Los Angeles Lakers
1) La difesa dei Lakers è forte
LeBron James contro Paul George.
Impressionante è dire poco. Terzi per Defensive Rating nelle ultime 5 partite in cui hanno affrontato nell’ordine Memphis, New Orleans, Philadelphia, Milwaukee e i rivali cittadini. Reinterpretando il tutto hanno giocato contro due squadre da ottavo posto a Ovest, una finta contender e due aspiranti tale. I risultati sono sulla bocca di tutti con 4 vittorie e una sola sconfitta contro la più debole delle 5.
Bucks e Clippers sono stati annichiliti fisicamente e tatticamente da un roster in grado di marcare sostanzialmente qualsiasi tipo di giocatore e stella e di soffocare sotto le plance qualunque tentativo avversario. Onestamente il fatto che ci sia Frank Vogel a capo di questa banda non mi stupisce e non troviamo difficile rivedere in questi Lakers la ferocia agonistica dei Pacers di PG & co.
2) LeBron è forte
LeBron James.
MVP. Basterebbe questo termine per riassumere la stagione di un giocatore con i numeri messi sera dopo sera sul campo. E invece no, l’impatto che il Re ha avuto su questa banda di ex stelle fallite e comprimari di medio livello è difficilmente quantificabile. In questi Lakers c’è fame, leadership, compattezza e voglia di divertirsi.
Il fatto che una chimica del genere non si sia creata nella squadra dello scorso anno ci pone davanti i soliti quesiti sulla serietà agonistica delle nuove leve e ribadisce la mia idea circa la voglia di chiudere in bellezza di stelle ormai sbiadite. Puntare su Rondo, Bradley, Howard, Mcgee e Waiters è stata una scommessa vincente portata avanti da LeBron in prima persona. C’è la convinzione che lo spessore di questi giocatori sia stato valutato direttamente dal Prescelto prima fuori che dentro il campo da gioco.
3) LeBron è fortissimo
35 anni e non sentirli. Ennesima stagione impressionante portata avanti senza il clamore mediatico che probabilmente meriterebbe. Perché LeBron è cambiato nel tempo. Probabilmente ce ne siamo dimenticati o non ce ne siamo accorti. Probabilmente per paura di andare incontro all’ennesima, rischiosissima, delusione in post-season LeBron ha smesso di fare proclami e sparate mediaticamente rilevanti. Passata l’età dell’oro a Miami, James si è messo a lavorare anno dopo anno a testa mediamente bassa per cercare di creare intorno a sé l’ambiente ed il contesto ideale per vincere. Non ci è praticamente mai riuscito ma il suo valore rimane indiscutibile. A 35 anni ad avviso di chi scrive James è arrivato al suo massimo potenziale.
Se Los Angeles è la città giusta per un’ultima grande vittoria, un grande palcoscenico per una carriera monumentale, Davis è il compagno perfetto per lui. Tanto forte, tanto determinante e soprattutto tanto beta.
LeBron, amichevolmente, goditi il primo posto che poi alla prima sconfitta di playoffs torniamo tutti sul carro degli haters!



