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Raptors, Ujiri e il razzismo: “Non mi piace la poca diversità negli uffici NBA”

di Lorenzo Brancati

Non sono stati mesi semplici per la gestione della NBA, tra la pandemia globale e le opposizioni alla ripartenza di alcune frange di giocatori. Un tema dominante nelle ultime settimane è stato quello del movimento “Black Lives Matter”, volto alla lotta la razzismo e al cambiamento sociale, e di questo ha parlato Masai Ujiri, dirigente di punta dei Toronto Raptors.

Ospite del Woj Pod, Ujiri ha raccontato della sua esperienza e discusso della situazione attuale nella lega, A proposito, ha affermato: “Qualcuno mi ha detto che c’è un solo direttore di colore nella NBA, deputato alle pubbliche relazioni. Come è possibile, considerando la predominanza di giocatori di colore?”

Ha poi sottolineato: “Non mi piace per niente, e non riguarda solo noi. In generale, negli sport, dobbiamo renderci conto che accade a tutti i livelli. Non si tratta di assumere un ufficiale della diversità e dell’inclusione.” ha continuato “Abbiamo bisogno di persone di colore e di altre minoranze in cariche importanti. E ad essere sinceri, ce ne sono già diversi che meritano una posizione migliore di quella che occupano.”

Dichiarazioni senza dubbio decise per Ujiri, che può testimoniare in prima persona di problemi avuti con le forze dell’ordine della Oracle Arena, quando i suoi Raptors vinsero il titolo NBA in casa dei Golden State Warriors, 12 mesi fa.

Proprio a proposito della brutalità della polizia americana ha voluto affermare: “Il tutto è emerso fortemente ora che dobbiamo affrontarlo, perché, sì, è davvero là fuori. Non possiamo più girarci intorno. Neanche io, in Canada, ne sono del tutto al sicuro.”

Riguardo il futuro, Ujiri ha voluto parlare di umanità, strettamente necessaria nella lotta al razzismo: “Una delle domande fondamentali che dobbiamo porci è: Chi siamo come persone? Chi sei tu? Chi siamo come esseri umani? E’ il momento di chiedercelo.”

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