Durante la sua più recente partecipazione al programma radiofonico “The Herd” di Fox Sports Radio, l’Hall of Famer ed analista della TNT, Charles Barkley, ha parlato di come le squadre della NBA avrebbero difeso sugli attuali campioni della lega, i Golden State Warriors.
“Li avremmo malmenati per bene“, ha sentenziato Barkley. “Non gli avremmo permesso di entrare nel pitturato in quel modo. Ormai, hanno cambiato le regole. E’ un po’ come accade nella NFL, dove nessuno può toccare il wide receiver. Le difese della NBA sono molto svantaggiate oggi, così come i corner back della NFL. Ed un ragazzo come Stephen Curry, che è certamente meraviglioso, avrebbe sentito il fisico degli avversari. Invece, non gli puoi mettere le mani addosso, non puoi nemmeno allungare un braccio per marcarlo. Il gioco è cambiato completamente“.
Dopo aver chiaramente ammesso che, se fosse stato ancora in attività, avrebbe “fatto passare a Curry la voglia di uscire dai blocchi e sfruttare la stazza dei suoi compagni per dominare in attacco”, Sir Charles ha citato l’ultima serie di NBA Finals tra Warriors e Cleveland Cavaliers come prova della fallibilità dei campioni in carica, mettendo l’accento sulle sconfitte degli uomini di Steve Kerr in gara 2 e 3. Nel suo immaginario, una rispettabile squadra di pallacanestro è composta da giocatori fisici, che puntano il canestro e non sfruttano soltanto il jump-shot.
“Non mi piacciono le squadre che si basano sul semplice tiro dalla media e lunga distanza“, aveva già detto l’ex leggenda dei Phoenix Suns lo scorso aprile, durante un’intervista per il San Francisco Chronicles. “Non penso che si possa vincere quattro serie di playoffs a furia di jumper. Lo dicevo 25 anni fa, e lo ripeto adesso. Credo che, alla fine, siano sempre i muscoli a prevalere“.
Nonostante pochi mesi dopo la sopracitata dichiarazione i Warriors conquistarono il loro primo titolo NBA in 45 anni (e Barkley si vide costretto a fare mea culpa, indossando l’imbarazzante maglietta: “Jump Shooting Teams 1, Charles Barkley 0”), l’attuale collega di Shaquille O’Neal alla TNT non ha smesso di credere nella sua personale concezione di pallacanestro, fatta di forza fisica e spregiudicatezza, probabilmente (anzi, sicuramente) legata ad un tipo di gioco che, ormai, sembra in procinto di scomparire.



