Damian Lillard vuole Miami, gli Heat vogliono Lillard ma i Portland Trail Blazers non sono – per il momento – disposti ad accettare offerte al ribasso solo per fare bella figura e accontentare un giocatore che ha appena detto loro che non vuole più restare in Oregon.
La trade per Damian Lillard è ancora in fase di “braccio di ferro” tra diversi bisogni. Quello di Lillard di non aprire un contenzioso con la squadra di cui è diventato simbolo e il miglior giocatore di sempre, per farsi mandare dove desidera, e quello del Gm Joe Cronin di non sbagliare, o meglio di ottenere il massimo possibile, dalla cessione del suddetto. Una fase esplorativa in cui Portland sta cercando di far capire alle altre squadre potenzialmente interessate che non intende essere una mera esecutrice di volontà altrui, per non scoraggiare altri team a presentare la loro offerta per Lillard. Mentre dall’altra parte, come riportato da ESPN, l’entourage di Dame avrebbe “mandato a dire” al resto della NBA che assicurarsi oggi Lillard via trade significa assicurarsi “un giocatore scontento” e un eventuale grattacapo.
In tutto questo nessuna squadra, neppure Miami, avrebbe ancora presentato offerte. Gli Heat sanno che la loro offerta base (due o tre future prime scelte o “pick swap”, il contratto in scadenza di Kyle Lowry, Duncan Robinson, Nikola Jovic e Jaime Jaquez Jr) non sarebbe minimanente la migliore in un’eventuale asta. Portland non è interessata a Tyler Herro per ragioni di roster e ampliare la trade a una terza, addirittura quarta squadra cui dirottare Herro e ricavare almeno una futura prima scelta extra da girare ai Trail Blazers rischia di complicare, e di molto, le cose. A complicare ulteriormente le cose potrebbe essere il tentativo di Portland di inserire anche il contratto di Jusuf Nurkic (altri 55 milioni di dollari circa fino al 2026) in ogni scenario di trade per Damian Lillard.
Utah Jazz, Boston Celtics, Brooklyn Nets, New York Knicks, San Antonio Spurs e New Orleans Pelicans potrebbero presentare domani ai Blazers un’offerta migliore di quella di Miami. Questo non significa che lo faranno, viste anche le “diffide” dell’entourage di Lillard dal provarci, ma gli Heat dovrebbero sapere che le squadre sopracitate possono permettersi di restare alla finestra, attendere e agire in un secondo momento.
I Miami Heat hanno il dovere di chiudere in fretta la partita, o almeno di non lasciare nulla di intentato. Il nucleo Spoelstra-Butler-Adebayo ha già dimostrato di poter arrivare in fondo a Est, e arrivati a questo punto sarebbe da evitare che Lillard, per motivi per lo più di “taccagneria” o semplice impossibilità, finisca proprio a rinforzare rivali dirette come Knicks, Nets o Celtics. In passato Miami non ha voluto\potuto andare fino in fondo per giocatori come Giannis Antetokounmpo, James Harden o Bradley Beal, a torto o a ragione. Mancare anche un alley oop che sembra così facile come quello per Lillard potrebbe pesare.
Sulla carta, ci sarebbe più d’una squadra interessata a “dare una mano” e nel frattempo ricavarci una guardia da 20 punti a partita, di 23 anni e con un contratto lungo ma non eccessivo come Tyler Herro. I Brooklyn Nets sono stati citati più volte ma in uno scenario di trade a più team sarebbero probabilmente interessati anche a scaricare il contratto di Spencer Dindiwiddie o – molto meglio ancora – quello di Ben Simmons, che è da considerare radioattivo al momento.
Gli Orlando Magic sembravano la squadra promessa in caso di trade per Jordan Poole, che è invece andato a Washington. Tyler Herro potrebbe essere l’addizione giusta a Paolo Banchero, Franz Wagner, Wendell carter Jr e Jonathan Isaac? Orlando ha appena selezionato al draft due guardie, Jett Howard e Anthony Black, e a roster ci sono ancora Jalen Suggs, Cole Anthony e Markelle Fultz oltre a Gary Harris, i Magic assomigliano più oggi a una squadra che abbia bisogno di vendere, più che di comprare. I San Antonio Spurs hanno scelte da vendere, e affiancare Tyler Herro a Victor Wembanyama, Keldon Johnson, Jeremy Sochan, Devin Vassell e a chi arriverà dai prossimi draft avrebbe parecchio senso.
Il panorama di squadre “Herro-friendly” potrebbe però esaurirsi qui. Gli Utah Jazz non hanno particolare necessità nel ruolo dopo il rinnovo di Jordan Clarkson e dovrebbero conservare gli asset accumulati dalle cessioni di Donovan Mitchell e Rudy Gobert per la proverbiale prossima star scontenta (a parte Lillard, s’intende).
Cosa vogliono fare i Toronto Raptors? Fred VanVleet se n’è andato, il futuro di Pascal Siakam, che è eleggibile per un’estensione al massimo salariale che Toronto non vuole dargli, e di OG Anunoby sembra oggi lontano dal Canada, e a questo punto per una squadra come Miami sarebbe più semplice offrire direttamente Tyler Herro per uno dei due invece di incartarsi in giri complicatissimi per farci rientrare per forza Lillard e i Trail Blazers. Philadelphia 76ers e LA Clippers hanno i loro problemi, ergo James Harden e nessuna prima scelta futura al draft da impiegare.
Altre squadre oggi insospettabili potrebbero emergere come inseguitrici per Damian Lillard. Gli Oklahoma City Thunder hanno un nucleo dal potenziale ancora tutto da esplorare con Chet Holmgren che si aggiungerà a Shai Gilgeous-Alexander, Josh Giddey, Jalen Williams e Lu Dort, e come noto dispongono di un patrimonio colossale di scelte future al draft che Sam Presti ha accumulato negli anni per utilizzare proprio in casi del genere. Gli Atlanta Hawks hanno cambiato quasi tutto in 12 mesi (ma anche meno). Head coach, con Quin Snyder, e front office con Landry Fields e Kyle Korver, e quasi nessuno è da considerarsi al sicuro, neppure Trae Young. De’Andre Hunter, Clint Capela e Bojan Bogdanovic hanno contratti che ben si adatterebbero a trade importanti.
La storia recente delle trade che hanno coinvolto delle superstar – Anthony Davis, James Harden (due volte..), Kevin Durant, Bradley Beal – parla chiaro: le suddette superstar hanno alla fine ottenuto ciò che volevano, ovvero finire nella squadra di gradimento. E’ questo un elemento sufficiente perché i Miami Heat possano permettersi di traccheggiare e “vedere” il bluff dei Trail Blazers, e lasciare che tra Lillard e la proprietà e il front office di Portland volino gli stracci? Vale ricordare qui un altro precedente che in pochi ricordano, visto che alla fine Jimmy Butler finì comunque a Miami: nel 2018 quando Butler ruppe con i Timberwolves, gli Heat presentarono un’offerta a Minnesota, offerta che l’allora coach e president of basketball operation dei Twolves Tom Thibodeau rifiutò, rilanciando e chiedendo la luna per un giocatore che sarebbe stato in scadenza di contratto alla fine della stagione.
Jimmy Butler sarebbe poi finito via trade ai Philadelphia 76ers, che poi non lo trattennero in estate anche perché obbligati a puntare ancora su Ben Simmons, all’epoca ancora considerato una star NBA in ascesa. Ma se Philadelphia avesse giocato con più lungimiranza le proprie carte (e dato retta a Joel Embiid, peraltro), forse Butler a Miami non ci sarebbe mai andato.

