Home NBA, National Basketball AssociationNBA Coach of the Year: la situazione, tra favoriti ed outsider

NBA Coach of the Year: la situazione, tra favoriti ed outsider

di Olivio Daniele Maggio

Tra le infinite discussioni per l’assegnazione dei vari MVP, MIP e ROTY, non si può trascurare affatto il dibattito relativo alla disputa del premio del Coach of the Year. Già, mancano ancora delle partite alla fine della regular season me la gerarchie di questa corsa al trofeo appaiono ormai più che definite, tra favoriti e insidiosi outsider.

Mike Budenholzer, head coach degli Atlanta Hawks.

Mike Budenholzer, head coach degli Atlanta Hawks.

STEVE E MIKE, CORSA A DUE –  I condottieri di Golden State Warriors e Atlanta Hawks, al secolo Steve Kerr e Mike Budenholzer, sono in pole position per la conquista del premio. E per ovvi motivi. Il primo, cercato anche dai New York Knicks in estate, ha fatto fare il salto di qualità alla franchigia di Oakland, sia dal punto di vista mentale che tecnico. Il suo sistema, basato sulla circolazione della palla e sul tiro da tre (senza dimenticare qualche fondamentale del Triangle Offense), è il frutto di un lavoro articolato nei minimi dettagli. E di questo ne beneficiano non solo Klay Thompson e Stephen Curry, ma anche giocatori come Draymond Green, passati dall’essere degli onesti mestieranti a giocatori chiave per la squadra.  E se gli Atlanta Hawks sono primi nella Eastern Conference il merito è soprattutto dell‘ex assistant coach di Gregg Popovich, punto di riferimento per ogni allenatore NBA. Non per questo Teague e compagni sono stati definiti gli ‘Spurs dell’Est’: Budenholzer ha dato alla franchigia un gioco di squadra che ricorda per molti versi quello dei texani, un sistema dove ogni giocatore trova posto e non si limita al suo semplice compitino. Basti pensare ad un Paul Millsap migliorato sul piano del tiro ed ad un Kyle Korver capace non solo di mettere triple a raffica, ma anche di sapersi far rispettare nella metà campo difensiva.

KIDD, L’OUTSIDER DI TURNO – Pochi, pochissimi addetti ai lavori si sarebbero aspettati di vedere i Milwaukee Bucks in piena lotta playoff. Ma Jason Kidd ha smentito tutti. L’allenatore, dopo l’esperienza a luci ed ombre alla guida dei Brooklyn Nets, ha avviato un bel progetto che in quel del Wisconsin ( e non solo) sta strappando applausi. Kidd sta usufruendo delle qualità di un roster giovane, che tra i suoi punti forti vede un Giannis Antetokounmpo deciso a percorrere la via verso la consacrazione. E’ da evidenziare il fatto che l’ex playmaker ha dovuto anche fare a meno di pedine fondamentali come il rookie Jabari Parker e il centro Larry Sanders, lasciato partire per permettergli di risolvere i suo problemi personali. C’è da vedere comunque come Kidd inserirà Michael Carter – Williams, arrivato dai Philadelphia Sixers per sopperire alla partenza di Brandon Knight.

Coach McHale e Smith

Kevin McHale e Josh Smith.

MENZIONI D’OBBLIGO – Zach Randolph, Marc Gasol e Mike Conley, ma soprattutto David Joerger: il coach dei Memphis Grizzlies, grazie al suo operato, sta permettendo ai suoi di navigare al secondo posto della Western Conference dietro ai Warriors. La franchigia del Tennesse è una squadra arcigna e temibile che senza dubbio farà faticare più di qualcuno nella post season. E subito dietro troviamo i frizzanti Houston Rockets di Kevin McHale. L’ex ala grande dei Boston Celtics ha trovato la giusta quadratura ad una squadra che ha come leader tecnico James Harden, coadiuvato dai vari Ariza e Howard. Inoltre, McHale sta utilizzando al meglio tutto quello il GM Daryl Morey gli ha regalato dal mercato, come Josh Smith, inserito sapientemente nel contesto texano.

Tra favoriti e outsider, senza dimenticare dei contendenti ignorati erroneamente: chi strapperà il nastro del traguardo e porterà a casa l‘NBA Coach of the Year Award?

Per NBA Passion,

Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)

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