Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiLa stagione di Denver: tra note positive e negative

La stagione di Denver: tra note positive e negative

di Emanuele Flagiello
Denver Nuggets

I Denver Nuggets hanno perso uno dei loro uomini simbolo. Così titolavano i maggiori quotidiani statunitensi dopo la firma che ha portato Danilo Gallinari a Los Angeles, sponda Clippers. Solo pochi giorni prima era stato messo a segno il colpo Paul Millsap. Insieme a Nikola Jokic l’ex Atlanta Hawks è stato scelto per fare la colonna portante del nuovo corso della franchigiaCome sta proseguendo la stagione di Denver?

Il successivo rinnovo di Mason Plumlee con un contratto da 41 milioni in 3 anni ha avvallato la scelta di Denver di puntare forte sul proprio reparto di lunghi, composto tra gli altri da Darrell Arthur e Kenneth FariedLa stagione, ancora con Mike Malone come capo allenatore, è iniziata con risultati buoni ma altalenanti. Contando ad esempio le prime dieci partite di regular season, infatti, hanno avuto un record di 5 vittorie e sconfitteIl match perso contro Golden State in cui hanno concesso 41 punti nel terzo quarto, sembrava essere stata la svolta. Sono arrivate tre vittorie consecutive condite da prestazioni finalmente convincenti, sia come squadra, sia come singoli. Tuttavia, da inizio stagione, il problema principale è sempre stato la mancanza di continuità. L’infortunio di Millsap, autore fino a quel momento di una stagione da 15.3 punti, 6.2 rimbalzi e 3.1 assist ha decisamente complicato le cose.

In Colorado puntano a ritornare ai playoff, dopo stagioni pressoché deludenti sotto tutti i punti di vista. L’uomo da cui ripartire è senza ombra di dubbio Nikola Jokic, che si sta imponendo come uno dei centri più abili della lega. I numeri personali e le ben 11 doppie doppie non riescono a quantificare il reale impatto del serbo sulla squadra. Gran parte dell’economia offensiva del team passa dalle sue mani: oltre a smazzare assist e a leggere benissimo i movimenti dei compagni, è migliorato molto al tiro (soprattutto da 3, in situazione di pick and pop).  Considerando la giovanissima età, è facile immaginare gli ampi margini di miglioramento di Jokic, che avrà il compito di guidare la franchigia alla postseason.  L’altra nota positiva della stagione di Denver,  è sicuramente Gary Harris. Top scorer del team, fino ad ora  è stato il giocatore più utilizzato. Anche in questo caso l’età gioca tutta a vantaggio dei Nuggets: a 23 anni hai un’intera carriera davanti. Il ragazzo, nativo dell’Indiana, sta dando un contributo enorme in fase offensiva (sia off the ball che in penetrazione), ma, in special modo, in difesa.  Ha numeri eccezionali per una guardia di 193 cm: 1.9 palle rubate a partita, accompagnate da 2.2 rimbalzi difensivi. Le sue qualità da difensore, d’altronde, erano già ben note dai tempi dell’high school, dove vinse il premio Mr. Basketball dell’Indiana. Ad oggi si può dire che Harris sia il giocatore chiave dei Nuggets per il suo impatto complessivo nelle due metà del campo.

Dalle mani di Jokic passano buona parte delle azioni dei Nuggets.

Come dicevamo prima, uno dei problemi principali di questa squadra è la mancanza di continuità. Dopo la semi-rivoluzione estiva, era lecito aspettarsi un inizio non proprio facile. A grandi prestazioni individuali, come i 41 punti messi a referto di Jokic, si sono alternate prestazioni in cui sembrava essere del tutto assente una chimica di squadra. Ad esempio, la retroguardia, tra distrazioni, limiti e mancanza di applicazione, sta facendo acqua da tutte le parti.

Tra i giocatori che stanno facendo più fatica, ci sono Emmanuel Mudiay e Kenneth Faried. I due sono rispettivamente alla terza e alla settima stagione in Colorado e possono essere considerati a tutti gli effetti, due veterani del team nonostante la giovane età. Da Mudiay, in particolar modo, ci si aspetta decisamente di più. Il ragazzo ha tutte le carte in regola per potersi affermare come una delle migliori point guard in NBA. Tuttavia in questo inizio di stagione, si è intravisto in poche occasioni il giocatore a cui eravamo stati abituati. A lui sono affidate le chiavi della cabina di regia di Denver (assieme a Jokic), deve solo sfruttare l’immenso potenziale che ha a disposizione. Il successo o il fallimento della stagione di Denver, passa anche dalle sue mani. Per Faried, invece, il discorso è un po’ diverso. Ha 28 anni, dovrebbe essere nel pieno della sua maturazione cestistica ma presenta ancora grandi limiti, soprattutto tecnici. Sin dagli albori, ha sempre avuto una carriera fatta di alti e bassi. La costanza di rendimento non è di certo il suo punto forte. Quest’anno, complice anche l’arrivo di Millsap, ha avuto meno spazio nelle rotazioni di coach Malone. Tutto ciò ha portato ad una netta involuzione del suo gioco. Per trovare continuità, i Nuggets hanno bisogno anche di lui. Le chance che ha a disposizione non sono molte, saprà sfruttarle? Possibili trade sono sempre dietro l’angolo.

Kenneth Faried.

 I Nuggets hanno lavorato bene sul mercato. Al front office però, è richiesto un ulteriore sforzo per dare a coach Malone quei 2-3 elementi in più che gli permettano di trovare stabilità. Per ora sta ai giocatori dare il 110%, affinché questa stagione non si concluda con l‘ennesima esclusione dalla postseason. Ci vorrà ancora un po’ per trovare le giuste rotazioni, ma la strada intrapresa è quella giusta.

You may also like

Lascia un commento