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New York Knicks anno uno, Payton: “Vedrete, amerete questa squadra”

di Michele Gibin

Qualsiasi altra squadra dell’universo dei canestri che fosse riuscita a portare a casa in estate giocatori come Bobby Portis, Julius Randle, Elfrid Payton e Taj Gibson, ed a selezionare R.J. Barrett in un draft NBA non – sulla carta – tra i più ricchi di sempre, riceverebbe attenzione, plausi e giusta considerazione.

Qualsiasi altra squadra, ma non i New York Knicks.

Come valutare positivamente un mercato che avrebbe dovuto portare nella Grande Mela Kevin Durant, Kyrie Irving, Kawhi Leonard, Anthony Davis, Zion Williamson, Thanos e Godzilla (thanks, internet), e che invece ha visto sbarcare Wayne Ellington Jr e Reggie Bullock (ed il loro 38% in carriera al tiro da tre punti. Pronto? Casa Lakers?).

Questione di percezione. Come potrebbe un’opinione pubblica ben ricevere gli arrivi di giocatori giovani e abili come Randle, Payton e Portis quando per un’intera stagione l’unico motivo per guardare le partite della squadra è stato tenere il conto di quante gare mancassero alla fine della regular season, al draft ed alla free agency?

Come ben accogliere l’arrivo di un veterano rispettato ed ancora da corsa come Gibson, per fare da chioccia ai giovani Barrett, Kevin Knox e Mitchell Robinson quando il proprietario della squadra, lo stesso proprietario mai stato in grado in 20 anni di costruire UNA squadra di pallacanestro, passa il suo tempo tra una sconfitta e l’altra sbandierando piani epocali e riscosse e girando l’America in tour con la sua band country, quando non è impegnato a spedire a Dallas l’unico giocatore di valore mai acquisito negli anno scorsi?

Banalmente, come applaudire a delle scelte finalmente assennate quando il proprietario della tua squadra è James Dolan?

I New York Knicks all’anno uno della nuova era?

Eppure, nelle scelte del duo Perry-Mills c’è del metodo, c’è del giudizio. La off-season della vendetta per i Knicks è naufragata due volte: la prima il 14 marzo scorso, quando il tremendo sorteggione nella sala mensa dell’Hilton di Chicago ha premiato degli increduli New Orleans Pelicans con la scelta numero 1, e relegato i New York Knicks – che avevano inutilmente mandato a rappresentarli il talismano Patrick Ewing – alla terza scelta.

La seconda volta è stato il tendine d’Achille di Kevin Durant, il vero, grande obiettivo estivo della squadra.

L’infortunio di Durant ha innescato per i Knicks una serie di scelte inevitabili, di deduzioni logiche di un front office finalmente in grado di elaborare in fretta e senza drammi un piano B razionale.

Non è mai stato chiaro quanto Durant abbia davvero considerato l’ipotesi Knicks. All’arrivo di KD sarebbe, probabilmente, seguito quello di Kyrie Irving (si, il piano di Knicks e Nets era sostanzialmente lo stesso), Perry e Mills avevano lavorato un anno intero per liberare due “max slot” scaricando i contratti di Enes Kanter, Courtney Lee e Tim Hardaway Jr.

Dopo l’infortunio è apparso invece fin troppo chiaro come i Knicks non se la siano di fatto sentita di offrire a Durant il supermax contract cui il due volte MVP delle finali aveva diritto.

Un’altra scelta logica: i Brooklyn Nets hanno potuto prendere più a cuor leggero una decisione difficile come questa. Il nucleo di giovani agli ordini di coach Kenny Atkinson (Caris LeVert, Jarrett Allen, Joe Harris, Rodion Kurucs ed il vecchio\giovane Spencer Dinwiddie) è decisamente più rodato degli imberbi Robinson, Smith Jr, Knox, Barrett, la reputazione dei Nets decisamente migliore. La reputazione di Kyrie Irving ha subito invece un duro colpo a Boston, ed immaginare un tipo particolare e inquieto come “Uncle Drew” giocare per un intera stagione assieme al quartetto Robinson-Smith Jr-Knox-Barrett, assieme a Damyean Dotson, assieme a Frank Ntilikina, e assieme ad Allonzo Trier in attesa di Durant… nope.

I Brooklyn Nets potranno permettersi di accontentarsi, quando tornerà, di un Kevin Durant al 70-80% (ergo, al 70-80% di uno dei 10 migliori giocatori di sempre, per chi ama le classifiche estemporanee). I New York Knicks non avrebbero potuto, da qui la necessità di un piano di riserva.

Il minutaggio è stato un fattore nella mia scelta, molto più che il solo anno di contrattoElfrid Payton sarà la nuova point guard titolare dei New York Knicks “Quando hai un solo anno di contratto, il tuo obiettivo è dimostrare il tuo valore e per farlo hai bisogno della squadra giusta (…) mi piace giocare con Julius (Randle, ndr), l’anno scorso ho visto cosa sia in grado di fare in campo, è uno tosto, così come Bobby (Portis, ndr), come Taj (Gibson): siamo giocatori tosti, e siamo ai Knicks per questa ragione“.

Giocatori tosti, esperti, affamati e – soprattutto – con contratti assennati. Ad un prezzo impattabile, coach David Fizdale ha ottenuto dei giocatori adatti alla sua pallacanestro “pancia a terra”. Elfrid Payton ha giocato lo scorso anno la miglior stagione della sua carriera, nonostante qualche infortunio di troppo. Bobby Portis continuerà a New York la sua conversione a “stretch four” moderno (40.3% al tiro da tre punti in 28 gare agli Wizards lo scorso anno), e con spazio e tiri a volontà Julius Randle potrebbe addirittura puntare all’All-Star Game (tralasciando Porzingis, l’ultimo All-Star in maglia Knicks è stato Carmelo Anthony, stagione 2016\17).

Knicks, Kevin Knox: “Sono super-motivato”

L’arrivo di ben tre lunghi riporterà Kevin Knox nel più confortevole spot di ala piccola, l’inossidabile Taj Gibson coprirà le spalle al giovane Mitchell Robinson. Barrett, Dennis Smith Jr, Damyean Dotson, Allonzo Trier e persino Frank Ntilikina (sul mercato) si “litigheranno” minuti e posto da titolare nei due spot di guardia di fianco al trio Knox-Bullock-Ellington in una competizione che coach Fizdale spera possa rivelarsi virtuosa.

Mi sento davvero molto più a mio agio in campoKevin Knox parla di rivincita dopo la delusione per non essere stato inserito in nessuno dei tre quintetti di matricole lo scorso anno “Credo di essermi meritato più considerazione di ciò che è stato, ma userò la delusione come motivazione. Questa off-season sarà un’estate di duro lavoro, userò tutto questo come motivazione“.

I contratti di Gibson, Portis, Bullock e Ellington presenteranno una team option per il secondo anno, Perry e Mills hanno finora resistito alla tentazione di raccattare DeMarcus Cousins (mossa che potrebbe comunque avere senso), i Knicks hanno silenziosamente messo sotto contratto due tra i migliori tiratori della lega.

Dennis Smith Jr avrà una possibilità di giocarsi le sue chance, dopo una buona annata da rookie spazzata via a Dallas dall’uragano Doncic. La presenza di Elfrid Payton limiterà i suoi minuti da point-guard, fattore di cui il prodotto di NC State non potrà che giovare (la sua capacità di selezione di tiri rimane sospetta, ma Smith ha 21 anni ed ancora due anni di contratto da rookie, troppo presto per scartarlo). I Knicks hanno tutto l’interesse nel mettere in mostra le due doti, anche pensando al mercato.

Dopo l’abbuffata del 2019, la classe di free agent 2020 sarà molto più modesta, e la riforma della draft lottery voluta dalla NBA ha creato un sistema che scoraggia le squadre a giocare a perdere senza alcun ritegno, e che tende invece a premiare squadre brutte ma non inguardabili, come i New Orleans Pelicans o i Los Angeles Lakers dello scorso anno.

Il tanking non è più un’opzione, altre squadre ancora più indietro dei New York Knicks (Cleveland Cavs, Chicago Bulls, Memphis Grizzlies) si contenderanno il fondo della classifica. Coach Fizdale è figura rispettata e dignitosa, ha la fiducia del suo front office e si guadagnerà quella dei suoi giocatori.

Buona parte della differenza da qui a due anni per i New York Knicks la faranno la crescita di Kevin Knox, Mitchell Robinson e soprattutto dell’ex Duke Blue Devils R.J. Barrett, mentre in uno dei tanti universi possibili esiste una realtà parallela in cui una squadra guidata in attacco da Randle, Payton, Portis e Barrett si scava con le unghie e con i denti la sua via verso l’ottavo posto ad Est, ed in cui James Dolan si limita a litigare con la gente al Madison Square Garden, ma in silenzio.

Penso che avremo una chance di fare davvero bene” Prosegue PaytonAbbiamo giovani come Knox e Barrett, che hanno voglia di farsi vedere, poi ci siamo io, Reggie Bullock e Julius (Randle, ndr) che abbiamo esperienza ma siamo ancora giovani, ed in più abbiamo aggiunto veterani come Taj (Gibson, ndr) ed Ellington: un bel mix. Cosa dico a chi si aspettava di più? Sedetevi e godetevi lo spettacolo, amerete questa squadra, sapremo ritrovare lo spirito di New York, una squadra tosta, dura e che ha qualcosa da dimostrare. Sarà eccitante!

Non saranno i New York Knicks di Kevin Durant, ma i New York Knicks di oggi sono una squadra di pallacanestro.

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