Andre Iguodala è tornato in campo con i suoi Golden State Warriors per la prima volta da febbraio, in tempo per assistere alla lezione che i Memphis Grizzlies hanno impartito per 123-95 ai 3 volte campioni NBA, seppur privi di Ja Morant.
Warriors a propria volta privi di Stephen Curry, e avvitati in una crisi di risultati che al netto della volontà di risparmiare le forze per la fase calda della stagione, non può che preoccupare. Chi è preoccupato è soprattutto coach Steve Kerr, che alla fine del primo tempo al FedEx Forum di Memphis, con i suo sotto per 63-37, si è “ribellato” all’andazzo della partita e approfittando di un fischio arbitrale dubbio su Jordan Poole si è fatto espellere per proteste. Kerr, furente, è stato accompagnato negli spogliatoi dal suo staff dopo la tirata contro gli arbitri.
Mossa che non è servita a scuotere la squadra, in back to back, senza Curry, Klay Thompson e Draymond Green e che ha perso 6 delle ultime 7 partite giocate e ora rischia persino di vedersi superare al terzo posto a Ovest dai Dallas Mavericks di Luka Doncic.
Il rientro di Iguodala ha finito per essere l’unico tema davvero rilevante nella serata Warriors. Il veterano 38enne ha giocato 16 minuti segnando 6 punti con 3 rimbalzi e 2 assist, e ora userà ciò che resta della regular season per capire, assieme allo staff, se le sue condizioni fisiche gli consentiranno di essere un fattore nelle rotazioni di coach Kerr durante i playoffs.
Andre Iguodala ha giocato minuti importanti durante la fase migliore, quella iniziale, della stagione degli Warriors, prima di fermarsi per problemi alle ginocchia e alla schiena. Prima del suo rientro in campo però, in un’intervista concessa a Anthony Slater di The Athletic, Iggy ha fornito il suo punto di vista da veterano sulla “doppia” operazione dei Golden State Warriors, impegnati al momento sia sul fronte titolo NBA sfruttando gli ultimi anni di vertice del bug-three Curry-Thompson-Green, che su quello del rinnovamento con giocatori giovani e da sviluppare come Poole, Jonathan Kuminga, Moses Moody e lo sfortunato James Wiseman.
Per Andre Iguodala, questo impegno “su due fronti” laddove la squadra avrebbe potuto, a suo dire, rinforzarsi con altri veterani attorno al suddetto big three, suona “irrispettoso”. Sia per i grandi vecchi a roster, sia per i giovani talenti: “E un po’ una forma di mancanza di rispetto per la vecchia era, se me lo chiedi. E allo stesso tempo non dai davvero una chance ai giovani di crescere, e di essere sostanzialmente dei ragazzi. Gli si buttano addosso responsabilità e colpe che non si meritano. Ma è solo una mia percezione e potrei sbagliarmi“.
Andre Iguodala, che a Golden State ha vinto 3 titoli NBA, gode di una prospettiva particolare e privilegiata. Dopo il 2019 lasciò infatti via trade la squadra, per poi farvi ritorno due anni più tardi da free agent, una posizione che gli ha consentito di fare un raffronto tra “prima” e “dopo”.

