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NBA Collection Stories – “The Answer” Allen Iverson, episodio 4

di Diego Borella

A volte una maglia diventa un’icona, a volte, lo diventa il giocatore che la indossa. A volte però è l’unione delle due cose che crea un’icona, facendo si che tutto quello che è avvenuto dopo quell’unione perda di importanza.

Non perché ne abbia di meno, ma perché più su di quel punto è impossibile salire.

Capitolo 1 – Allen Iverson, the underdog

Hampton, Virginia, Allen Ezail Iverson appena nato vive con la nonna e la madre 15enne in Jordan Drive (no, non è un errore e sicuramente non è un caso). Non nasce con la camicia Allen, è senza una figura paterna e con le compagnie delle periferie della Virginia non prende una buona piega. Inoltre vede la madre faticare per mantenere la famiglia, ma che crede in lui a costo di non avere la luce in casa pur di comprargli le scarpe per giocare. Perché lei sa che lo sport lo salverà.

Il figlio alla Bethel High School sarà campione statale sia nel football che nel basket e non farà solo presenza, ma sarà protagonista in entrambi i casi. In tutta l’america si parla già di lui.

San Valentino 1993. Allen è uscito, sta giocando a bowling con gli amici, scattano dei battibecchi con un gruppo di ragazzi bianchi che giocavano qualche pista più in là, parte la rissa. In questo esatto momento c’è un cambio di direzione, un altro termine che non può essere casuale nella sua vita. Lui ed altri tre vengono arrestati. Solo i neri però. Vengono attesi 8 mesi per far sì che Allen diventi maggiorenne per poterlo processare da adulto e dargli il massimo della pena. È già tutto scritto, la classica storia di discriminazione. Gli vengono dati 15 anni, 5 effettivi da scontare. La gente insorge, è palese che ci sia qualcosa che non va, infatti, dopo 4 mesi in galera, il Governatore della Virginia, Douglas Wilder, gli concede la grazia anche a causa delle forti mobilitazioni di protesta.

Allen torna a casa, ma adesso ha un marchio indelebile addosso che lo accompagnerà come un’ombra. I college che prima non gli davano respiro ora non si fanno più sentire, ma la madre Ann è decisiva ancora una volta, convincendo il coach di Georgetown, John Thompson (mentore di Iverson scomparso di recente) a dargli la borsa di studio che lo porterà, ovviamente, al Draft del 1996 come prima scelta dei Philadelphia 76ers.

L'arresto di Allen Iverson

L’arresto di Allen Iverson

Capitolo 2 – Crossover

Per esempio: un crossover Suv nell’automobilistica è una macchina che sembra un Suv ma con caratteristiche diverse, in pratica un incrocio.

Si possono passare ore continuando a godere del suo modo di danzare con la palla in mano, dei suoi cambi di direzione, del suo palleggio incrociato, appunto. Questo piacere per gli occhi e per l’anima lo dobbiamo a un certo Dean Barry, suo compagno di squadra a Georgetown che, non farà mai carriera, ma sui playground sapeva il fatto suo. Tanto da ispirare con il suo stile Iverson, che, possiamo dirlo, che imparò abbastanza bene. Per citare un vecchio documentario: “Fermare Il rookie of the year 1997 era come cercare di tenere dell’acqua nel palmo della mano“.

Un piccoletto contro i giganti, ma il gigante era lui. Lo dirà proprio Jewels (il suo nome da rapper) in una sua canzone. Sì, perché non è mai stato solo una cosa Allen. Simboleggiava perfettamente la cultura hip hop. I suoi tatuaggi, i suoi vestiti larghi e il suo modo di dire le cose. Sarà il pioniere di un’intera cultura Influenzando talmente una lega conservatrice da dover costringere il commissario David Stern ad imporre un codice di abbigliamento per contrastare tale influenza, cosa che però non riuscirà.

Nei primi anni a Phila è l’idolo controverso, ma con l’arrivo in panchina di Larry Brown, che gli costruisce una squadra attorno, si può davvero cominciare a pensare in grande.

Ma per chiudere il capitolo crossover bisogna per forza parlare del primo incontro con quel nome che lo ha accompagnato  dall’inizio della sua vita e che lo porterà fino alla fine della carriera. Però affrontarlo con sfrontatezza e non è stato ben visto dai più. Era un sacrilegio sfidare il re, ma questo era Allen Iverson. Anche se a fine gara rimase stupito dal fatto che Michael Jordan lo avesse quasi stoppato anche dopo il crossover.

Nonostante il personaggio che era, non sarebbe mai riuscito a denigrare il suo idolo.

Allen Iverson vs Michael Jordan

Il primo incontro tra Iverson e Jordan

Capitolo 3 – Iconic

98-99-2000: Il ritorno ai playoffs dopo 7 anni, il primo All-Star game, numeri da capogiro. Ma il suo rapporto con il tradizionalista Larry Brown non decolla.  Anche se in campo vede un lottatore vero, salta gli allenamenti e non riesce ad essere un giocatore di squadra, ma vuole essere la squadra.

Nell’estate del 2000 Allen Iverson è a un passo dall’essere ceduto ai Detroit Pistons, ma non se ne fece nulla e questo momento lo fece riflettere. Un’ altro cambio di direzione che, stavolta, convinse Brown che gli mise la squadra in mano. Tra i due scattò finalmente la scintilla che infiammerà tutta Philadelphia. MVP di un All-Star game indimenticabile e MVP della regular season.

Al primo turno dei playoffs battono finalmente i Pacers di Reggie Miller che li avevano eliminati per 2 anni consecutivi. Poi tocca ai Raptors di Vince Carter con cui ribatterà colpo su colpo con due gare sopra i 50 punti e una gara 7 all’ultimo secondo. Le finali di conference contro i Bucks che giocherà falcidiato dagli infortuni, ma che porterà a termine, sempre in gara 7, raggiungendo delle finals insperate fino a poco tempo prima.

Allen Iverson è l’MVP più piccolo di sempre, ma con il cuore più grande di tutti.

Ed eccoci al giorno. Gara 1 a Los Angeles. I Lakers sono imbattuti nei playoffs, non era mai successo prima. Phila ha poche speranze, ma Allen è abituato ad essere sfavorito contro tutto e tutti, è un underdog. Entra in the zone, tutto l’attacco è sulle sue spalle e i Sixers al terzo quarto sono sopra di 12. Ma i Lakers non ci stanno e Phil Jackson mette il futuro allenatore dei Cavs di LeBron James, Tyroon Lue, in marcatura su Iverson che non segnerà per tutto il quarto quarto. Si va all’overtime e per i primi tre minuti Lue tiene ancora Allen al guinzaglio. Poi riesce a scappare:

Fallo, punti 42 e 43, contropiede con tripla, punti 44, 45 e 46.

Shaq dall’altra parte sbaglia ed arriva l‘attimo che verrà stampato sulle t-shirt. Non perché sono i punti 47 e 48, ma perché in pochi secondi si riassume un giocatore, un personaggio, e 26 anni di una vita, che per molti sarebbe una vita intera. Quindi poco importa che i Lakers vinceranno le successive 4 partite, poco importa di tutto quello che sarebbe successo dopo. Perché, in quell’instante, finiva la storia di un signore con la maglia nera con la scritta Sixers davanti e un 3 dietro.

Lui era Allen Iverson, ma se ci fossero dubbi o perplessità c’è sempre…The Answer.

L’ iconica Jersey dei Sixers

La maglia numero 3 di Allen Iverson

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