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Italbasket: non c’è più scampo – Cosa imparare dal preolimpico

di Luigi Ercolani

“Un primo passo di un percorso che ci dia qualche allegria”. Così parlo Ettore il grande agli albori della sua seconda era Italbasket.

Ci contavamo, un po’ tutti. Il migliore alla guida del gruppo più talentuoso. Un sogno, anzi, in sogno di un sogno, ma con basi spaventosamente concrete.

E poi lo spavento concretizzatosi nell’eliminazione, quando la Croazia ha fatto la Croazia. Primo capitolo chiuso, niente Rio.

Sigla.

Il valoroso Ettore

I’m fired up and tired of the way that things have been“. “Sono eccitato e stanco per il modo in cui sono andate le cose” è la traduzione, che si adatta benissimo al saliscendi emozionale dei supporter italiani al preolimpico. 

La federazione ha creato un clima di attesa, di fibrillazione, ha preparato il tappeto, ricchi premi e cotillon. L’Italbasket ha risposto da par suo imbavagliando la Tunisia, battagliando con la Croazia, tamponando il Messico.

Poi, la caduta. Illuso, qualcuno, che Ukic e compagni si sarebbero semplicemente scansati. Sornioni come gatti, hanno fatto fuori la Grecia più povera dell’ultimo decennio e mezzo e ci hanno atteso al varco. 

Hanno iniziato forte, pungendo l’Italbasket sotto canestro, e aggiungendo puntura a puntura. Hanno protetto l’area, messo il fisico e l’aggressività necessaria.

L’Italia invece è andata a sprazzi, alternando giochi di squadra a eroismi solipsistici. Gli uni e gli altri a volte sono entrati e altre sono usciti, segno che non c’è una ricetta giusta sempre.

Messina, a fine partita, difese i propri giocatori sottolineandone l’impegno. Trovò nella qualità dei tiri da tre, e nei rimbalzi e nei tiri concessi di troppo in alcune circostanze topiche i fattori della sconfitta.

Aggiungiamo: ciò che sembrò davvero sorprendere i nostri fu l’intensità, il tremendismo nel buttarsi per recuperare ogni palla, in ogni aiuto e recupero, in ogni difesa. 

 

La parola alla difesa

La canzone “Believer” richiama anche altro, però. Nella fattispecie, il trailer dell’adattamento cinematografico di “Assassinio sull’Orient Express” in uscita nel 2017.

E come nel celebre romanzo di Agatha Christie, anche i colpevoli delle ultime due uscite premature dell’Italia sono molteplici. Giocatori, steff tecnico, persino federazione, se si considerano alcune mosse politiche poco lungimiranti.

Per tutti, nel 2015, pagò Pianigiani, che ancora nel web dei processi sommari e dei luoghi comuni gode di pessima reputazione. Forse inquinata anche da quanto successo alla Mens Sana, dalle cui indagini successive fu però scagionato ad inizio 2016. Il verdetto popolare, però, forse ha detto altro.

Senza però perderci nei meandri della cronaca ma restando alla palla a spicchi, c’è da dire che l’Italbasket nel 2017 ha un’occasione unica. Quella di dimostrare di poter essere di più di quello che ha dimostrato finora.

L’illusione degli NBA, delle stelle e strisce, aveva illuso un po’ tutti. Si pensava sarebbe sorta a un’alba di gloria per noi, che scoprire l’America da protagonisti avrebbe aperto le porte del paradiso.

Invece ha solo reso sostenitori (non tutti) e addetti ai lavori (non tutti) arroganti, nelle loro aspettative. Una volta Pianigiani sarebbe stato ringraziato ed encomiato per il proprio lavoro. 

Il ballo di Simone

Sì, perché il coach senese ha fatto molto più di quanto dicano i risultati raccolti.

Ha ridato dignità all’Italbasket, presa nel 2009 dopo aver mancato per la prima volta la qualificazione ad Eurobasket. Ha costruito mattone su mattone, passo dopo passo.

Senza lunghi veri all’Eurobasket 2011 rimase in partita quattro volte su cinque, anche se arrivarono sconfitte (la quinta fu il successo sulla Lettonia). Le qualificazioni a Slovenia 2013 furono un 8-0 secco, con il canestro sulla sirena che consacrò Datome.

L’Eurobasket 2013 fu un ottavo posto con infortuni in serie, e lo scadimento di forma del playmaker che avrebbe dovuto fare la differenza. Il 2015 ci riportò più vicini al podio di quanto fossimo mai stati dal 2005 in poi.

Ma la riconoscenza e la lungimiranza non è di questi luoghi, dove invece vigono simpatie ed egoismi. Quindi Simone ha smesso di ballare, sacrificato sull’altare di Ettore Messina.

Non c’è più scampo

E qui si torna all’anno passato, al preolimpico sperato e non realizzato. Questo gruppo di giocatori finora ha dimostrato di arrivare sulla soglia della grandezza e lì di fermarsi.

Un gruppo che non ha più alibi, né scampo, sempre restando ad Agatha Christie.

I prossimi tornei saranno fondamentali per capire come i posteri ricorderanno questa generazione. Altri piazzamenti che non siano un podio significheranno che non si poteva fare più di così.

Messina dovrà portare fuori il massimo da questi giocatori, sempre, appunto, che il massimo già non sia stato toccato. 

Dovrà allenare come non ha mai allenato prima, perché sulle spalle ha più pressione di quanta ne abbia mai avuta prima. Di passione, fortunatamente, pure. 

 

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