Alle porte della stagione corrente, a Boston si respirava un’aria distesa. C’era la convinzione che la rivoluzione messa in atto potesse finalmente dare una svolta a una franchigia da troppo sull’orlo di un bivio.
Tuttavia i ricorrenti problemi di spogliatoio uniti a un’insipienza tecnico-tattica, hanno rammentato un dejavù della scorsa annata. Oggi più che mai vivo.
Come se non bastasse, il Covid è tornato a farsi pressante dalle parti di Causeway Street, imponendo la quarantena a gran parte del roster. Ultima vittima, l’altalenante Jayson Tatum di questo primo scorcio di regular season, che ora resterà fuori dai 6 ai 10 giorni per le nuove misure adottate dalla NBA sulle quarantene.
Reduce da un turpe finale nella partita persa con i Milwaukee Bucks, lo stop forzato rischia di logorare una condizione psicofisica già di per sé precaria.
Nondimeno spezzando una lancia a favore del numero 0, non è la prima occasione in cui arrivati a un primo bilancio, Tatum appare non in linea con le aspettative.
È infatti tendenza del giocatore, partire con le marce basse, per poi spiccare il volo verso i mesi di gennaio e febbraio.
La speranza è che il vissuto degli anni passati emerga anche quest’anno, per il bene dei Celtics, ma soprattutto per il bene del gioco. Si tratta di un diamante ancora in fase di lavorazione, la cui la politura, affidata al genio di Ime Udoka, richiederà un processo certosino per smussare quei difetti storici, emersi anche in questa stagione. A cominciare dalle scelte di tiro, troppo ancorate alla emulazione bryantiana, e prive di quella razionalità che ci si aspetterebbe da un potenziale giocatore generazionale.
Inoltre sembra evidente una carenza sul piano della leadership. Sia chiaro, non si può pretendere l’autorità di Garnett, ma almeno quel grado di carisma di chi vuole ergersi a uomo immagine di una franchigia. A status-symbol sportivo di un intera città.
Insomma, i Boston Celtics, dovranno fare a meno del prodotto di Duke per i prossimi 5-10 giorni. Tatum va ad aggiungersi così ai medio degenti Dennis Schroder, Josh Richardson, Bruno Fernando, CJ Miles, Enes Kanter Freedom e Justin Jackson, tutti fermi per il Covid.
Per un allenatore di sistema come Ime Udoka, la strada che porta a una chimica rodata si fa sempre più in salita.
Senza 9 giocatori, i Boston Celtics hanno intanto perso per 108-103 a Minneapolis contro i Minnesota Timberwolves, a propria volta privi delle star Karl-Anthony Towns, Anthony Edwards e D’Angelo Russell. A fare la differenza il tiratore Jaylen Nowell con 29 punti dalla panchina e 6 triple a bersaglio, per Boston si tratta della settima sconfitta nelle ultime 10 partite giocate.

2 commenti
Su di lui Robert Williams
Boston manca di consistenza, è vero, ha avuto più assenze di altri, tra covid e infortuni ed ogni volta che sembra aver trovato la quadra, deve ricominciare con un nuovo esperimento sulle rotazioni.
Però altre squadre riescono a vincere lo stesso e tenere la classifica nonostante le assenze.
Abbiamo visto un ottima squadra contro Milwaukee, crollo finale a parte, con in quintetto Smart, Brown, Tatum, Langford e R. Williams.
Ora torniamo a vedere un gioco lento e complicato.
Horford è un ottimo giocatore, ma dovrebbe partire dalla panchina, come Schroeder e Richardson.
È il momento di investire su di lui, su Grant Williams, Romeo Langford, Payton Pritchard, salvo la possibilità di arrivare a un all star scambiandosi e usare gli altri come riserve.