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Pacers, giro di boa: più dubbi o più certezze?

di Morgan Sala

A Indianapolis la stagione 2015-2016 la si può considerare come la prima di una nuova era, abbandonato il progetto che ha portato Indiana alle finali della Eastern Conference nel 2013 e nel 2014 il proprietario Larry Bird ha voluto fortemente un cambio di stile adattandosi alle ultime tendenze della Lega: tolti i giocatori statici, sostituiti con giocatori più dinamici, così si potrebbe riassumere la rivoluzione in casa Pacers.

Arrivati a metà stagione è giunto il momento di trarre le prime conclusioni:

RECORD 22-19 (53.7%)
La stagione non inizia nel migliore dei modi con 3 sconfitte in altrettante gare nel mese di ottobre, ma già nel mese di novembre scatta qualcosa: 11 vittorie a fronte di soltanto 2 sconfitte, rimediate tra l’altro contro 2 top team (Cleveland Cavaliers e Chicago Bulls). Quest’esplosione non è frutto di un gran lavoro di squadra, ma va ricercata più che altro nelle prestazioni aliene di Paul George che viene anche eletto Eastern Conference Player of the Month con le mostruose medie di 27.2 punti, 8.1 rimbalzi, 4.4 assists, 1.6 steal tirando con il 47.7% dal campo e il 49.5% da 3 punti.
A dicembre PG torna sulla terra e ricomincia a giocare da umano, a dir la verità un pò sotto le aspettative, e per la truppa di Vogel iniziano a venire a galla i problemi: tornano i fantasmi di inizio stagione in cui la squadra si perde completamente nei momenti chiave e la difesa spesso lascia a desiderare.

MONTA ELLISL’innesto più importante, Monta Ellis, fa invece il percorso inverso: dopo il periodo di adattamento (non senza difficoltà) dei primi mesi, a dicembre riesce a imporsi come uomo di punta complice anche il calo di George.
Le prime uscite del nuovo anno ci regalano finalmente una coppia Ellis-George in sintonia, con il primo perfettamente a suo agio in cabina di regia e il secondo che ricomincia a giocare sulla falsa riga di novembre, ma questo non basta: contro i Miami Heat, Houston Rockets, Boston Celtics e Denver Nuggets Indiana crolla inesorabilmente nei minuti finali dopo aver messo ipoteticamente le vittorie in cassaforte. Questi continui e inspiegabili cali di concentrazione stanno minando l’andamento della stagione relegando la squadra di Indianapolis ad una scomoda settima posizione a parimerito con i Boston Celtics in una ritrovata e competitiva Eastern Conference, dopo essere stata per molte settimane nella top 3.
Il peggioramento non è passato inosservato alla dirigenza ma soprattutto ai tifosi, che chiedono a gran voce una trade per portare in Indiana qualche rinforzo.

Analizzando le statistiche possiamo vedere come gli Indiana Pacers, nonostante il cambio di stile di gioco, restano una delle difese migliori della Lega (cali di concentrazione a parte): sono al quarto posto per Difensive Rating (punti subiti per 100 possessi) e al quarto per il numero di palle rubate. Se Anche la panchina sta avendo un forte impatto, è una delle più proficue nonostante le cortissime rotazioni di coach Vogel.
Mentre è la fase offensiva a creare più grattacapi: molti giocatori facevano parte dei ‘vecchi Pacers’ e hanno avuto non poche difficoltà ad assimilare i nuovi schemi, mentre i giocatori nuovi (Ellis soprattutto) inizialmente si è ritrovato spaesato in un attacco in cui nessuno sapeva bene cosa fare, ovviamente situazione che è andata a migliorare con il passare delle partite.

Possiamo dire che la nuova squadra di Larry Bird fino ad ora ha mostrato uno stile di gioco ibrido: più veloce, più palle rubate (e anche perse), più tiro dall’arco e meno post basso, ma nei momenti di difficoltà continua ad affidarsi ai più collaudati schemi classici, troppo radicati nello spirito di questo roster per farne a meno.
A inizio stagione gli Indiana Pacers erano dati fuori dai Playoffs, quindi a metà stagione sono leggermente sopra le previsioni; l’exploit di novembre ha senza dubbio fatto sognare i fans e ha contribuito ad aumentare pressione ed aspettative intorno ad una squadra che, non dimentichiamoci, è al primo anno di una nuova era.
Il futuro non può che essere roseo in Indiana: con un Paul George tornato più forte che mai, con un Monta Ellis che sta vivendo una seconda giovinezza e con un Myles Turner in costante crescita (nonostante l’infortunio) le basi per puntare in alto ci sono tutte.

 

 

 

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