Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsWembanyama su Minneapolis: “Le opinioni hanno un costo”. E si auto-censura

Wembanyama su Minneapolis: “Le opinioni hanno un costo”. E si auto-censura

di Michele Gibin
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Altri giocatori NBA, “autorizzati” dopo il comunicato ufficiale del loro sindacato nella serata italiana di sabato sui fatti di Minneapolis e la morte del 37enne Alex Pretti, ucciso da un agente della polizia federale ICE, si stanno esprimendo sulla vicenda e sul momento delicato. Sia da cittadini statunitensi, sia da cittadini stranieri negli Stati Uniti per lavoro, come ad esempio Victor Wembanyama.

La giovane star dei San Antonio Spurs ha detto ai cronisti martedì di volere “in ogni caso” dire qualcosa, anche se gli addetti stampa della squadra avrebbero consigliato a suo dire di fare particolare attenzione. Una partenza che lasciava presagire dichiarazioni forse più forti di quelle poi effettive, ma tant’è. “Si, ci hanno detto qualcosa ma io non voglio venire qui e fare la solita dichiarazione politicamente corretta. Ogni volta al mattino, quando leggo le ultime notizie, resto orripilato, penso che sia pazzesco che qualcuno possa pensare, oppure si impegni per far credere alla gente che uccidere dei civili sia una cosa accettabile” ha detto Wembanyama riferendosi alle due vittime dell’ICE Renee Nicole Good e Alex Pretti, entrambi 37enni e uccisi a Minneapolis.

Forse dando persino troppo peso a delle parole sicuramente giuste e doverose, Wembanyama ha poi riflettuto sulla responsabilità, sul “costo” che si paga nell’esprimere la propria opinione: “Io leggo ciò che accade, mi faccio le mie domande sulla vita ma so che dire sempre tutto ciò che mi passa per la testa avrebbe un costo che per me sarebbe troppo elevato al momento. Per cui non intendo aggiungere altro. Io sono uno straniero qui, vivo in questo paese e mi preoccupo. E non dirò molto altro perlomeno in pubblico, e non adesso“.

Le nostre opinioni arrivano sempre con un costo, e sta a ciascuno di noi scegliere che prezzo si vuole pagare“.

La comunità dei giocatori NBA ha scelto un atteggiamento costruttivo e soprattutto cauto, attento e posato sul momento delicato e le tensioni negli Stati Uniti dopo i fatti di Minneapolis, e le proteste e le rchieste di azioni contro i metodi brutali della polizia federale anti immigrazione. La NBPA ha condannato le violenze e espresso vicinanza alle famiglie e persone coinvolte ma non ha intrapreso polemiche politiche. La NBA come organizzazione ha invece scelto il silenzio e una posizione defilata, almeno fino a oggi.

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