Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsCleveland CavaliersLa rinascita di Wade é passata… dalla panchina

La rinascita di Wade é passata… dalla panchina

di Daniele Guadagno

Il passaggio di Dwyane Wade ai Cleveland Cavalers è stato uno dei colpi di mercato più rivelatori dell’estate. La reunion con LeBron James ha riportato alla mente i gloriosi anni di Miami, tra alley-oop, passaggi a tutto campo e vittorie a valanga. Eccezion fatta per l’ultima stagione a Chicago, Wade ha sempre vestito la casacca degli Heat, con cui si è consacrato come una delle migliori guardie della storia NBA; parliamo di un giocatore straordinario, soprannominato The Flash per la velocità e l’atletismo con il quale fulminava gli avversari e appoggiava al ferro.

L’avventura ai Cavs non inizia nel migliore dei modi: partito in quintetto al posto di uno stizzito JR Smith, realizza solo 17 punti nelle prime tre gare ufficiali. Gli anni passano per tutti e D-Wade non fa eccezione. Sembra poco prestante, il tiro non si decide ad entrare e la fase difensiva (fattore negativo negli ultimi playoff per Chicago) fa acqua da tutte le parti. Coach Lue decide così di fare retrofront e di escluderlo dal quintetto base. Wade non si è mai trovato a subentrare dalla panchina in oltre 14 anni di carriera e il cambio di ruolo non lo rende infatti particolarmente felice.

Poi, la svolta: dopo l’infortunio di Derrick Rose, Flash indossa le vesti del playmaker e diventa il leader della second unit, mai cosi convincente come quest’anno. Quando LeBron non è in campo, la panchina mantiene il vantaggio e talvolta aumente il divario con gli aversari. Il secondo quintetto (Dwayne Wade, Iman Shumpert, Kyle Korver, Jeff Green e Channing Frye) è una delle chiavi del successo di questi Cavs.

“Ho soltanto fatto ciò che era meglio per il team. Per avere successo qui e dare il giusto contributo mi sembrava opportuno partire dalla panchina”. 

Queste le parole rilasciate dal numero 9 in una recente intervista. E la risposta non si è fatta attendere nemmeno sul campo: 12 punti, 4.8 rimbalzi, 3.9 assist, 1.3 rubate e 0.9 stoppate in quasi 24 minuti di gioco. Niente male per un ragazzino che a gennaio compirà 36 anni. Flash ha ritrovato la condizione fisica e psicologica. 

Ha ripreso fiducia al tiro (36% da tre, dato più alto in carriera), mentre il fadeaway e il gioco in post risultano ancora efficaci. Le sue prestazioni offensive hanno alti e bassi (4 punti mercoledi a Sacramento, 15 qualche giorno dopo contro Philly) ma non manca di carisma e leadership, aspetti che soprattutto nei playoff potrebbero rivelarsi fondamentali per le sorti della 

squadra; e questo LeBron lo sa bene. Continuando su questo andazzo sarà impossibile escludere Wade dalla lista dei candidati alla vittoria del prossimo Sixth Man of The Year.

You may also like

Lascia un commento