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Kevin Garnett, “Il mio sogno è riportare l’NBA a Seattle”, discute di Kobe e dei suoi piani futuri

di Gabriele Melina

E’ dal lontano 2008 che Seattle, città dello stato di Washington, non possiede una squadra appartenente alla maggiore lega professionistica di pallacanestro statunitense.  All’incirca dodici anni fa i SuperSonics venivano venduti da Howard Schultz, all’epoca proprietario di maggioranza della franchigia, ad un gruppo di uomini d’affari dell’Oklahoma, dando vita a quelli che oggi sono i Thunder di Chris Paul e Danilo Gallinari.

Kevin Garnett, ex leggenda dei Minnesota Timberwolves recentemente inserito nella Hall of Fame della pallacanestro, ha descritto all’interno di un’intervista uno dei suoi desideri principali, ovvero quello di voler rivedere una squadra NBA in opera a Seattle.

L’MVP della stagione 2003\04 ha, inoltre, espresso alcune considerazioni personali su altri argomenti, come: il suo rapporto con Kobe Bryant, le sensazioni che ha provato nell’essere introdotto all’interno dell’Olimpo del basket, l’effetto che ha avuto la rapida diffusione del Sars-CoV-2 sulla sua routine quotidiana, e cosa ha programmato di importante per i suoi anni venturi.

 Kevin Garnett, il mio sogno è:”Comprare i Sonics e riportarli a Seattle”

In ventuno stagioni, e 1462 incontri totali disputati, Garnett ed i Seattle SuperSonics si sono sfidati tra loro ventisette volte, di cui solo otto gare portate a casa da vincitore per il nativo del South Carolina.

Il lungo ex Boston Celtics ricorda quel periodo della sua carriera con particolare attenzione ed ammirazione, sottolineando quanto fosse ardua l’impresa di rimanere lucidi in un’atmosfera così intensa, alimentata dal forte calore convogliato verso il palazzetto dai tifosi locali.

“Se avessi un sogno, sarebbe proprio quello di poter comprare i Sonics per poi riportarli nella zona nord-occidentale degli Stati Uniti, così da riaccendere la passione per l’NBA che vige nell’animo di quei tifosi. Credo sia una cosa essenziale di cui abbiamo estremamente bisogno”.

Successivamente, il discorso si è spostato sull’inserimento del quindici volte all-star nella Hall of Fame. La classe 2020 prevede di inserire nel suo albo d’oro nove membri, di cui quattro ex giocatori. Quest’ultimi sono lo stesso Garnett, Bryant, Tim Duncan, e Tamika Catchings, una delle giocatrici più di successo dell’intera storia della WNBA.

Il quarantatreenne non ha esitato a spendere buone parole a favore dei suoi colleghi, elogiando prima Kobe per il suo incredibile spirito combattivo che lo ha accompagnato per tutta la sua vita, dentro e fuori dal campo, poi facendo riferimento all’ex San Antonio Spurs ed a tutti gli incredibili incontri passati a duellare sotto canestro, infine, evidenziando l’etica del lavoro di Catchings che le ha consentito di raggiungere livelli così alti.

Mi piace pensare come tutti e tre ci siamo spinti a vicenda per raggiungere il nostro meglio. Entrare a far parte di una classe così elitaria rappresenta un grandissimo onore per me“, ha riportato Garnett.

Kevin Garnett, “Ad oggi cerco di apprezzare le piccole cose”

Il nove volte all-NBA ha condiviso la sua esperienza con l’annata 2020, fino ad oggi descritta da lui stesso come un periodo terribilmente negativo e di sofferenza.

La rapida diffusione del Sars-CoV-2 e tutte le relative complicazioni a livello mondiale, hanno oscurato, assieme alla scomparsa di Bryant, i primi mesi di questo nuovo anno. Kevin Garnett, ad oggi, sta cercando di limitare la quantità di informazioni che può assimilare dalle varie reti televisive o dai social network, perché tutto ciò gli appare come un qualcosa di “estremamente pauroso e doloroso“.

Sinceramente, sto solo cercando di stimolare la mia mente in modo da rimanere attivo anche in questi momenti difficili. Mi sto cibando di libri, di documentari. Da quando Kobe è scomparso, il 2020 è andato di male in peggio, pieno di alti e bassi e di inevitabile negatività. Quindi, cerco di essere produttivo e di apprezzare maggiormente le piccole cose della vita“.

Il Black Mamba e Garnett condividevano da tempo la stessa passione lontano dal parquet: quella di raggiungere il cuore e la mente delle persone, specialmente dei bambini e dei ragazzi, attraverso storie da raccontare, attraverso libri o documentari. L’ex giocatore dei Brooklyn Nets ha fondato una compagnia denominata “Content Cartel“, con la quale vuole raccontare aneddoti della sua vita personale, presentandosi come un modello a cui le nuove generazioni possono aspirare.

Il mio consiglio è di rimanere sempre pronti, di pensare al domani ed al proprio futuro. I giocatori devono pensare a costruirsi un successo non solo per loro stessi, ma anche per le loro famiglie“, questo il sincero consiglio di KG.

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