La parata dei Knicks per il titolo NBA per le strade di New York si è trasformata (anche) in un terreno di scontro politico tra James Dolan, proprietario della squadra, e il sindaco di NY Zohran Mamdani, due persone che non potrebbero essere del resto più lontane.
Dolan, amico di lunga data di Donald Trump tanto da invitarlo anche per gara 3 delle NBA Finals, facendone il primo presidente USA in carica a presenziare alle finali del campionato. E Mamdani, sindaco socialdemocratico della città dal 2026 e su posizioni che negli Stati Uniti sono considerate di “estrema sinistra” usando vecchie categorie. Già durante le Finals tra Dolan e il primo cittadino erano emerse polemiche, circa la gestione dell’ordine pubblico e dei vari “watch party” organizzati con maxi schermi in vari punti della città. Per gara 3 il consueto party con maxi schermo fuori dal Madison Square Garden era stato annullato su richiesta del NYPD per la visita di Trump e le connesse ragioni di sicurezza.
Parlandosi a distanza, tramite interviste e interventi in TV, Dolan e Mamdani si sono beccati per giorni, con il proprietario dei Knicks ad accusare il sindaco di non essere “un vero tifoso” della squadra ma uno che sale sul carro del vincitore: “Ci sono persone che se ne stanno qui a dire di essere i più grandi nostri tifosi ma non lo sono. Lui (Mamdani, ndr) non lo è“. A seguito della querelle sugli watch party per gara 3 e gara 4, la MSG Sports – la holding cui Dolan fa capo – aveva definito il sindaco Mamdani e altre personalità come il capo della polizia di NY Jessica Tisch, “dei guastafeste“.
La festa sul palco davanti alla City Hall, al municipio di New York punto d’arrivo della parata, s’è trasformato in un altro round del match Dolan-Mamdani. Il sindaco ha aperto con un discorso di 10 minuti che ha introdotto la consegna delle chiavi della città alla squadra, discorso in cui Mamdani ha ricordato tutte le sventure e gli anni di sconfitte e imbarazzo patite dai Knicks e dai loro tifosi, sostanzialmente per vent’anni dal 2001 al 2021 quando la squadra è tornata rilevante, con coach Tom Thibodeau, Leon Rose e Jalen Brunson. Il sindaco si è premurato di citare tutti i protagonisti di ieri e di oggi, compresi alcuni nemici storici di James Dolan, considerati “persone non grate” come Charles Oakley a suo tempo già bandito da Dolan dal Garden. E andando ben indietro nel tempo passando da Willis Reed a Bernard King a Pat Ewing. “Questo titolo appartiene anche a tutti loro, perché una squadra vincente non la si costruisce in un solo anno” ha detto in un passaggio.
Mamdani s’è preso parecchio tempo per il suo discorso, battendo i precedenti record ufficiosi degli ex sindaci come Eric Adams e Bill De Blasio nelle precedenti parate per gli altri titoli delle squadre cittadine. 10 minuti e rotti di discorso, seguiti da 8 minuti buoni di cerimonia della consegna delle chiavi della città.
A quel punto è toccato a James Dolan, che prima ha evitato di fatto di posare con Mamdani per le foto di rito e la consegna delle chiavi, tenendo una distanza di sicurezza. Prendendo la parola, Dolan ha poi “ringraziato” a suo modo il sindaco pur senza nominarlo: “Per fortuna non mi servono voti, né mi serve ricordare che cosa hanno vissuto i veri tifosi dei New York KNicks perché se sono veri tifosi lo sanno già molto bene“. Come se fosse un vanto tra l’altro, e come se Dolan in prima persona non fosse stato il responsabile di quasi 20 anni di sconfitte e delusioni.
James Dolan ha confermato che i suoi Knicks andranno alla Casa Bianca per la visita di rito della squadra campione NBA al presidente degli Stati Uniti, una tradizione sportiva negli USA interrotta salvo rare eccezioni da quando Trump è diventato presidente, dal 2016 al 2020 e ancora dal 2024. “Lo conosco da 30 anni, è un amico e sarò davvero fiero di portare la squadra alla Casa Bianca” ha detto Dolan a margine della parata.
Prima della parata, sempre Dolan aveva parlato della squadra che verrà dal prossimo anno, anticipando che i Knicks “non finiranno oltre il second tax apron” salariale per confermare in blocco il roster fresco campione NBA. E conti alla mano, potrebbe significare che due giocatori importanti e che saranno free agent come Landry Shamet e soprattutto Mitchell Robinson, potrebbero lasciare i Knicks.

