Giugno è il mese preferito da praticamente tutti gli appassionati di basket NBA. Il mese delle Finals, il mese in cui le leggende di questo sport si consacrano sul palcoscenico più importante. Giugno è però anche il mese del Draft. Gli echi della disperazione dei Brooklyn Nets fanno da contrappunto all’eccitazione dei tifosi Sixers. Philadelphia, da anni ben lontana dalle posizioni nobili della Lega, ha adesso più di un motivo per sorridere. The Process potrebbe essere arrivato finalmente al momento clou. Sam Hinkie da qualche parte sorride, con l’aria di chi già sapeva tutto.
The Process e non solo
Se Joel Embiid (conosciuto ormai egli stesso come ‘The Process’) è ovviamente il motivo principale dell’eccitazione in casa Sixers, non è affatto l’unico. Dario Saric, su tutti, ha dimostrato di essere un giocatore vero, cosa che in pochi si aspettavano a questo livello. I tanti minuti a disposizione nel contesto Sixers e la poca pressione hanno sicuramente giovato, ma il talento croato ci ha messo molto del suo. Si giocherà il titolo di ROY col compagno (che avrebbe comunque vinto a mani basse il trofeo senza l’ennesimo infortunio).
Oltre alla consapevolezza di avere un reparto lunghi potenzialmente devastante, il tifoso Sixers può sorridere per altre ragioni. Brett Brown è stata forse la scelta più azzeccata dell’ex-GM Hinkie, che proprio con il coach aveva un ottimo rapporto. Brown rimase infatti parecchio infastidito dall’improvviso licenziamento dell’uomo che l’aveva assunto. L’ex-assistente di Popovich a San Antonio era, ed è, l’uomo giusto per guidare i Sixers alla rinascita. Bret Stuter, giornalista che segue le vicende dei Sixers, lo descrive come “eternamente ottimista, paziente, mai fuori controllo”.
Con un pizzico di fortuna in più, e grazie alla possibilità di scegliere di nuovo molto in alto al prossimo Draft, i Sixers possono guardare al futuro con eccitazione ed ottimismo. La fame di vittorie è enorme, e i pezzi del puzzle sembrano andare lentamente nel posto giusto.
Sixers da playoff già dalla prossima stagione?
Perchè no? Se rimangono in salute sono una delle squadre più interessanti, in prospettiva, della Lega. Fra due anni raggiungere i playoff potrebbe anche essere considerato l’obiettivo minimo. La prossima stagione forse è ancora presto. La cosa più importante rimane la crescita della squadra e poter capire chi potrà dare il proprio contributo quando il livello si alzerà. Ma crescere vincendo qualche partita in più non farebbe male. Detto questo, c’è ancora molto lavoro da fare sul roster di Phila.
Un aiuto sicuramente può arrivare dalla free agency, dato l’enorme spazio salariale nel monte stipendi dei Sixers. Il reparto da migliorare? Sicuramente il backcourt. Kyle Lowry è il profilo di cui si parla di più. Lowry, 31 anni e nativo della Pennsylvania, può essere la star adatta a far cambiare definitivamente direzione ai Sixers. Allo stesso tempo rappresenta un investimento molto importante, vista l’età. Il mercato potrebbe vedere anche la partenza di Jahlil Okafor, se questa permettesse l’arrivo di un veterano.
The Process insomma non è ancora finito, ma ci avviciniamo alla parte conclusiva. Philadelphia, che non si era mai ripresa definitivamente dall’addio di Allen Iverson, nel lontano 2006, ha potuto assistere quest’anno a qualcosa che può solo moltiplicare le speranze in vista del futuro. La direzione è quella giusta. Philadelphia sembra finalmente pronta per tornare tra le grandi.



