Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsMilwaukee Bucks“Crazy Eyes” Bobby Portis si racconta: “Dal pugno a Mirotic alla finale NBA”

“Crazy Eyes” Bobby Portis si racconta: “Dal pugno a Mirotic alla finale NBA”

di Filippo Beltrami
Bobby Portis

Uno dei protagonisti inaspettati della stagione fin qui ottima dei Milwaukee Bucks, Bobby Portis, autore di 11 punti e 7 rimbalzi di media a partita in questa stagione in uscita dalla panchina, ha raccontato a Shams Charania di The Athletic alcuni dei momenti che l’hanno portato a firmare con i Bucks nella free agency del 2020. “Leon e Wesley (Leon Rose e William Wesley, presidente e vice presidente dei Knicks, ndr) mi hanno contattato e hanno cercato di farmi rimanere a New York, ma io volevo andare in una squadra con una mentalità vincente e dove sentivo che avrei potuto adattarmi bene. Ho guardato la “bolla” la scorsa stagione e ho guardato molto Milwaukee. È stato lì che ho pensato che sarebbe stata una squadra in cui mi sarei adattato al meglio.

Il fatto di unirsi ai Bucks ha comportato un grande sacrificio economico da parte di Portis. Infatti è passato dal guadagnare 15 milioni di dollari in quel di New York ai 3.6 milioni che gli hanno offerto i Bucks. “Durante la mia carriera sono riuscito a mettere via un po’ di soldi, quindi il fatto di ridurre in quel modo il mio stipendio non mi ha pesato più di tanto, dato anche che vorrei giocare in NBA ancora per un altro decennio. Volevo usare questo anno come un anno per riuscire a rifarmi un nome. E fino ad ora devo dire che sta andando alla grande. È una delle decisioni migliori della mia carriera.”

Come Portis e i Bucks sono arrivati a una soluzione comune

Il nativo di Little Rock, Arkansas ha poi parlato di come lui e i Milwaukee Bucks hanno deciso di passare quest’anno insieme. “Ho mandato un messaggio a Giannis e gli ho detto che sarei potuto venire lì e aiutare la squadra e chiunque altro me l’avesse chiesto. Lui è andato dal front office e gli ha detto che ci dovevamo incontrare. Non conoscevo Giannis molto bene allora. Quindi il fatto di essere riuscito a chiedere a lui e il fatto che lui mi abbia risposto è stato fantastico. Allora era in Grecia. Eravamo in due posti diversi con sette ore di fuso tra uno e l’altro quindi ho dovuto cercarlo tenendo conto anche di questo. Ma quando sono riuscito finalmente a contattarlo, tutto è andato per il meglio.”

Bobby Portis ha raccontato anche di cosa l’ha spinto a decidere di giocare per vincere piuttosto che per i soldi.Penso che la bolla dell’anno scorso mi abbia spinto a farlo. Negli anni precedenti, quando la mia squadra non era nei playoffs, riuscivo a non pensarci e tutto scorreva liscio. Andavo in vacanza con la mia famiglia, viaggiavo di qua e andavo ad allenarmi di là. Ma l’anno scorso, quando la mia squadra non è stata invitata nella bolla, penso che sia stato quello il momento in cui ho capito che ne avevo abbastanza. Sono stato in casa per 9 c***o di mesi, da marzo a novembre. Niente partite NBA in cui poter giocare. Solo allenamento. Il vedere le altre squadre che giocavano nella bolla mi ha fatto davvero cambiare mentalità.”

Bobby Portis: “Il pugno a Mirotic? Ecco come è andata veramente”

L’ex giocatore dell’università dell’Arkansas ha raccontato anche dei retroscena su un episodio del 2017 riguardante un incidente in allenamento in cui lui aveva dato un pugno a Nikola Mirotic. “Io e Mirotic litigavamo sempre. Non è stata la prima volta. Le persone nel front office sapevano tutto. Però quello è stato diverso. Quello che è uscito fuori è stato che io gli ho tirato un pugno o qualcosa del genere.

“I ragazzi presenti allora sanno benissimo cosa sia successo. Se fosse stato davvero una cosa del genere non mi avrebbero mai offerto il rinnova del contratto. Ma la cosa strana è che io e lui giocavamo insieme sin da quando lui era ritornato dall’infortunio. Non gli ho più parlato da allora, ma non ho nulla contro di lui. Avevo 22 anni allora è lui penso ne avesse 26. Eravamo entrambi ragazzi giovani. È stato solo un momento confuso per me.”

L’ex giocatore dei Bulls ha poi parlato di quando ha deciso di rifiutare l’estensione contrattuale da 40/50 milioni offertagli dalla franchigia dell’Illinois.Se allora avessi saputo quello che so adesso, avrei detto al me stesso più giovane di accettare quell’offerta. Quelli sono soldi che ti cambiano la vita. Con quei soldi avrei potuto mantenere la mia famiglia e anche le prossime generazioni. Ma allora non la vedevo in quel modo. Allora pensavo ‘Beh io penso di valere così e così…’ Ma allora l’erba del vicino non era sempre verde. A volte funziona per alcuni. So solo che avrei dovuto accettare quella proposta. Penso che sarebbe stato il posto giusto per me. Mi trovavo bene con i Bulls.”

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