Veleggia aria di sorpresa ai piedi della State Farm Arena, dopo la preoccupante sconfitta dei padroni di casa, contro un autoritaria Utah.
La sensazione è stata quella di una squadra scarica, priva di quella fame necessaria per opporsi con credibilità a un avversario che da anni costruisce le sue stagioni, nel buon record sulle 82 partite.
Per questo, a margine del match, intercettati da Chris Kirschner di The Athletic, l’uomo franchigia Trae Young e il coach Nate McMillan, non hanno risparmiato critiche all’atteggiamento troppo passivo degli Atlanta Hawks.
Nella terra natia dell’Hip Hop, è ancora impressa la splendida cavalcata della scorsa annata. Un traguardo insperato quello delle finali di Conference, raggiunto con un gioco corale e spumeggiante, retto da attori di qualità, sapientemente orchestrati dal tecnico ex Pacers.
Com’è sovente accadere un risultato produce sempre un’aspettativa. Per il momento gli Hawks stentano a ingranare, e qualcuno nella città georgiana comincia a chiedersi se questa squadra sia in grado di replicare le ottime impressioni destate nella stagione 2020/21.
McMillan: “I minuti in campo vanno guadagnati”
Chiaramente è ancora presto per emettere sentenze, tuttavia se l’andazzo dovesse mantenersi su questi livelli, allora sarà lecito porsi delle questioni. Al momento, gli Hawks devono fare i conti con una motivazione povera di contenuti. Figlia forse dell’appagamento maturato lo scorso anno, e della piattezza della regular season, diuturna e zeppa di insidie.
Nondimeno ciò non giustifica l’atteggiamento scialbo della compagine georgiana, evidenziato nelle ultime uscite, dove a fronte di cinque match sono arrivate quattro sconfitte.
Urge dunque una scarica di stimoli, come sottolineato dall’All-Star ventiduenne Trae Young.
“Penso che i ragazzi stiano cercando di imparare. Non siamo più i cacciatori. È la stagione regolare. Non voglio mentire, è molto più noioso dei playoffs. Dobbiamo cercare quella motivazione per giocare come fossimo nei playoffs. Dobbiamo capire chi si sacrificherà per far vincere questa squadra. Si tratta solo di vincere alla fine della giornata. Se vinci, tutti mangiano”.
Il coach di Atlanta, contraddistinto dalla sua tipica schiettezza, non ha velato la rabbia per l’approccio passivo dei suoi giocatori, tuonando provvedimenti severi per chi non suda la maglia.
Non regalo minuti, bisogna guadagnarseli. Questo è quello che inizierò a fare di più, se non stai dando il massimo impegno a questa squadra su entrambe le metà campo. In caso amplieremo le rotazioni (…) Abbiamo bisogno di una scintilla. Necessitiamo di un po’ di energia per sollevarci, e occorre che alcuni ragazzi vadano là fuori e difendano… Abbiamo bisogno di giocatori a due dimensioni, e non tutta l’energia erogata in un sola metà campo”.

