Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsHouston RocketsLavagna Tattica, Rockets: la difesa da segni di miglioramento. Troppo TO

Lavagna Tattica, Rockets: la difesa da segni di miglioramento. Troppo TO

di Antonio Greco
L’estate 2013 è stata quella dell’approdo ai Rockets di Dwight Howard, il quale ha portato con sé una ventata di speranza a Houston, come non la si respirava dai tempi di Hakeem “The Dream” Olajuwon. La stagione 2013/14 però è scivolata via al di sotto delle aspettative: la squadra non girava, Harden e Howard si comportavano da coppia di superstar meno assortita della lega e il resto ce l’ha messo Lillard, che col suo buzzer beater ha fermato prematuramente la corsa dei Texani ai Playoff.

Come se non bastasse l’estate scorsa ha sorriso poco ai Rockets e nel tentativo, poi fallito, di liberare spazio salariale per prendere i grandi FA come James, Anthony e Bosh, hanno perso Lin e Parsons, il quale avrebbe potuto rifirmare a “soli” 960,000$. Allora Daril Morey e i suoi si son rimboccati le maniche e hanno firmato il free agent in uscita dai Wizards Trevor Ariza, comunque troppo poco per riportare il sorriso in viso ai tifosi.
Nonostante gli auspici nefasti i ragazzi di coach McHale hanno iniziato l’annata 2014/15 in scioltezza con un record di 25-11, che attualmente gli vale il quinto posto nella Western Conference. Alla base di questo risultato c’è una scelta tattica di fondamentale importanza e il concetto è facilissimo: eliminare i tiri dal mid-range e in particolare i long two, perché sono tiri lontani dal canestro e quindi, a bassa percentuale, ma che valgono solo due punti.

Questa filosofia, ovviamente, trova riscontro nelle statistiche: la franchigia texana è passata da 26,6 tiri da tre a partita nel 2013/14 a ben 33,3 tentativi (6,7 in più dei secondi in questa speciale classifica); sono solo 26° per FG%, ma 11° per EFG%.

Shot chart di Patrick Beverley, stagione 2014-15Shot chart di James Harden, stagione 2014-15Shot chart di Trevor Ariza, stagione 2014-15Shot chart di Donatas Motiejunas, stagione 2014-15Shot chart di Dwight Howard, stagione 2014-15
Queste sono le shot chart della stagione in corso dei cinque giocatori titolari. Da sopra a sotto si tratta di Beverley, Harden, Ariza, Motiejunas e Howard.
Comunque il rendimento dell’attacco è peggiorato rispetto all’anno scorso. Houston segna 101,6 PPG ed è il 13° miglior attacco. Colpa delle scelte del tanto criticato McHale? Non del tutto. È vero che il piano tattico dei Rockets è piuttosto prevedibile, ma il più grande difetto, almeno in fase offensiva, è la carenza di attenzione. Sono troppi i cali di tensione per una squadra che punta al titolo, come testimoniano le 19,7 palle perse a partita (solo i 76ers hanno fatto peggio), specialmente se, come molto spesso succede, avvengono dopo aver conquistato un rimbalzo o sono frutto di spaziature troppe volte pessime.
Beverley e Motiejunas giocano un pick and roll
Le spaziaure sono pessimeBeverley porta un blocco a HardenBeverley porta un blocco a Harden che mette la tripla.Harden mette la tripla e Beverley va a rimbalzo
In quest’azione si notano i pregi e i difetti dell’attacco dei Rockets. Beverley e Motiejunas giocano un pick and roll. L’ area è però occupata da Howard e il play non può servire il lituano mentre taglia a canestro. Sul lato forte le spaziature sono pessime e c’è poco movimento. Allora Beverley attacca il lato debole portando un blocco ad Harden, il quale ha quel minimo di separazione che gli permette di mandare la tripla a bersaglio.
Al contrario la fase difensiva è andata in contro a un netto miglioramento rispetto all’anno passato. Proprio quei cali di tensione, che affliggono l’ attacco e per i quali tanto sono stati criticati durante la stagione scorsa, sono quasi spariti del tutto. Ora la difesa è molto fisica e intensa e i risultati sono agli occhi di tutti.
Persino Harden ha cominciato a difendere. Non ci credete? Allora guardate questo video.  http://youtu.be/6oP4eXW9y7g. Raddoppi e aiuti sono le parole d’ordine e tutti sembrano averle recepite. Sono 97.3 i punti subiti a partita (miglior difesa dietro solo a Portland, Indiana e Atlanta) e 9,5 le palle rubate.
 Parliamo ora dei movimenti che hanno portato Smith e Brewer alla corte di McHale. Per quanto riguarda J-Smoove, sappiamo tutti della sua fama di sfascia squadre. Molto spesso in questi casi si tratta solo di chiacchiere da bar, ma i dati parlano chiaro. Da quando lui se n’è andato dal Michigan, i Pistons possono vantare un record di 7 vittorie e 0 sconfitte, mentre i Rockets stanno viaggiando con un meno invidiabile score da 5-4, risultati sicuramente in controtendenza con gli obiettivi e gli andamenti stagionali delle due franchigie coinvolte. Inoltre quando l’ala ex Hawks è partito titolare sono arrivate 1 vittoria e tre sconfitte, mentre 4 W e 1 L quando è subentrato dalla panchina. Ovviamente si tratta di un campione molto ristretto, che pertanto va analizzato con molta calma, ma al momento sono gli unici dati in nostra mano e si dice che tre indizi facciano una prova.
Josh Smith, ala degli Houston Rockets
Josh Smith, ala grande degli Houston Rockets.
Venendo alle questioni di campo è evidente come Smith sia un giocatore molto indisciplinato tatticamente e la sua shot chart della stagione 2013/14 non è per niente simile a quello che chiede il coach da lui. Tutt’altro discorso per Brewer: vista la sua shot chart, è facilmente intuibile come mai si sia integrato così rapidamente nel gioco della squadra. Questo è uno dei motivi, se non IL motivo, per il quale uscendo dalla panchina ha fatto registrare 19.0 punti per 36 minuti giocati, mentre l’ex Pistons solo 14,9.Shot chart di Josh Smith, stagione 2013-14
Shot chart di Corey Brewer, stagione 2014-15
Shot chart della stagione 2013/14 di Josh Smith e Corey Brewer.
In sintesi, i Rockets con il doppio ingaggio di Brewer e Smith stanno cercando di fare il salto di qualità definitivo, ma solo il tempo ci dirà se diventeranno dei seri contender al titolo o se la loro stagione finirà al primo turno come l’ anno passato, visto che almeno al momento immaginarli fuori dalla postseason è un’ utopia. Del resto come spesso succede in questi casi, o la va, o la spacca e a McHale e i suoi va bene così; a loro non piacciono le mezze misure.
Per Nba Passion,
Antonio Greco

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