoloso per la lega. Dobbiamo stare molto attenti. Siamo in un bel momento attualmente, siamo popolari, i fan amano il gioco, la dinamica sociale e anche la moda. Ma soprattutto amano il legame con i giocatori. Devi fornire risposte ai tifosi. Fa parte del gioco. Non c’è bisogno di grandi risposte, ma la non comunicazione può essere pericolosa perché i tifosi sono abituati a vedere giocatori educati. Non uccidiamo la lega

 

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The teleporting Brodie 😂 #whynot @MountainDew

Un post condiviso da Russell Westbrook (@russwest44) in data:

E’ intervenuto direttamente anche il giornalista in questione Berry Tramel. Per lui il problema non è personale, ma generale.

L’idea che Westbrook abbia qualche problema con me è sbagliata. Credo abbia un problema con la stampa in generale. Non so dove sia nata questa sua diffidenza, ma so che i Thunder gliel’hanno permesso e questo ha fatto peggiorare le cose negli anni. Ormai è troppo tardi per rimediare

A rincarare la dose Jusuf Nurkić – fuori per infortunio – che con un tweet nella notte ha voluto provocare i suoi avversari, finiti sotto 3-1 nella serie.