Il criminale Garcia Flynn, a capo di una squadra di terroristi, ruba una macchina del tempo dal laboratorio dell’industria Mason con l’intento di cambiare gli eventi del passato per distruggere gli Stati Uniti d’America e Reatten House. Al che, viene formata una squadra formata da una professoressa di storia, un militare e uno scienziato dell’industria per ammazzare Garcia Flynn e ed evitare che cambi la storia. Il criminale viaggia nelle date significative per la nascita degli States, cercando di cambiare gli avvenimenti principali che hanno portato gli USA a essere una potenza mondiale. Tutto ciò succede nella serie tv Timless ma, indietro nel passato ci vogliono tornare pure i Charlotte Hornets.
La franchigia gioca la prima partita in NBA nel 1988 con il nome di Charlotte Hornets e con sede a Charlotte, in Nord Carolina. La prima loro apparizione ai playoff avviene nella stagione 1992/1993 con un trio di emergenti (Larry Johnson, Alonzo Mourning e Muggsy Bogues), che dopo aver battuto allo scadere i Boston Celtics al primo turno escono al secondo contro i New York Knicks. Nella stagione successiva vengono eliminati al primo turno dai Chicago Bulls di MJ. Nel 1996 ci sono da registrare gli arrivi di Mason e Divac. Nel 1997 escono sempre al secondo turno, sempre con i fenomenali Bulls della coppia Jordan-Pippen, mentre nel 2000 sono i Philadelphia Sixers di Allen Iverson a battere la franchigia di Charlotte. La prima vittoria ai playoff del nuovo secolo per gli Hornets arriva l’anno dopo, quando battono i Miami Heat al primo turno, ma escono al secondo con i Milwaukee Bucks. Nel 2002 i calabroni raggiungono di nuovo la semifinale di Conference, dopo aver battuto gli Orlando Magic, ma non riescono a superare i Nets (anche a causa di un arbitraggio discutibile).
Nella stagione 2002/2003 si cambia denominazione passando da Charlotte Hornets a Bobcats (lince rossa). Da quella stagione il team, tra alcune annate sfortunate e altre disastrose, fatica ad arrivare traiprime otto, cosa che tra il 2003 al 2015 riesce una sola volta (l’anno del cambio di società con da Robert Johnson a Michael Jordan), dove però escono al primo turno con un sonoro 4-0. Nel 2015 si ritorna al vecchio nome, anche grazie alla squadra di New Orleans che lascia ai Charlotte la denominazione Hornets per passare a Pelicans. La stagione successiva la squadra ritorna nei play off, uscendo però al primo turno. Ora sta al coach Steve Clifford e alla sua squadra riportare la franchigia nella parte alta della classifica di Conference e compiere questo tuffo nel passato, che molti aspettano da anni, ripercorrendo le orme di quella grande squadra degli anni ’90. L’impresa sarà tutt’altro che facile.
Clifford guiderà gli Hornets per la quinta stagione consecutiva. L’ex vice allenatore dei Knicks, Rockets, Magic e Lakers non è riusco a sfondare come giocatore, ma si sta creando una discreta carriera come allenatore. Il roster non è certo dei più competitivi, ma nella Eastern Conference diverse squadre si sono indebolite. La star della franchigia è il playmaker Kemba Walker, scelto con la nona chiamata assoluta nel draft del 2011. L’anno scorso ha fatto il definitivo salto di qualità, venendo consacrato dalla partecipazione al suo primo NBA All-Star e dalla vittoria del NBA Sportsmanship Award. Kemba è un giocatore atletico, con buone doti offensive e un gran carisma degno di un leader. Non a caso è il giocatore intorno alla quale gli Hornets hanno deciso di ricostruire la squadra per tornare a essere competitivi. Altro giocatore di spessore nel roster è Nicolas Batum, il francese è un giocatore esperto e che sia in con la nazionale, sia con le squadra nelle quali a giocato è sempre stato fondamentale. L’ex Blazer è un’ala piccola riadattabile anche come guardia, con un eccellente tiro da tre e un spiccata abilità difensiva. Il quintetto base dovrebbe presentare come ali il giovane e talentuoso americano Michael Kidd-Gilchrist, giocatore fisico e abile in fase di marcatura e il veterano Marvin Williams, nonostante l’età è capace di fare la differenza e prezioso per far cresce i giovani della squadra. Mentre il centro sarà il neo acquisto della franchigia, Dwight Howard. alla sua quindicesima stagione in NBA, nelle quali ha collezionato diversi premi personali. Dwight, non è più straripante come un tempo, ma può ancora dire la sua sotto canestro e a rimbalzo, senza dimenticare che può essere ancora uno migliori difensori della lega. Il sesto uomo sarà probabilmente Frank Kaminsky, che farà rifiatare Howard allargando il campo per liberare l’area. Altri giocatori che avranno un minutaggio importante, uscendo dalla panchina, saranno l’ex playmaker dei Bulls Michael Carter-Williams, il rookie Malik Monk e l’eterna promossa Jeremy Lamb.
Kemba Walker sarà il fulcro del gioco della squadra. La star del Bronx è un formidabile attaccante, ottimo assistman (5.5 a partita) e un cecchino dall’arco dei 3 punti (39.9%). Le qualità di trovare il compagno libero serviranno per armare due abili tiratori dal perimetro (come Marvin Williams e Nicolas Batum) o cercare l’umo libero in area. Walker, a partita in corso, potrebbe sprigionare tutto il suo potenziale in modalità off the ball, con Carter-Williams come compagno di reparto. Howard sarà importante in situazioni di pick and roll e quando bisognerà per forza di cose banchettare nel pitturato. Fondamentale sarà l’apporto di Kaminsky: Frank, rispetto all’ex Atlanta Hawks, ha un miglior tiro dalla media, ma è meno dominante a rimbalzo. Chiaro che anche quest’anno i dogmi saranno: difendere, conquistare rimbalzi (non a caso è arrivato un rimbalzista come Howard e sono stati confermati difensori e rimbalzisti) e ripartire in campo aperto con i velocisti. I tiri dal perimetro saranno l’arma in più di una squadra che difficilmente costruirà lunghe trame di gioco, ma giocherà di rimessa. Vista la poca utilità in fase creativa dei lunghi del quintetto sarà principalmente Walker a chiamare gli schemi. Tuttavia, se venisse ben marcato, potranno crearsi problemi nella costruzione di gioco: a quel punto potrebbe pensarci Batum, con le sue discrete doti da passatore, a dare verve alla manovra. Altrimenti c’è sempre Carter-Williams, che però viene da una stagione negativa con i Bulls (6.6 punti, 2.5 assist di media giocando 18.5 minuti a partita e tirando con il 23.4% da 3).
Walker sa decidere in un lampo se andare a concludere a canestro o servire un compagno ben piazzato.
Le premesse per far bene ci sono, non sarà facile visto che la squadra non è cambiata molto rispetto a quella della passata stagione fallimentare. Quest’anno le stelle hanno voglia/bisogno di far bene e il livello a est si è abbassato. Quindi è possibile che gli Hornets raggiungano i playoff. (anche se magari occupando uno degli ultimi slot). Possibile dunque un incremento dell’ultimo score, ossia 36-46.


