Hanno rischiato grosso i Miami Heat di buttare al vento una partita in cui conducevano anche di 10 punti a 3 minuti dalla fine, in casa contro i New York Knicks ma alla fine l’hanno spuntata per 115-113, anche grazie ai 14 punti dalla panchina di Simone Fontecchio.
Miami, che sta giocando ancora senza Bam Adebayo e Tyler Herro, ha mandato 8 uomini in doppia cifra compreso Fontecchio, e con 19 punti di Norman Powell e una doppia doppia da 16 punti e 14 rimbalzi di Kel’er Ware. I Knicks hanno rimontato nel finale e con Miles McBride e Karl-Anthony Towns hanno sbagliato ben 5 tentativi per vincere la partita negli ultimi secondi.
New York senza Jalen Brunson non ha l’uomo dei finali e si vede. Al suo posto c’è McBride a cui non sembra vero avere così tanto spazio e minuti e che gioca un ultimo minuto di partita da pazzi. Forza almeno tre conclusioni quando si poteva costruire qualcosa di meglio, i Knicks sono più grossi a rimbalzo e con Towns riescono a procacciarsi due possessi extra ed è proprio KAT a fallire un tiro dalla media abbastanza comodo a fil di sirena. Lo fallisce e Miami sopravvive ma la gestione di Miles McBride è da ufficio inchieste.
La point guard di riserva dei Knicks chiude con 25 punti e un bello zero alla voce assist, tira tutto quello che gli capita per le mani e NY fa 9 su 36 da tre. Tutt’altra cosa è l’attacco di Miami che produce buoni tiri per tutti e 29 assist a fronte di 12 palle perse, per Simone Fontecchio 14 punti con 4 su 7 da tre, 4 rimbalzi e 3 assist alla fine in 21 minuti. Dall’altra parte Mikal Bridges raccoglie ciò che McBride lascia sul tavolo e mette assieme 23 punti mentre Towns, la cui dote migliore non è storicamente imporsi coi compagni di squadra esuberanti, chiude con 22 punti e 1 su 7 da tre.
I Knicks erano come detto senza Brunson, e senza OG Anunoby che starà fermo per almeno due settimane per infortunio. E per una squadra che avrebbe dovuto dominare l’Est sono partiti piuttosto piano, 8-5, con il terzo miglior attacco della NBA per offensive rating ma una difesa che non è più quella dell’era Thibodeau, anzi.
