Non è un segreto che le scelte future al Draft siano tra gli assetti più di valore sul mercato NBA. Come affermato anche da Rafael Stone, general manager degli Houston Rockets che hanno dato la priorità proprio a queste nell’affare James Harden, “sono la migliore valuta disponibile”. Allo stesso tempo, però, il fatto che siano costantemente oggetto di scambi e di movimenti le sta rendendo sempre più difficili da gestire.
Non è un caso infatti che la lega abbia in più occasioni cercato di regolamentarne la circolazione, soprattutto dopo casi estremi. Ne fu un esempio la regola Stepien, che approvata nel 1982 ancora oggi impedisce alle franchigie di scambiare scelte al primo round di due annate consecutive. Come si dice, però, fatta la regola fatto l’inganno, e infatti le squadre trovano costantemente il modo di aggirare tali limitazioni servendosi dei cosiddetti pick swap. Come hanno fatto recentemente i Brooklyn Nets con tutte le loro prime scelte fino al 2027, e come allo stesso modo fecero nel 2013, per assicurarsi Kevin Garnett, Paul Pierce e Jason Terry.
Sette anni fa si provò anche a regolamentare movimenti di questo tipo, ma alla fine la mozione si rivelò un nulla di fatto. Solo nell’ultimo anno e mezzo poi sono state ben quattro le stelle il cui contratto è stato scambiato per molte scelte consecutive utilizzando proprio l’escamotage degli swap: Anthony Davis, Paul George, Jrue Holiday e James Harden.
Altro problema che sta rallentando la circolazione delle scelte al Draft è quello delle protezioni e della nuova lotteria. Questa infatti ha reso molto più randomico l’ordine finale delle prime 14 scelte al Draft, rendendo l’esito delle protezioni citate particolarmente imprevedibile, e dunque ulteriormente motivo di immobilità sul mercato legato alla notte delle scelte.
La situazione del mercato delle scelte NBA
La conseguenza di tutte le variabili fin qui descritte è che con l’avvicinarsi della trade deadline del 25 marzo prossimo metà delle squadre NBA non potrà scambiare le proprie scelte future.
Brooklyn Nets, Los Angeles Clippers, Los Angeles Lakers e Milwaukee Bucks non potranno muovere nessuna delle proprie scelte, come conseguenza degli scambi portati recentemente a termine per le quattro stelle sopracitate. Stessa situazione poi per Detroit Pistons, Miami Heat e Portland Trail Blazers, legata però piuttosto alle protezioni applicate alle proprie scelte e alla relativa incertezza riguardo l’anno effettivo di realizzazione, e dunque alla regola Stepien.
Situazione pressoché simile per Dallas Mavericks e Phoenix Suns, che per gli affari Kristaps Porzingis e Chris Paul non potranno muovere alcuna scelta prima di quella del 2027. Stesso destino con scadenza al 2026 invece per gli Utah Jazz, legati all’arrivo di Mike Conley, e per i Golden State Warriors, dopo tutti i movimenti da titolo delle ultime stagioni. Stop fino al 2024, infine, per i Minnesota Timberwolves.
Poca elasticità anche per i Detroit Pistons, che potranno scambiare solo le proprie scelte del 2021 o del 2027, per gli Washington Wizards, la cui unica scelta disponibile sarà quella del 2021 che a giudicare dall’andamento di questa stagione vorranno anche tenersi stretta, e per i Philadelphia 76ers, le cui chiamate al Draft dal 2025 al 2027 saranno completamente bloccate.

