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Antetokounmpo su The Last Dance: “C’è tanto da imparare, inseguire la grandezza è una missione di vita”

di Bucci Lorenzo

La docuserie prodotta da ESPN “The Last Dance”, sui Chicago Bulls dell’ultimo anello, è ormai un tema di grande attualità. Soprattutto tra i giocatori, molti dei quali proveranno ad imparare qualcosa osservando, soprattutto, la figura di MJ e la sua leadership. Tanti si chiedono quale sia il più grande insegnamento che questa serie possa a dare a chi la guarda. Domanda che si è posto anche l’attuale MVP in carica, Giannis Antetokounmpo.  Attraverso un tweet infatti, ha chiesto ai suoi follower di rispondere a questo quesito, prima di pubblicare la sua risposta.

Le risposte sono state tantissime, e il greco ha postato poche ore dopo il suo pensiero.

Inseguire la grandezza è una missione di vita. Per Antetokounmpo è questo il messaggio che più lo ha colpito, che tenterà di mettere in pratica anche in campo. E’ il suo obiettivo già da tempo, e non è sicuramente qualcosa che scopriamo solo oggi. Lo scorso 18 novembre, dopo la partita contro i Bulls, aveva parlato in questo modo ai microfoni di ESPN: “Voglio assolutamente diventare uno dei giocatori più forti della storia”. Parole dette guardando la 23 di Jordan e la 33 di Pippen appese al tetto dello United Center, che dimostrano la grande determinazione del greco, e la sua incredibile tenacia.

Giannis Antetokounmpo e il suo obiettivo

“Cerco sempre di concentrarmi al massimo su quello che devo fare. Negli anni precedenti vedendo giocare sia Michael ma anche Scottie mi ha motivato tantissimo. E giocare qui, a casa loro, in una città così importante per il mondo del basket, mi spinge a giocare al massimo”.

A 25 anni, Giannis è già in corsa per un secondo titolo di MVP. Un giocatore cresciuto nel tempo, da giocatore smilzo e sconosciuto, a uomo franchigia di una squadra NBA. Osservando la sua età e quella di Jordan al suo primo titolo, per lui c’è ancora molto tempo per salire sul trono dei più grandi di sempre. Il GM dei Bucks, Jon Horst, ha rimarcato proprio questo tema, studiando la carriera di “His Airness”. “Guardando bene le squadre hanno quasi tutte un’età media di 30 anni, mentre quelle che arrivano alle finali di conference si aggirano intorno a 26/27/28 anni. Giocatori come Michael Jordan, che ha vinto il suo primo titolo a 28 anni, hanno impiegato tempo prima di mettersi un anello al dito. Quando vedo la nostra squadra, il nostro staff e la tifoseria che ci segue con così tanta affluenza e costanza, capisco che è stato fatto un grandissimo lavoro. Non si tratta di un grande anno o di una buona corsa ai playoffs, siamo riusciti a creare un progetto duraturo, una squadra che ha prima scoperto come diventare grande, e poi come mantenere il livello così alto per più stagioni. Penso che sia davvero una bella storia la nostra”.

Il progetto Milwaukee Bucks

I Bucks quest’anno, prima della sospensione, erano una delle favorite per raggiungere le finali NBA, e potersela giocare con chiunque. Il record di 53 vittorie e 12 sconfitte conferma le loro potenzialità, anche se come sappiamo bene, ai playoffs è tutta un’altra storia. Risale al 1971 il primo e ultimo titolo in casa Bucks, e questo poteva essere un anno buono per tentare l’assalto all’anello, nonostante le corazzate di Los Angeles viste da molti come le più papabili alla vittoria finale. Mike Budenholzer però, il loro attuale allenatore, ha pronunciato parole sicure e ricche di fiducia verso i suoi: “Non siamo inferiori a nessuno nella NBA. Ci sono molte squadre che vogliono arrivare alla fine, ma non abbiamo paura di nessuno. Bisogna sempre guardare e imparare dai migliori, e i Bulls dell’epoca sono sicuramente speciali. Vogliamo diventare una squadra continua, che riesca ad imporsi per più stagioni. Il fatto di non aver vinto ancora nulla ci rende più affamati, più vogliosi di raggiungere il nostro obiettivo. Dobbiamo rimanere umili, c’è ancora molto lavoro da fare”.

Le parole di George Hill e Marvin Williams

Guardare il documentario sui Bulls, farà sicuramente bene a tutti i giocatori, staff compreso. A questo proposito, anche George Hill ha speso alcune parole in merito: “Sono cresciuto a Indianapolis, e quando ero bambino i più grandi rivali di quel tempo erano proprio i Bulls. Sono un grandissimo fan di Jordan, e penso che sia stato uno dei motivi, insieme ad Allen Iverson, per cui ho iniziato a giocare a basket. Guardare ciò che facevano in campo mi affascinava, credo che ciò valga per tutta la mia generazione. Volevo essere proprio come loro, volevo essere competitivo”.

Un altro giocatore dei Bucks, forse quello che conosce meglio Michael, è Marvin Williams. L’ex Charlotte Hornets, arrivato a Millwaukee solo a febbraio, ha giocato per ben 6 stagioni agli Hornets, di proprietà appunto di MJ. “Ovviamente, per conoscerlo personalmente adesso è molto diverso. Lo dice anche lui, è molto più rilassato rispetto a prima, quando giocava. E’ molto divertente, ed è stato un grande onore poterlo conoscere così da vicino”.

In caso di ritorno in campo per il termine della stagione, sarà molto interessante vedere come questi Bucks torneranno in campo. L’impatto di Antetokounmpo sarà fondamentale, ma come ha dimostrato la serie su Jordan, non è un solo giocatore a fare una squadra. Per vincere un anello c’è bisogno che tutti i membri della squadra e dello staff lavorino in sintonia per raggiungere un’obiettivo condiviso, e per i Bucks, ma soprattutto per Giannis Antetokounmpo, c’è ancora tempo per maturare e raggiungere il tetto della NBA.

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