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La lucida follia dell’attacco dei Warriors

di Jacopo Di Francesco

Quella instaurata nella Baia dal consulente e già leggenda in gialloviola Jerry West, da Steve Kerr e dal suo defensive coordinator Ron Adams, si è già dimostrata come una cultura vincente, capace di riportare un titolo nella complicata Oakland che mancava dalle World Series degli Athletics nel 1989.

Proviamo ad entrare nella testa di una difesa di scena all’Oracle Arena:

Curry va marcato dalla linea di metà campo, il range di tiro è quello; già tenere il bi-MVP è una missione complessa, a questo si aggiunge il lavoro per seguire sui blocchi  – che approfondiremo in seguito – il tiratore più sharp della Lega, Klay Thompson da LA. Ciò significa che avrà spazio il coltellino svizzero, tale Draymond Green: lo status da All-Star è più che acquisito, e tra le tante abilità la visione di gioco nel 23 da East Lansing è in continua crescita. Nel sistema vincente nel 2015, si è inserito – con discreto successo – Kevin Durant. I raddoppi sono per forza di cose molto frequenti, e ciò ha reso un giocatore temibile anche l’incompreso Javale McGee.

Anche difendendo alla perfezione, occhi sulla palla e corpo attaccato all’avversario, il tabellone spesso si muove: spesso per merito dei blocchi lontano dalla palla, e in zone del campo inusuali. Nonostante le difese vadano raffinandosi, l’NBA resta basata sul pick & roll, in quanto forza la difesa a fare scelte in meno di un secondo, specialmente contro una squadra piena di cecchini.

Questo vale anche per Golden State, che però è la franchigia che ci fa meno affidamento, mentre è per distacco – 400 volte dalla seconda – la prima per blocchi away from the ball:

Non serve avere le conoscenze dell’indimenticato Tex Winter per notare come i Warriors amino questo stile di gioco, capace di mettere in risalto le doti dei loro tiratori scelti, specialmente con quel mezzo secondo in più per lasciarla volare.

La vera rivoluzione di Kerr sta nel fatto che per quanto si sia abituati ai blocchi come un’esclusiva dei lunghi, mentre nella Baia capita anche di vedere lo Chef Curry e KD bloccare l’uno per l’altro, o vedere uscire anche seconde linee come Clark o West dai pick di Andre Iguodala: “Cerchiamo sempre di creare un vantaggio, di tirare fuori fuori i difensori dalla loro zona di confort – ha detto l’MVP delle Finals 2015 – per loro deve essere difficile anche vederci, cerchiamo di metterli in condizioni alle quali non sono abituati”.

Thompson, ad esmepio, ha nell’ultima stagione 302 triple catch and shoot, tirando in 8 decimi di secondo, connettendo questo con il 43%.  Per capire come questo sofisticato sistema possa avere quest’efficienza, tornano utili le parole di Mike Brown, ad oggi coach ad interim per l’infortunio alla schiena di Kerr: “Trasmette energia il modo in cui Steve insegna ai ragazzi: non è un fatto di ruoli e posizioni, spiega come si faceva una volta nei playground: li rende pensatori prima che tiratori, non c’è un copione e questo lo rende imprevedibile”.

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