Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBoston CelticsZach laVine ai Boston Celtics? Ecco perché non è impossibile

Zach laVine ai Boston Celtics? Ecco perché non è impossibile

di Michele Gibin
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Zach LaVine ai Boston Celtics? E’ lo scenario che Gary Washburn del Boston Globe ipotizza in futuro, con i biancoverdi che nella prossima free agency, quella del 2022, potrebbero avere lo spazio per piombare sull’attuale star dei Chicago Bulls.

Fanta basket? Forse: LaVine è giunto a un momento decisivo per la sua carriera, i Chicago Bulls partiranno con grandi ambizioni per la prossima stagione ma lo faranno con la loro star che entra – salvo novità dell’ultim’ora – nell’ultimo anno del suo contratto. Una posizione delicata, considerando che Zach LaVine potrebbe essere il free agent più importante del 2022 e che con una stagione da All-Star o All-NBA potrebbe ambire a un max contract.

LaVine ha di recente cambiato agente, affidandosi a Rich Paul e Klutch Sports, altro elemento da non sottovalutare.

Tanto del futuro di LaVine ai Bulls lo deciderà la stagione 2021\22. I Boston Celtics dal canto loro possono guardare con fiducia alla prossima free agency: il contratto di Al Horford, oltre 26 milioni di dollari, non sarà garantito per il 2022\23 e questo potrebbe creare lo spazio salariale necessario per il grande colpo. Dal 2022 scatterà il rinnovo contrattuale di Robert Williams ma scadranno i contratti di Dennis Schroder e Enes Kanter, mentre il nucleo Tatum-Brown-Smart-Richardson e lo stesso Williams è blindato.

Zach LaVine potrebbe, chissà, essere tentato dall’idea di costruire assieme a Jayson Tatum e Jaylen Brown un big three dal potenziale offensivo illimitato a Boston, per di più in una squadra già provvista come detto di giocatori di ruolo importanti, tra cui Payton Pritchard, Aaron Nesmith e Romeo Langford ancora nel loro contratto da rookie. Del resto, LaVine ha avuto un assaggio di cosa significhi giocare in un super team con la nazionale USA a Tokyo, con Kevin Durant, Damian Lillard, Devin Booker e gli altri.

L’obiettivo della nuova gestione di Brad Stevens, subentrato a Danny Ainge a capo del front office, è quello di creare spazio attorno al duo Tatum-Brown. Da qui la trade con i Thunder per scaricare il contratto di Kemba Walker e riportare Horford in biancoverde, e quella che ha spedito Tristan Thompson ai Sacramento Kings. Anche il contratto del nuovo arrivato via trade Juan Hernangomez non sarà garantito per il 2022\23, un altro elemento da non sottovalutare. Per creare abbastanza spazio per LaVine, i Celtics dovrebbero scaricare via trade almeno un altro contratto tra quelli di Josh Richardson (in scadenza nel 2023) o Marcus Smart.

Una soluzione in voga negli ultimi anni è quella della sign and trade. Così, ad esempio, i Miami Heat hanno acquistato sia Jimmy Butler che Kyle Lowry, e così gli stessi Bulls sono arrivati a Lonzo Ball e DeMar DeRozan. Chicago considera Zach LaVine il giocatore franchigia e non lo lascerà partire a cuor leggero, sul rinnovo conterà però la volontà del giocatore, che nelle scorse settimane aveva richiamato la squadra all’attenzione su mercato e situazione contrattuale.

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1 commento

Giorgio 13 Settembre 2021 - 14:22

Riassunto perfetto dell’off season di Boston, che è
pronta l’anno prossimo a firmare Beal o Lavine, via sign and trade o meno, grazie alla flessibilità salariale creata da Stevens, più abile del previsto nella sua prima prova da capo delle operazioni bianco verdi.
Nel frattempo però, anche se dovesse andare buca con tutti e due i principali free agents 2022, è comunque riuscito a costruire attorno ai Jays un roster solido e completo, fatto di giovani e veterani pronti a lottare per conquistare un posto da titolare.
In caso di sorprese positive ad esempio da parte dei sophomore Pritchard è Nesmith, o di un carichissimo Schroeder, potrebbe non dover cercare un piano b e Boston potrebbe essere già competitiva per il titolo.
Molto dipenderà naturalmente dalla crescita continua di Jaylen Brown e sopratutto di Jayson Tatum, già seconda forza del team oro olimpico dopo Kevin Durant, nonostante la presenza di Lillard e tanti altri.

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