Golden Rematch: rivincita della finale mondiale del 2014
La storia si ripete. Niente a che vedere con la filosofia, sia chiaro. Si tratta semplicemente di due squadre che si affrontano in una finale di livello mondiale. Per la seconda volta nell’arco di due anni. Sì perchè USA e Serbia, che si giocheranno il gradino più alto del podio olimpico di Rio, si sono affrontate in finale anche due anni fa, nel mondiale disputato in Spagna. A Madrid la vittoria venne conquistata dagli americani con un netto 129 a 92. A Rio la musica sembra essere cambiata però: le squadre si sono affrontate nella fase a gironi e la Serbia è andata ad una tripla di Bogdanovic dal pareggio nel 4° quarto.
Un rematch, quindi, in cui, forse, potrà cambiare qualcosa, a partire dal risultato. E siccome a noi piace analizzare il gioco della palla a spicchi cominciamo analizzando le due squadre e le differenze da Madrid.
La Serbia si presenta ai giochi olimpici di Rio con quasi la stessa compagine della competizione disputata in terra iberica. Stesso coach (Djordjevic) e stessi interpreti, o quasi. In Brasile mancano, infatti, nomi eccelsi come Nemanja Bjelica e Nenad Krstic, due volti familiari ai parquet NBA. Nonostante queste assenze il gruppo sembra essere più unito e più maturo di due anni fa. Le esperienze personali affrontate con i propri team dai giocatori chiave (Teodosic col CSKA, Kalinic e Bogdanovic con il Fenerbache, Raduljica con il Panathinaikos) hanno senza dubbio aiutato la crescita tecnica e mentale del gruppo.
Gli Stati Uniti schierano un roster decisamente diverso da quello di due anni fa. Assenze pesanti (Curry, Harden, Davis) ma anche rinforzi d’eccellenza (Durant, Jordan) compongono la formazione di coach Mike Krzyzewski. Finora non hanno trovato nessun avversario in grado di sconfiggerli. Finora..
Il cammino verso l’oro: le semifinali
Il passaggio obbligato per indossare l’aurea medaglia ha portato i nostri protagonisti a scontrarsi con Australia e Spagna. Proprio i “Boomers”, che tanto bene avevano fatto fino a qui, si sono arresi in modo decisamente netto (14-35 per i serbi dopo 20′) ai ragazzi di Sasha Djordjevic, trascinati da un Milos Teodosic in gran spolvero.

22 punti e 5 assist il bottino del playmaker serbo, cui si aggiungono i 14 punti con 5 assist di un ottimo Stefan Markovic e i 12 punti di un solido (in difesa su Andersen e in attacco quando richiesto) Milan Macvan. Il reparto lunghi (Raduljica e Jokic) fa un superbo lavoro, manco a dirlo, contenendo gli NBA Bogut e Baynes.
La Serbia ha surclassato gli australiani giocando il proprio basket, impostato su un gran movimento di uomini e palla ed ovviamente sul talento dei migliori interpeti del gioco. Fin dai primi minuti di partita i serbi hanno dimostrato una voglia di vincere quasi ossessiva. La difesa asfissiante su Dellavedova e Mills ha rotto i giochi degli oceanici, costringendoli a tiri forzati, palle perse e pessime decisioni.
La rivincita della finale olimpica di Londra è stata, invece, decisamente più equilibrata. Assalto americano nel primo parziale, risposta degli spagnoli nel secondo. Lotta serrata fino all’ultimo ma gli spagnoli non riescono a recuperare il divario scavato da Team USA.

Stavolta a guidare la compagine americana è Klay Thompson con 22 punti e un tiro mortifero dagli angoli (corner three, specialità di casa ad Oakland) a cui risponde il solito immenso Pau Gasol con 23 punti e 8 rimbalzi, che non bastano però a regalare la vittoria ai suoi. Partita decisamente divertente anche se, in alcuni frangenti, caotica. Team USA ha messo in campo il proprio atletismo e il proprio talento e gli spagnoli hanno deciso di rispondere allo stesso modo. Il risultato è parso inevitabile contro i “superumani” dell’NBA.
Le Olimpiadi volgono al termine e questa fantastica finale si avvicina. Non resta che sedersi sul divano e gustarsela dal primo all’ultimo minuto.

