Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiOklahoma City Thunder e San Antonio Spurs: così simili, ma così lontani?

Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs: così simili, ma così lontani?

di Andrea Delcuratolo

I draft

Nel dibattito NBA contemporaneo il draft viene spesso raccontato come una soluzione immediata ai problemi di una franchigia. La realtà degli ultimi anni, però, dimostra come le scelte alte rappresentino solo un punto di partenza e non una garanzia di successo. Il talento selezionato a giugno non basta, se non è inserito all’interno di una struttura tecnica solida e di una visione chiara.

Le due squadre sono passate dal draft per essere assemblate nel modo che osserviamo oggi. Se per Oklahoma il punto di svolta è stato il 2019 con la celeberrima trade di Paul George, per San Antonio il momento di rifondare cade con la chiusura del ciclo Duncan-Parker-Ginobili.

Le scelte tra il 2020 e il 2022 (su tutti Devin Vassell e Jeremy Sochan) hanno posto basi interessanti, ma la svolta è arrivata solo con la prima scelta assoluta del 2023 e l’arrivo di Victor Wembanyama. Da quel momento il draft non è stato più un semplice passaggio annuale, ma il punto zero di un nuovo progetto: San Antonio ha accettato di perdere, di sviluppare e di aspettare, costruendo tutto intorno a un talento generazionale.

Per Oklahoma City, invece, il draft non è mai stato un evento isolato, bensì una strategia continua. Dopo la fine dell’era Westbrook e Durant, e soprattutto dopo la cessione di Paul George, i Thunder hanno impostato una ricostruzione metodica, basata sull’accumulo di scelte e sulla pazienza.

Il Draft è servito per costruire una squadra giovane ma profonda, senza legarsi subito a un solo volto. Giocatori come Shai Gilgeous-Alexander, Josh Giddey, Chet Holmgren e Jalen Williams sono il risultato di una visione lucida, che ha privilegiato sviluppo interno, flessibilità e crescita graduale. OKC non ha mai cercato la scorciatoia: ha lasciato maturare il talento, trasformando il Draft anche in una risorsa di mercato oltre che tecnica.

San Antonio Spurs e Oklahoma City Thunder rappresentano un modello alternativo. In entrambe le realtà il Draft è stato utilizzato come strumento di sviluppo, non come scorciatoia. I giovani sono stati inseriti gradualmente, protetti da uno staff tecnico paziente e responsabilizzati senza essere sovraesposti. La centralità del lavoro quotidiano, più che dell’impatto immediato, ha permesso di valorizzare il talento nel medio-lungo periodo. 

In un’NBA sempre più schiava dell’urgenza e della ricerca del risultato istantaneo, Spurs e Thunder hanno accettato il rischio della lentezza. Una scelta controcorrente che ha evitato di bruciare prospetti e ha restituito coerenza ai rispettivi percorsi di ricostruzione. Il draft, in questo senso, diventa uno specchio della cultura di una franchigia: non racconta solo il futuro, ma rivela il presente.

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