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Jerry Colangelo: “Team USA fallimento che mi perseguiterà, a Tokyo squadra forte”

di Michele Gibin

Comparare Indianapolis 2002 con Cina 2019? Impossibile per Jerry Colangelo, grande capo della USAB che dopo la fine dei Mondiali FIBA 2019 avrà 12 mesi per costruire la squadra che volerà a Tokyo per le olimpiadi.

I Mondiali di casa nel 2002 furono la caduta di una squadra presuntuosa e ricca di All-Star (Paul Pierce, Michael Finley, Jermaine O’Neal, Shawn Marion, Reggie Miller, Elton Brand, Antonio Davis), che riuscì a trovare persino il modo di litigare a torneo in corso (coach George Karl panchinò Pierce nell’ultima partita dopo un diverbio), e che due anni più tardi avrebbe fatto una figura ancora peggiore ad Atene, con Larry Brown in panchina, seduto di fianco ai giovani Dwyane Wade, Carmelo Anthony e LeBron James mentre in campo Allen Iverson, Stephon Marbury e Tim “FIBA sucks” Duncan decidevano le sorti di Team USA.

Team USA 2002: Reggie Miller, Ben Wallace, Jay Williams, Shawn Marion, Elton Brand, Jermaine O’Neal e Raef LaFrentz

Non si può fare un paragone” Spiega Colangelo a Chris Mannix di SportsIllustrated “Sono due situazioni completamente diverse“. La squadra che ha giocato e raggiunto il settimo posto in Cina è un team giovane, messo assieme defezione dopo defezione, forfait dopo forfait con la sensazione che la vittoria sarebbe stata davvero proibitiva questa volta. Gli infortuni dei pochi reduci hanno fatto il resto, nell’opinione di Jerry Colangelo: il campione NBA Kyle Lowry che avrebbe dovuto esserci si è arreso ad un problema ad una mano, il lanciatissimo Kyle Kuzma è tornato a casa nemmeno una settimana prima del torneo, Jayson Tatum ha giocato solo due partite, Marcus Smart ha avuto problemi fisici per tutta l’ultima parte di preparazione.

Credo che senza quegli infortuni avremmo potuto vincere. Non ci è stato però possibile assorbirli: il basket è lo sport di squadra per eccellenza, ed in nazionale la familiarità tra giocatori fa tutta la differenza, Guardiamo alla Spagna, all’Argentina (…) il mio rimpianto non è non aver potuto contare sugli infortunati. E’ non aver potuto contare su chi si è tirato indietro dopo essersi impegnato

Secondo Colangelo, due o tre giocatori reduci dal mondiali hanno già staccato il loro virtuale biglietto per Tokyo 2020: Kemba Walker, l’unico All-Star plurimo a non tirarsi indietro, e Donovan Mitchell e Marcus Smart, esempi di dedizione alla causa: “Gli altri giocatori? Valuteremo caso per caso. La cosa più importante è costruire una squadra forte, al più forte possibile (…) negli ultimi anni Team USA non aveva mai deluso, questo fallimento sarà qualcosa che mi urterà fino alle Olimpiadi“.

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