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Coronavirus: tamponi e test sierologici, lo sport si regola

di Luigi Petramala

Ora che sta per ricominciare il grande tour dei principali campionati in giro per il mondo, compreso quello NBA a Disney World, Orlando, facciamo chiarezza sulle così tanto citate indagini diagnostiche per infezione da Covid-19.

Nuovo coronavirus, il tampone

innanzitutto diciamo che in questo tipo di infezione si effettua il tampone a livello nasale e orofaringeo ma si può effettuare anche a livello rettale, perché il virus interessa le vie aeree ma in una seconda fase anche il tratto digestivo (da qui la spiegazione della diarrea fra i sintomi principali presente soprattutto dopo una prima fase caratterizzata per lo più dall’interessamento delle “alte vie aeree”).

E’ una tecnica di “amplificazione” ovvero si cerca il materiale genetico del virus (in questo caso RNA) e si moltiplica questo materiale; la risposta è positiva/negativa, ed indica uno stato attivo di malattia, quindi una fase di contagiosità, ma non ci dà informazioni sulla “carica virale”, ovvero il quantitativo di virus presente; ovvio nei pazienti ad alta carica virale c’è maggiore possibilità di contagiare altre persone e probabilmente una forma di malattia più grave, ma la risposta a questo test è soltanto positivo/negativo.

Cosa sono gli esami sierologici

Dopo il contatto con un agente esterno (virus, batterio, ma anche alimento o sostanza chimica), il nostro sistema immunitario risponde producendo due principali tipo di anticorpi: IgM (immunoglobuline di tipo M), sono gli anticorpi che si formano durante l’infezione nella fase acuta, solitamente sono necessari 7-10 giorni dal primo contatto per esser prodotti dall’organismo; IgG (immunoglobuline di tipo G), sono gli anticorpi cosiddetti “memoria” ovvero sono il segno di una avvenuta infezione; si formano dopo almeno 2-3 settimane dal primo contatto, e perdurano per molti mesi o anni.

Solitamente indicano che l’organismo ha raggiunto una protezione rispetto ad un determinato agente patogeno (è il meccanismo alla base dei vaccini), ma al momento non ci sono certezze sulla capacità di questi anticorpi di proteggere da una nuova infezione da Covid-19 e per tal motivo c’è incertezza su una eventuale fase di re-infezione prevista per il prossimo autunno.

Una cosa dobbiamo sottolineare: sulla rete, in televisione e sui giornali sentiamo spesso pareri discordanti sul futuro che ci attende, che rappresentano per lo più valutazioni personali. Le influenze stagionali seguono alcune regole biologiche di carattere generale e comuni per tutti i virus, per quanto riguarda le vie di contagio, il periodo di incubazione (ovvero il periodo che intercorre fra l’inizio dell’infezione in un soggetto e la capacità di infettare altre persone anche rimanendo asintomatici), la durata della malattia, la persistenza di positività al tampone, il tempo necessario per riscontrare nel sangue gli anticorpi IgM ed IgG, il valore protettivo degli anticorpi.

Purtroppo siamo di fronte ad una infezione di un nuovo virus, che pur facendo parte di una famiglia già diffusamente studiata e nota, i cosiddetti coronavirus, responsabili di molte influenze stagionali osservate negli ultimi anni, ha mutato di recente il proprio “ospite” (cambiando da pipistrello al genere umano), modificando il proprio comportamento biologico.

Ad oggi chi ha sintomi simil-influenzali deve sottoporsi al tampone naso-faringeo; mentre solo a scopo “epidemiologico” (ovvero per studiare su larga scala chi è venuto in passato a contatto col virus) è indicato effettuare il dosaggio degli anticorpi; se queste analisi risultano positive allora si deve effettuate il tampone per verificare se la persona in esame può essere o meno ancora contagiosa.

Buon campionato a tutti!

Luigi Petramala, Ricercatore medicina interna Università La Sapienza di Roma, MD-PhD

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