Danilo Gallinari ha concesso una lunga intervista a Hoopshype nella quale ha toccato tanti temi interessanti. L’azzurro ha ripercorso tutta la sua carriera NBA, ricca di soddisfazioni ma purtroppo troppo spesso rallentata da infortuni che l’hanno probabilmente privato della possibilità di lottare per il titolo. Il Gallo, ovviamente, ha parlato anche della nostra pallacanestro e dagli step da compiere per cercare di avvicinare il gotha del basket europeo, identificato nella Francia e nella Germania. Ricordiamo che la nostra Nazionale non raggiunge il podio in una manifestazione importante dalle Olimpiadi di Atene 2004, un intervallo di tempo davvero troppo lungo per una nazione che in altre discipline, invece, è in crescita e eccelle con continuità.
Gallinari, nel suo periodo in Azzurro, terminato con l’eliminazione nel torneo preolimpico che avrebbe garantito la qualificazione a Parigi 2024, non ha mai raggiunto soddisfazioni nonostante una generazione ricca di talento che oltre all’ex Denver Nuggets vantava elementi quali Belinelli e Bargnani. Al momento il Gallo non è coinvolto in alcuno progetto federale, per sua stessa ammissione il nativo di Sant’Angelo Lodigiano si sta dedicando ad attività extra cestistiche come ad esempio la sua azienda di tequila.
Danilo Gallinari e il futuro della pallacanestro italiana
Interrogato su quali iniziative possano essere intraprese per cercare di innalzare il livello della nostra pallacanestro, Gallinari ha evidenziato la necessità di lavorare sui più giovani. “È un’ottima domanda, a cui è difficile dare una risposta netta. Se penso ai club in cui ho giocato da ragazzo, direi che c’erano maggiori investimenti nei settori giovanili. Oggi gli investimenti sono diminuiti e si è innescata una reazione a catena”. L’ex Olimpia Milano ha sottolineato come la figura dell’allenatore nelle giovanili sia diventato meno centrale con evidenti ripercussioni sui ragazzi. “Gli allenatori non dedicano abbastanza tempo ai ragazzi. Spesso hanno un secondo lavoro e il basket non è più la loro priorità assoluta. I miei allenatori erano con noi 24 ore su 24, 7 giorni su 7; il basket era l’attività principale oltre alla scuola, ciò a cui ci dedicavamo tutto il giorno”.
Ovviamente la crescita dei ragazzi non può terminare ai campionati giovanili, è necessario avere anche un periodo di apprendistato nelle prime squadre. Molto spesso la poca pazienza verso i più giovani blocca il percorso di crescita, per evitare questa situazione Gallinari ha evidenziato l’esigenza di avere dei club che diano spazio agli under consapevoli delle possibilità di sbagliare. “I giocatori italiani che dovrebbero trovare spazio in campionato non viene data l’opportunità di giocare nella massima serie, di fare esperienza sbagliando e di crescere. Questo è un altro problema enorme”.

