Ad inizio stagione ognuno ha una propria idea su quali dovrebbero essere i quintetti titolari delle varie franchigie. Spesso coincidono con le idee degli allenatori, spesso invece no. Si cerca sempre di trovare i cinque giocatori col valore assoluto più alto. Purtroppo, in molti casi, per avere un team vincente ciò non basta. E’ fondamentale trovare un’alchimia di squadra, che permetta ai singoli i rendere il massimo. Dopo 30 turni di regular season, ci sono dei team che dovrebbero pensare di far partire dalla second unit qualche loro stella? La risposta è sì, andiamo a vedere di chi si tratta.
5. Carmelo Anthony
Come poteva mancare Melo in questa classifica? Il super terzetto con Westrbook e George avrebbe dovuto dominare in lungo e in largo ma, come ben sappiamo, così non è stato. I big three di Oklahoma stentano a decollare. Tutti si aspettavano un breve periodo di ambientazione, ma nessuno avrebbe immaginato che i risultati fossero addirittura peggiori dell’anno scorso. I problemi sono molteplici. Oltre al quintetto, anche la panchina non riesce a dare il giusto apporto alla squadra. Ecco perché spedire Melo nella second unit, potrebbe risolvere entrambi i problemi. Carmelo avrebbe maggior libertà offensiva, Paul e Russ si completerebbero a vicenda, passando da un’effervescente trio ad un dinamico duo. Donovan saprà regalarci qualche colpo di scena?
4. JR Smith
Tutti abbiamo ben impresso nella memoria, le immagini dei festeggiamenti di Smith dopo la conquista dell’anello nel 2016. Finalmente si era intravisto un giocatore maturo, solido, capace di tener alta la concentrazione e i ritmi per tutta la durata degli incontri. Ad oggi, fortunatamente, il ricordo di quel giocatore non sembra essere poi così lontano, dopo una stagione appena trascorsa fatta di alti e bassi. I Cleveland Cavaliers, dopo un inizio tribolante, hanno finalmente trovato le giuste quadrature, complice anche una stagione di LeBron a dir poco devastante. Con il ritorno dall’infortunio di Thomas, però, le cose potrebbero cambiare nuovamente. Avere una second unit composta da Wade e Smith, nonostante le ultime prestazioni di quest’ultimo, con Korver e Thomas nello starting five, potrebbe essere il tassello mancante per poter competere con Golden State.
3. Austin Rivers
Altro giro, stessa storia. I Los Angeles Clippers si confermano come la squadra NBA più sfortunata in assoluto. Scelte incomprensibili ed infortuni, hanno portato questa franchigia ad essere etichettata come una non vincente. Per questa stagione Milos Teodosic, dopo aver fatto il grande salto nella NBA, avrebbe dovuto guidare i Clippers verso una stagione relativamente tranquilla. L’infortunio però, ha stravolto tutti i piani di coach Doc Rivers, che ha dovuto affidarsi a suo figlio Austin come point guard titolare. I risultati? Li sappiamo tutti. Solo 11 vittorie e decimo posto nella Western Conference. Col rientro di Milos e l’utilizzo di Williams nello starting five, è proprio giunta l’ora di far accomodare nuovamente il figlio alla destra del padre. Coach Rivers, non si fanno favoritismi in questa lega.
2. Stanley Johnson
Detroit è una delle grandi sorprese di questa NBA. Tutti ricorderanno la passata stagione, una squadra allo sbaraglio, confusa e senza idee. Non sappiamo cosa sia successo questa estate, ma una cosa è certa: i Pistons hanno compiuto un mezzo miracolo. Tuttavia, come in ogni storia che si rispetti, c’è sempre una nota negativa. Parliamo di Stanley Johnson, ala piccola draftata nel 2015 proprio da Detroit. Il quintetto base funziona, Harris e Drummond si stanno esprimendo finalmente ad alti livelli. L’unico che sembra non aver preso parte alla netta crescita della squadra è proprio Johnson. Nonostante i Pistons non abbiano molte alternative, un cambio nello starting five sembra più che necessario. A giovarne sarebbero sia il team, che il giocatore, apparso in difficoltà nelle ultime uscite stagionali.
1. Tyson Chandler
Dulcis in fundo, eccoci arrivati al giocatore che forse più di tutti andrebbe spedito in panchina. Stiamo parlando di Tyson Chandler, centro dei Suns, che mai come ora rappresenta solo un problema e non una risorsa. Phoenix è una squadra giovane, piena di talenti che però faticano a trovare spazio. Il rendimento di Chandler è nettamente calato, ma allora perché toglie ancora spazio prezioso ai giovani talenti dei Suns? Dopo le scellerate decisioni in fase di ricostruzione, front office e allenatore dovrebbero valorizzare al massimo i giovani che hanno a roster, permettendo a Chandler di mettere a servizio la propria esperienza dalla second unit.

