Josh Jackson is super good
— Flavio Tranquillo (@quieto62) March 19, 2017
I Kansas Jayhawks con la vittoria su Purdue per 98 a 66 sono approdati all’elite 8 della March Madness. La squadra allenata da Bill Self ha impressionato finora, riuscendo a vincere partite non facilissime e la final 4 adesso è a una sola vittoria di distanza. I Jayhawks che stanno brillando sono più di uno, ma Josh Jackson piano piano si sta prendendo la scena. Secondo i recenti mock draft sarà la terza scelta, ma non è da escludere una possibilità che venga chiamato nelle prime due, specialmente se dovesse finire ancor più in crescendo il torneo NCAA. Vedendolo giocare la domanda che viene naturale da porsi è: “c’è qualcosa che non sa fare in un campo da basket?” La risposta è sì, ma sono davvero poche le cose che non è in grado di fare.
Josh Jackson: Punti di forza e punti deboli
Jackson è uno straordinario atleta di 203 cm per 94 kg, ha un’esplosività notevole, ma anche dei fondamentali invidiabili, infatti spesso con il primo palleggio riesce a disorientare il marcatore e andare a chiudere al ferro. 
Abile lettore di pick and roll sia come bloccante sia come palleggiatore; non disdegna gli assist, 2.9 a partita di media (anche con gli effetti speciali), il suo coach in un’intervista in merito, ha detto: “a volte è anche troppo generoso”. Rimbalzista competivo in difesa e in attacco ben 7.1 di media nei 30.6 minuti di gioco. Grazie al suo atletismo spesso riesce a sovrastare il suo marcatore e sfrutta questa sua superiorità in fase di rimbalzo, ma in generale nel suo stile di gioco.
La caratteristica migliore di Josh è sicuramente la sua applicazione difensiva, aggressivo sul perimetro, piedi rapidi e mani veloci (1.1 stoppate e 1.6 palle rubate a partita) molto abile nella lettura dei passaggi. Talvolta esagera nel tentativo di rubare la palla e crea buchi in difesa, ma possiamo classificarli come “peccati di gioventù”. Quando si trova nella situazione di proteggere il ferro, non ha paura del contatto fisico e grazie al suo predetto atletismo riesce a bloccare direttamente o indirettamente le iniziative avversarie.
Pur avendo punti nelle mani non è un gran tiratore, ha una meccanica di tiro da rivedere. Il 38.6% da tre in stagione è però un buon punto di partenza per migliorarsi, mentre il 56.7% ai liberi è davvero un punto debole incredibile. C’è da dire che nella March Madness dalla lunetta se l’è cavata meglio del solito, quindi quando conta sa metterli, ma non può permettersi di avere medie del genere una volta approdato in NBA. L’anno prossimo troverà certamente persone in grado di migliorare la sua meccanica e farlo diventare un tiratore più affidabile.
Josh Jackson: Testa calda
Uno dei motivi principali per cui non è dato tra le prime due scelte è la sua “testa calda”. Il 20enne è spesso polemico con gli arbitri e con gli avversari, questo è un aspetto che deve limare perché poi è un attimo diventare vittima di se stessi. Quest’anno gli è stata commissionata una giornata di sospensione dal coach, per essere scappato dopo aver fatto un incidente in macchina in un parcheggio. Il fatto più grave però è un altro, il 9 Dicembre si è reso protagonista di atti vandalici per aver danneggiato l’auto di una donna e, secondo il rapporto della polizia, successivamente ha anche minacciato una giocatrice di pallacanestro. Il 12 Aprile è atteso in aula per il processo, stando a quanto riportato da ESPN. Le squadre che avranno le prime scelte al prossimo draft dovranno valutare quest’aspetto di Josh Jackson, perchè il talento è sotto agli occhi di tutti, ma per diventare campioni la testa è parimenti importante.
Dopo aver dominato a Consortium College Prep School e alla Prolific Prep High School, aver vinto i mondiali U17 e U19 da protagonista con gli USA, esser stato eletto MVP del McDonald’s All-American Game (19 punti con 9/11 dal campo), non ha fallito l’appuntamento con la NCAA e adesso è pronto per il grande salto. Contro Michigan ha demolito Miles Bridges nello scontro, anche lui dato molto alto al prossimo draft e giocatore di indubbie qualità. Insomma le carte in regola per essere un campione ce le ha tutte, adesso sta a lui finire al massimo la March Madness e convincere le franchigie NBA nei workout e nei colloqui privati.

