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La scalata di Dejounte Murray

di Gianluigi Ambrosiano

La notte del 22 gennaio è stata storica in casa San Antonio Spurs. E stavolta non per uno degli innumerevoli record che la franchigia texana ha frantumato nel corso degli ultimi anni. E neanche per la sconfitta casalinga contro gli Indiana Pacers, che per quanto inaspettata, raffigura perfettamente la stagione altalenante degli speroni sin qui. È una notte che resterà nella storia perché coach Gregg Popovich ha deciso di panchinare il fido scudiero Tony Parker per aprire le porte del quintetto titolare a Dejounte Murray, proprio lui che aveva sostituito il francese ad inizio stagione durante l’infortunio.

Ma cosa può dare questo ragazzo ai texani, in cerca di nuove certezze?

Murray è la classica scelta degli Spurs, la numero 29 del draft 2016. Il prodotto in uscita dai Washington Huskies (17 punti, 6 rimbalzi e 4 assist di media) è un giocatore moderno, con una apertura alare misurata in 208 cm e un fisico da 196 cm per 77 kg. Il primo anno in NBA è stato quello dell’apprendimento dei metodi di allenamento di Pop: la filosofia dell’eccentrico coach è un insieme di movimenti perfetti e passaggi precisi, ed entrare nelle rotazioni sin da subito è una missione quasi impossibile. Il 2016/17 si è chiuso così con sole 38 apparizioni e poco più di 8 minuti di media giocati.

È Invece in questa stagione che le cose sono cambiate radicalmente. Il 2017/18 si è aperto infatti con Parker ancora ai box per l’infortunio patito nella serie contro gli Houston Rockets e Murray di conseguenza piazzato titolare.

La partenza è stata clamorosa: doppia doppia di media sfiorata e prime 3 partite chiuse con 13 punti e 9.6 rimbalzi con un incredibile 56% dal campo. I numeri si andranno normalizzando, ma gli sprazzi di talento sono ben visibili.Nelle prime 7 partite da titolare ad ottobre, Murray ha dimostrato una buona confidenza in campo, chiudendo il mese con 8.7 punti, 6.7 rimbalzi e e quasi 4 assist a partita, tirando con il 40% dal campo.

La grossa differenza con Parker è la maggiore fisicità di un giocatore molto più portato al rimbalzo rispetto al francese. Ma soprattutto a livello fisico Murray può contenere le più esplosive guardie della lega, come dimostra il clamoroso sin qui un defensive rating approssimativo di 94, frutto di un sistema difensivo perfetto come quello degli Spurs, seconda retroguardia della lega.

 

L’attitudine di Murray nell’andare a rimbalzo può far comodo agli Spurs.

Dal punto di vista offensivo c’è ancora molto da lavorare. I 3.7 assist a partita non devono trarre in inganno. Murray è un buon costruttore di gioco, ma le frequenti situazioni in post per LaMarcus Aldridge ed un gioco meno fluido di quello delle passate stagioni non lo aiutano. Qualche problema in più nel riuscire a costruire tiri puliti, il 41% con cui sta tirando quest’anno non è un gran risultato, ma è anche frutto dei classici errori di un giocatore al secondo anno. Deve migliorare il jumper dalla media e sfruttare maggiormente la propria altezza contro i pariruolo. Shaun Livingston ad esempio che è solo 4 cm più alto, ha costruito una carriera tirando sopra difensori più bassi. Ben più preoccupante è la assoluta inesistenza di un tiro da fuori, visto che in una lega in cui il range di tiro si sta allargando in maniera impensabile fino a qualche anno fa non ci si può più permettere di essere monodimensionali. Troppo poche le triple tentate da quando è sbarcato nella lega, trasformate con un preoccupante 30%: un dato da incrementare.

 

Murray può colpire dal midrange, ma deve trovare costanza.

Ad oggi Murray è sicuramente un giocatore da tenere d’occhio. Anche Kawhi Leonard era entrato nella lega come specialista difensivo, ma nel corso degli anni si è trasformato in una star globale. La difesa è la chiave per emergere a San Antonio: le basi ci sono tutte, la produzione offensiva migliorerà sicuramente negli anni, in modo da poter garantire un buon quantitativo di punti e assist.

Gli Spurs erano stati al centro di voci di mercato in estate prima per Chris Paul e successivamente per Kyle Lowry.  Solo voci appunto e niente più, dato che la società non si è mossa su quel fronte. Forse gli Spurs  un tassello per il  futuro ce l’hanno in casa, come già accaduto in precedenza: a Murray l’arduo compito di continuare la tradizione.

 

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