La partita nella partita di Nikola Jokic contro gli arbitri di gara 4 tra Denver Nuggets e Phoenix Suns inizia sin dai primi possessi, e termina a 4 minuti dalla fine del terzo periodo con l’espulsione diretta dell’MVP per fallo flagrant 2 su Cameron Payne.
Dopo l’ennesimo contatto non fischiato, nell’opinione di Jokic, il giocatore serbo dei Nuggets tenta di recuperare il pallone dalle mani di Payne, vibrando però sul volto della point guard dei Suns un colpo con il braccio sinistro dall’alto verso il basso. Un movimento pericoloso, che raggiunge Payne al viso e per il quale gli arbitri dopo il replay decidono il flagrant 2, ovvero un gesto falloso considerato “eccessivo e potenzialmente pericoloso“. L’espulsione è a quel punto inevitabile, non prima che Devin Booker rimedi a sua volta un fallo tecnico per aver affrontato Jokic a muso duro dopo la discutibile giocata dell’MVP.
Un fallo di frustrazione senza dubbio, per un giocatore corretto come Nikola Jokic che ha rimediato appena la prima espulsione diretta in 3 anni. “Volevo fare un fallo duro per provare a dare un po’ di energia e vedere se il vento con i fischi arbitrali sarebbe cambiato“, così Jokic nel post gara, vinta per 125-118 dai Suns che si aggiudicano la serie per 4-0 “Se l’ho colpito? Non lo so, io mi sono scusato con lui comunque, non volevo fargli male né ho fatto apposta. Non avrei dovuto farlo e mi scuso, sono cose che succedono e non si può tornare indietro“.
Per fortuna, il sinistro di Jokic va solo parzialmente a segno, l’MVP arriva effettivamente a cacciare il pallone dalle mani di Payne che però resta a terra per qualche secondo dopo il contatto. L’espulsione di Nikola Jokic è arrivata in un momento cruciale di gara 4, Michael Porter Jr e Will Barton erano riusciti a inizio secondo tempo a riportare i Nuggets in partita (71-70 Suns) ma Chris Paul li aveva subito ricacciati indietro con 6 punti consecutivi.
Nel post gara coach Michael Malone ha difeso la sua star: “Essere espulsi con un flagrant 2 per una giocata sul pallone… c’è solo un contatto lieve con Payne, sinceramente sono rimasto sorpreso, un MVP espulso direttamente per una cosa così“.
Dopo la decisione degli arbitri Jokic si è scusato con Payne prima di lasciare il campo e infilarsi nel tunnel degli spogliatoi. In 4 partite della serie Denver non è mai riuscita a restare al livello – altissimo per esecuzione e precisione – dei Suns sia in attacco che in difesa, l’epilogo della stagione è destinato però a lasciare dell’amaro in bocca.
Contro Phoenix Nikola Jokic ha vissuto una serie difficile, condotta a 25 punti di media con il 47.7% dal campo e appena il 27% al tiro da tre, dopo le “gozzoviglie” del primo turno contro la difesa morbida dei Portland Trail Blazers. Jokic ha tirato persino male i liberi (67%) contro il temuto Deandre Ayton che non ha praticamente mai avuto bisogno di raddoppi contro il serbo né ha mai accusato problemi di falli.
Comprensibile la frustrazione di Jokic in gara 4: la star dei Nuggets inizia sin dai primi minuti a lamentarsi con gli arbitri per i tanti contatti sotto canestro, Jokic chiude la sua partita con 22 punti e 11 rimbalzi in 28 minuti.
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Né coach Malone né Monty Williams hanno riconosciuto dopo la partita intenzioni cattive di Nikola Jokic. “E’ stato un fallo di frustrazione, Nikola pensava di aver subito un fallo nelle ultime azioni e ha fatto una cosa che fanno tanti altri giocatori“.
“Non credo che Jokic volesse far male a nessuno (…) sin tratta di saper gestire le proprie emozioni, soprattutto in momenti così“, dice Williams.
Anche per Devin Booker, corso immediatamente a difendere Payne a terra dopo il contatto, non si è trattato di una giocata cattiva: “Lo conosco e so che non ha fatto apposta. Io? Ho solo preso le parti del mio compagno di squadra“.
Dopo l’espulsione di Jokic a completare l’operazione sweep ci pensa Chris Paul, con 37 punti e 7 assist in 40 minuti di gioco e 14 su 19 al tiro. I Suns tirano con il 51.8% dal campo e senza più Jokic in campo dominano anche a rimbalzo. Devin Booker non è particolarmente preciso da tre ma chiude con 34 punti e 11 rimbalzi in 42 minuti.
Per i Phoenix Suns è la prima finale di conference dal 2009\10, anno dell’ultima partecipazione ai playoffs della squadra prima di un decennio di sconfitte e stagioni perdenti. Per Paul è un ritorno alle Conference Finals dopo il 2018 e la delusione dell’infortunio in gara 5 della serie tra Rockets e Warriors, persa da Houston in 7 partite.


1 commento
Che vuol dire “Non si butta fuori un MVP così”? Dovrebbero essere intoccabili anche dopo giocate inutili e ignobili come questa?