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Jimmy Butler “poco propenso” all’idea di giocare nei Lakers

di Michele Gibin

La notizia della richiesta di trade da parte di Jimmy Butler pare aver scalfito uno dei fatti assodati in vista della prossima free agency, quella del 2019.

Lo scenario che vede la fila di giovani stelle davanti alla porta di Magic Johnson & Rob Pelinka, mossi dalla speranza di giocare al fianco di LeBron James, è diventato in poche ore molto meno plausibile di quanto si potesse immaginare.

LeBron James at Las Vegas Summer League

Il Re è in città, ed il resto viene di conseguenza

Abbastanza sorprendentemente, Butler non ha infatti inserito i Los Angeles Lakers nella sua lista di destinazioni gradite, in caso Minnesota voglia esaudire la sua richiesta.

L’ex giocatore dei Chicago Bulls ha espresso il desiderio di giocare al cospetto di una grande platea, in una grande metropoli.

Ciò che nessuno aveva calcolato però, è l’apparente indisponibilità di Butler a svolgere il compito di secondo violino – un violino di assoluto livello – per il Re.

Jimmy Butler vuole LA, ma non sponda Lakers

Se si accetta che, seguendo Agatha, tre indizi facciano una prova, gli elementi necessari a demolire lo scenario dei futuri Los Angeles Lakers infarciti di star ci sono tutti.

Secondo Adrian Wojnarowski di ESPN, il 29enne Jimmy Butler ambirebbe – in vista del suo prossimo contratto – diventare il giocatore di riferimento di una squadra fondata sulla sua leadership. Dal 2 luglio scorso, i Los Angeles Lakers non corrispondono più a tale definizione.

All’atto di “lesa maestà” di Butler si sommerebbe il gran rifiuto di Paul George – altro pezzo da 90 cercato dai Lakers in estate – di anche solamente ascoltare ciò che i giallo-viola avessero da offrirgli.

Nelle ultime ore è emersa la voce di un Kawhi Leonard sempre orientato verso la California ed LA, ma che guarda con estremo interesse alla sponda bianco-rossa della Città degli Angeli.

Se a quanto detto si aggiunge la fuga da Cleveland dell’inquieto Kyrie Irving, ecco che il quadro composto da stelle NBA under 30 desiderose di sfidare e detronizzare il Re, piuttosto che unirsi a lui alla comoda ombra delle mura della sua città, pare diventare chiaro.

Dove andrà Jimmy Butler?

L’ex Marquette ha scelto New York Knicks, Brooklyn Nets e LA Clippers quali mete predilette. Nelle ultime ore, altre squadre hanno orientato i propri telescopi in direzione Minnesota. Da Minneapolis fanno trapelare che la franchigia non intende cedere Butler, almeno per ora.

Jimmy Butler con coach Tom Thibodeau. Il coach e President of Basketball Operations dei T-Wolves non vuole cedere Butler

Sostanzialmente, quasi tutte le squadre farebbero (quasi) qualsiasi cosa per assicurarsi un giocatore come Jimmy.

Jimmy Butler non ha alcuna intenzione di rimanere ai T-Wolves. La sua richiesta di una trade ora ha motivazioni contrattuali.

Butler è eleggibile per un “max” da circa 190 milioni di dollari in 5 anni con la squadra di appartenenza (ad oggi i Timberwolves), o da 141 milioni i 4 anni in caso di firma altrove.

La squadra che uscirà vincente dalla “riffa” erediterà i Bird rights sul contratto attuale di Butler, guadagnandosi la possibilità di offrire all’ex Bulls il massimo in termini di soldi ed anni di contratto.

Un fattore decisivo per un giocatore che compirà 30 anni il 14 settembre 2019. I New York Knicks – parola del presidente Steve MIlls – non hanno intenzione di sacrificare prospetti e scelte future per un giocatore su cui potrebbero arrivare durante la free agency:

I Brooklyn Nets potrebbero non avere nulla che possa interessare a Minnesota. Un pacchetto incentrato su Allen Crabbe, DeMarre Carroll, forse su D’Angelo Russell, magari accompagnato da scelte future, non appare oggettivamente irresistibile.

Miami Heat o Portland Trail Blazers potrebbero riuscire là dove Brooklyn è destinata a fallire. Miami ha un roster ricco di giocatori estremamente interessanti, ed ha Pat Riley.

Portland potrebbe offrire C.J. McCollum, e tentare lo stesso azzardo tentato dagli OKC Thunder appena un anno fa con Paul George. Lo scambio appare qualitativamente e numericamente fattibile. E’ altrettanto vero però che negli ultimi anni, il front office dei Blazers non abbia mai dimostrato molto spirito d’avventura.

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