Fattore Kevin Durant

di Marco Tarantino
Kevin Durant LeBron

Dopo la vittoria di Lebron & co. nelle Finals che ha regalato il primo titolo alla città di Cleveland, i riflettori si sono spostati su uno dei giocatori più forti della lega, Kevin Durant.

Durant, selezionato come seconda scelta assoluta nel Draft del 2007 dai Seattle Supersonics, aveva giocato per la stessa franchigia NBA, fino a pochi mesi fa, anche se, nel 2007/2008, i Supersonics si sono spostati nello stato dell’Oklahoma, cambiando il nome in Oklahoma City Thunder.

KD, così chiamato nel mondo cestistico, in tutti questi anni si è dimostrato un giocatore meraviglioso, con doti atletiche fenomenali ed una tecnica di tiro ai limiti della perfezione, talmente elegante che sembra quasi rilasciare una piuma dalle mani nel momento in cui effettua un tiro. La sue grandi qualità lo hanno portato ad essere nominato MVP della lega nella stagione 2013/2014 e di essere considerato uno degli attaccanti più forti al mondo.

Oklahoma City lo considerava come un Re, il leader maximo della franchigia, la superstar che insieme a Russel Westbrook poteva portare un titolo che manca dal 1979. Dal 2007 fino alla scorsa stagione hanno avuto un’unica vera occasione di vincere il titolo, nel 2012 contro gli Heat, persa, ma sostanzialmente per due semplici motivi: uno perché Miami, guidati dal re Lebron James, erano una corazzata formidabile; secondo motivo perché Durant era forse troppo giovane per trascinare Westbrook e il barba, James Harden, al titolo NBA. Infatti, nonostante Okhlahoma avesse i suoi Big Three, i Miami Heat vinsero le finali 4 a 1 portando l’anello a South Beach. In seguito Harden è passato agli Houston Rockets e le altre occasioni di vincere il titolo sono sfumate a causa dell’infortunio o di Durant o di Westbrook; in realtà i Thunder non hanno più avuto una squadra all’altezza di vincere.

Così lo scorso giugno, una volta diventato free agent, Durant si è trovato di fronte ad una scelta molto difficile; grazie all’aumento del salary cap moltissime squadre hanno avuto la possibilità di firmarlo. Tra queste c’erano i Boston Celtics, i San Antonio Spurs, i Golden State Warriors oltre ai suoi Thunder.

Durant ha scelto i Warriors, ha deciso che a 28 anni vuole vincere l’anello e ha ritrovato nella franchigia della baia la squadra ideale per raggiungere l’obiettivo tanto ambito. C’è chi lo critica per questa scelta e c’è chi invece cerca di capire le sue ambizioni.

Certo, non è facile commentare la sua scelta, ma a chi lo considera un traditore voglio ricordare che è lo stesso ragazzo che nel 2007, dopo aver vinto il titolo di MVP, si è commosso e ha dedicato il premio alla madre dicendo: “Mamma, sei tu l’MVP” ed è la stessa persona che ha donato 1 milione di dollari alla città di Oklahoma dopo i disastri del tornado nel 2013. Ha dato molto ad Oklahoma City, sportivamente ed umanamente parlando e considerarlo un traditore per il cambio di casacca sembra un tantino esagerato; si può condividere o meno la sua scelta, questo sicuramente, fatto sta che quest’anno giocherà con Steph Curry, Klay Thompson e Draymond Green, formando i “Big Four”, un quartetto che potrà tranquillamente sconvolgere gli equilibri della lega. Magari un giorno tornerà a “casa”, chi lo può sapere; la storia recente ci ha insegnato che a volte i ritorni donano gioie immense (chiedere in quel di Cleveland per eventuali, ma non necessarie, conferme).

Di certo Golden State non aveva e non avrebbe bisogno di Durant per essere una delle pretendenti al titolo, anzi, la scorsa stagione ha dominato la Regular Season stabilendo un nuovo record di vittorie (73 – 9) ed ha perso “soltanto” nelle Finals, per di più a gara 7 contro Cleveland.

Erano una corazzata prima, figuriamoci ora che hanno il numero 35 nel rooster, solo a pensarci fa venire i brividi. Però, c’è sempre un però; l’arrivo di KD nella baia può sì creare un team imbattibile, ma sicuramente sconvolge quella che già è una macchina perfetta. Non si può ancora sapere se questo meraviglioso innesto sarà profittevole o meno; certo, sicuramente i Warriors saranno ancora la squadra da battere, però come ripeto, inserire un giocatore così importante in un meccanismo che rasenta la perfezione è difficile.

Lasciamo questo “ingrato compito” a coach Steve Kerr e ci limitiamo ad aspettare l’inizio della Regular Season per goderci lo spettacolo; be sì…. Lo spettacolo è assicurato comunque vada a finire!

Per NBA Passion,
Luca Previtali

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