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NBA al via, Adam Silver: “Sono ansioso, le proteste dei giocatori? Rispetto”

di Michele Gibin

Le prime due settimane di “bubble experience” della NBA nel campus di Disney World a orlando sono trascorse senza scossoni per la lega di Adam Silver, e soprattutto hanno dato indicazioni importanti: il rigido cordone sanitario costruito attorno alla “bolla” ha tenuto finora, e può tenere fino alla fine.

Tra poche ore si inizierà a fare sul serio con la ripresa della stagione ufficiale, ad oggi le problematiche (almeno quelle pubbliche) più pressanti sono stati i tanti permessi concessi ai giocatori di assentarsi per alcuni giorni per ragioni personali. Un va e vieni che ha avuto in Lou Williams dei Los Angeles Clippers il suo caso principale: partito per presenziare ai funerali di un amico di famiglia, il giocatore ha approfittato dell’uscita per una capatina al Magic City di Atlanta, noto strip club, ed al suo rientro la NBA ha preferito non rischiare imponendo a Williams 10 giorni di quarantena.

Nelle prossime settimane, tra assenze programmate (ad esempio Gordon Hayward, Dennis Schroeder, Mike Conley e Marcus Morris) ed altri permessi che certamente verranno concessi, il flusso dentro e fuori la bolla di giocatori e staff non si fermerà, così come l’arrivo di altri cronisti e di famigliari man mano che la stagione avanzerà ed il numero di squadre presenti scenderà.

Come posso descrivermi? Sono ansioso, questo si“, così il Commissioner NBA Adam Silver a Good Morning AmericaAbbiamo lavorato a questo progetto così a lungo, i casi (di coronaviurs, ndr) in Florida sono ancora tanti, e se anche nel campus dovesse verificarsi una diffusione significativa del virus non avremmo esitazioni a bloccare tutto. In quel caso dovremmo capire da dove abbia avuto origine la catena di contagi e isolarla“.

NBA, Adam Silver: “Rispetteremo le proteste pacifiche” dei giocatori

Accanto al delicato equilibrio della situazione sanitaria attorno al campus NBA di Orlando, un altro tema fondamentale della ripresa della stagione è stato, e sarà, come i giocatori sceglieranno di prendere posizione e manifestare contro le ingiustizie sociali in America ed il razzismo, vento di proteste diventato fortissimo dopo i tragici casi di George Floyd, Breonna Taylor e Ahmaud Arbery.

Adam Silver ha dichiarato che la NBA “rispetta le forme pacifiche di protesta. Non so cosa i giocatori sceglieranno di fare domani sera (notte tra giovedì e venerdì, ndr), e certo è una questione che affronteremo, ma al tempo stesso capisco che siamo in tempi davvero inusuali“.

I giocatori potrebbe scegliere di inginocchiarsi durante l’inno nazionale americano, gesto reso pubblico nel 2016 dal’allora quarteback dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick, o di uscire e tornare negli spogliatoi prima dell’inno, come fatto dalle giocatrici WNBA la scorsa settimana alla ripresa della stagione 2019\20 del basket femminile.

Diversi giocatori hanno approfittato in questi giorni delle interviste con i cronisti via Zoom per lanciare i loro messaggi di sensibilizzazione e protesta, come nel caso di Tobias Harris (76ers), Will Barton e Jerami Grant (Nuggets) e LeBron James.

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