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La NBA potrebbe proporre ai giocatori una stagione 2020\21 da 50 partite

di Michele Gibin

La NBA potrebbe proporre ai giocatori una stagione regolare da 50 partite e un inizio a gennaio inoltrato, per risolvere l’empasse sulla data di inizio della stagione 2020\21. La NBPA (il sindacato dei giocatori) si era opposta con forza alla proposta di NBA e board of governors di incominciare a giocare già il prossimo 22 dicembre, con la free agency al via dal 1 dicembre.

Con una regular season da 50 partite, la NBA salverebbe comunque le Olimpiadi e non sforerebbe il periodo estivo dedicato al baseball e per la prossima estate a Tokyo 2021. Con sole 50 partite, gli stipendi dei giocatori sarebbero notevolmente ridotti ma gli atleti avrebbero a disposizione più tempo per preparare la stagione 2020\21. La data di inizio proposta dai giocatori è quella del 18 gennaio, Martin Luther King Day in America.

L’intenzione della NBA è quella di ricominciare a giocare dal periodo canonico ottobre- giugno dalla stagione 2021\22.

A convincere i vertici della NBA a proporre il formato da 50 partite potrebbe essere in definitiva la volontà dei network che trasmettono le partite di non accavallare in estate playoffs e Olimpiadi.

La lega aveva già dovuto cancellare in questa stagione 178 partite dopo la sospensione di marzo a causa dell’esplosione della prima ondata di epidemia di coronavirus. partite parzialmente recuperate grazie alla bolla di Orlando.

Pare invece essersi allontanato definitivamente il progetto di riportare, almeno in una prima fase, i tifosi nelle arene NBA. Nella giornata di venerdì gli Stati Uniti hanno comunicato un nuovo picco nel numero di contagi giornalieri da Sars-CoV2, con oltre 90mila casi.

La NBA teme perdite di 1 miliardo con l’inizio della stagione 2021 a gennaio

Il tempo per la NBA per decretare l’inizio della prossima stagione entro Natale è intanto sempre meno. La NBPA non aderirà ad alcun accordo a scatola chiusa e le trattative impiegheranno probabilmente troppo tempo per risolversi in tempo utile per la fine di dicembre.

La pandemia, lo stop di 4 mesi e i mancati incassi dalle arene e l’indotto che queste generano, ha già causato un danno da oltre un miliardo e mezzo di dollari di mancati introiti, ovvero il 10% del “fatturato” annuale della NBA rispetto all’anno precedente. Il timore della lega è quello che un ulteriore rinvio e l’inizio a gennaio inoltrato possa allargare tale voragine.

Le stime parlano di una forbice tra i 500 milioni e il miliardo di dollari di perdite per la stagione 2020\21, senza il traino del periodo natalizio e con meno partite da giocare.

L’obiettivo di lega e giocatori resta lo stesso: chiudere nel minor tempo possibile un accordo, ma “senza soluzioni affrettate” come ha più volte rimarcato in questi giorni la direttrice della NBPA Michele Roberts. I giocatori avrebbero visto con “fastidio” l’improvvisa accelerata nelle trattative e nelle tempistiche impressa dal board of governors appena la scorsa settimana.

La questione è soprattutto finanziaria. Com meno partite, e soprattutto senza il pubblico pagante nelle arene, il “basketball related income” (ovvero i ricavi derivati dalle partite, sostanzialmente) che come da contratto collettivo NBA e NBPA di distribuiscono, subirà un enorme calo anche per il 2021. Crollo che si rifletterà sui guadagni netti dei giocatori, un problema su cui le parti stanno cercando di trovare una soluzione alternativa.

Una trattativa che, come extrema ratio, potrebbe anche portare alla rescissione unilaterale da parte della NBA del collective bargain agreement, lo scenario definito in gergo legale “doomsday” che causerebbe un lockout come quelli di 1998 e 2011. Lega e NBPA hanno prorogato nella giornata di venerdì i tempi di – eventuale – esercizio di tale clausola come valvola di sicurezza per garantirsi lo spazio per le trattative prima del ritorno in campo.

Un panorama cui si deve tenere conto dell’opinione dei proprietari delle 30 squadre, che come riportato da Adrian Wojnarowski dI ESPN, cominciano a guardare con preoccupazione alle perdite economiche stimate con una partenza a gennaio, oltre a quelle già subite in questo 2020 con la crisi diplomatica cinese e con la pandemia di marzo.

L’incertezza sulle date, e posizioni troppo rigide da una parte e dall’altra potrebbero rompere presto l’armonia che anche in tempi difficili come quelli degli ultimi mesi, ha distinto i rapporti tra NBA, i suoi giocatori e i proprietari delle franchigie. La stagione 2019\20 era da salvare, anche per dare un messaggio di resilienza e forza del mondo dello sport e della NBA.

Il peso economico dell’assenza di pubblico, la concorrenza e i tempi stretti in cui le parti sono costrette a muoversi potrebbero però generare una crisi ancora più acuta.

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