C’è un Russell Westbrook in più per i Denver Nuggets che inaugurano la stagione NBA 2024-25, e l’obiettivo di Russ, alla sua sedicesima stagione in carriera e con la sua sesta squadra, è sempre lo stesso: “Scusate il liguaggio, ma sono qui per prendere a calci gli avversari. Scherzi a parte, penso sempre che la gente confonda l’aggressività con l’agonismo, e io voglio sempre competere al massimo livello, questo di me non cambierà mai“.
Westbrook avrà un ruolo importante per i Nuggets nella nuova stagione, la panchina di Denver non è lunghissima, tutt’altro, e dipenderà soprattutto dalla sua produzione. Russ ha fatto pace con questa sua fase da sesto-settimo uomo NBA della carriera e del resto si troverà spesso in campo assieme a Jamal Murray, soprattutto se Christian Braun e Julian Strawther non dovessero convincere coach Michael Malone.
“Russ ha quel suo aspetto competitivo, da ‘adesso ti faccio il mazzo’ che amo” così il coach “penso che potrà aiutare i suoi compagni a mettere in mostra il proprio potenziale e spingerli a dare il meglio di loro. Io adoro i giocatori che non si risparmiano mai, sera dopo sera come ha sempre fatto lui“. Anche Nikola Jokic ha parlato dell’arrivo in Colorado di Russell Westbrook, con la consuetà schiettezza: “Da avversari non è che avessimo chissà quale rapporto, siamo stati avversari e sono anche volate parole. Ma lo conosco anche un pochino per come è fuori dal campo ed è un grande compagno di squadra, un leader vocale, che vuoi stare a sentire e che vuoi seguire in palestra. Farà bene per noi“.
Al media day, coach Michael Malone ha affrontato i rumors delle ultime settimane di presunte frizioni con il front office e il Gm Calvin Booth, dopo la partenza di Kentavious Caldwell-Pope e il mercato. “Andrà bene finché io, Booth e Josh Kroenke (il proprietario dela squadra, ndr) saremo sulla stessa linea e comunicheremo, e ci stimoleremo l’un l’altro. Non dovremmo sempre andare d’accordo perché se così fosse allora vuol dire che nessuno vuole davvero ottenere ciò che invece vogliamo ottenere. La realtà è che bisogna guardare al bene comune. Ed è la nuova realtà della NBA, tante squadre non possono trattenere tanti buoni giocatori perché non vogliono finire oltre il second tax apron. Io da allenatore devo per forza avere il paraocchi e pensare solo a vincere la prossima partita, ma rispetto la posizione di Booth e Kroenke, e capisco che per loro è più che la prossima partita. Per loro conta una prospettiva più ampia, e come sostenere il successo della squadra a più lungo termine“.

