Home NBA, National Basketball AssociationJaylen Brown: “Il comunicato NBPA? C’era da mettere d’accordo tanta gente”

Jaylen Brown: “Il comunicato NBPA? C’era da mettere d’accordo tanta gente”

di Michele Gibin
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La NBPA, il sindacato dei giocatori, è stato il primo organo a reagire pubblicamente ai fatti di Minneapolis e all’uccisione di Alex Pretti, l’infermiere 37enne ammazzato da un agente della polizia federale ICE durante i tumulti e le proteste che da settimane vanno avanti in città. Prima che il sindacato uscisse col suo comunicato ufficiale di condanna della violenza e vicinanza alla comunità di Minneapolis, era stato Tyrese Haliburton su X a parlare, di fatto primo tra gli atleti, di “omicidio”.

La NBPA ha postato il suo comunicato sui social con un copy, “c’è un tempo in cui il silenzio equivale a un tradimento” che è una citazione di Martin Luther King e che è risultato alla fine molto più duro del comunicato stesso. Nel quale parla di solidarietà, di difesa della libertà d’espressione e in cui si fanno le condoglianze alla famiglia di Alex Pretti.

Jaylen Brown ha spiegato poche ore dopo, a margine del successo dei suoi Boston Celtics lunedì notte contro i Portland Trail Blazers, il processo che ha portato alla scrittura del comunicato. Un lavoro di fino e di bilancino soprattutto. Brown è uno dei vice presidenti dell’associazione dei giocatori.

Noi siamo giocatori, il basket è intrattenimento ed è importante ma ci sono cose più importanti al mondo, che avvengono oggi. Nel nostro comunicato abbiamo espresso vicinanza alle famiglie coinvolte e che hanno perso qualcuno, e come atleti noi non ci stiamo. Chiediamo un’assunzione di responsabilità. E crediamo che occorrano progressi nelle procedure di polizia, qualsiasi cosa serva. Certo, trovare le parole per tutto questo non è facile, c’è tanto da dire“.

Era ora di fare qualcosa” ancora Brown “Ne abbiamo parlato molto, si è discusso di come usare la nostra voce. C’è sempre chi la pensa in maniera differente rispetto a altri, in ogni situazione ma come collettivo occorre arrivare a una sintesi, a un accordo. Per cui si è discusso fino a che non s’è trovata una quadra. Era ora di dire qualcosa, ripeto, e forse abbiamo atteso troppo, la situazione è questa da un po’. Però ci vuole tempo per mettere tutti d’accordo, o almeno la maggioranza. Questo è ciò che è uscito“.

Nelle dichiarazioni, il mondo NBA è stato nelle ultime ore molto cauto, attento a esprimere soprattutto solidarietà e vicinanza alla cittadinanza di Minneapolis e nel ricordo delle due vittime, Renee Nicole Good e Alex Pretti, e nel chiedere una distensione. Senza cercare lo scontro diretto e la polemica politica con l’amministrazione Trump e il presidente, in questo caso in netta controtendenza con quanto la comunità dei giocatori NBA fece nel 2020 dopo gli omicidi di George Floyd e Breonna Taylor a Minneapolis e in Georgia, e il ferimento dell’allora 29enne Jakob Blake a Kenosha (Wisconsin).

Steve Kerr, allenatore dei Golden State Warriors, aveva parlato sia prima sia dopo la partita contro i Minnesota Timberwolves spostata da sabato a domenica proprio per i problemi di ordine pubblico a Minneapolis, dopo la morte di Pretti. Oggi, dopo la seconda partita in due giorni sempre coi Twolves, Kerr ha parlato anche del problema di fondo, la gestione dell’immigrazione clandestina e le politiche da adottare negli Stati Uniti. “L’immigrazione è un tema che va affrontato, ma deve essere il Congresso a occuparsene, con le leggi, e non la forza militare per le strade, non andando a prelevare la gente nelle proprie case“.

Donovan Mitchell, altro vicepresidente del sindacato dei giocatori, mostra una linea di condotta condivisa nelle parole, coi colleghi. “Violenza, violenza sensa senso, voglio dire, dov’è l’elemento umano? Sembra quasi che vedere queste cose stia diventando la norma e non dovrebbe… noi come atleti NBA siamo in una sorta di bolla, ma a volte le cose accadono quando sei li anche tu, in hotel a 10 minuti dal posto in cui accadono. (il 7 gennaio scorso, ndr) ci hanno detto di restare in hotel la prima volta che una cosa così è accaduta (l’uccisione di Renee Nicole Good, ndr). E senti una città e le persone e le famiglie. Non va bene“.

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