Dopo le recenti parole del commissioner Adam Silver, anche la star dei Pacers Tyrese Haliburton ha espresso il suo parere sulla questione flopping e simulazioni. Per il giocatore di Indiana, la capacità di cercare contatti per andare spesso in lunetta, è ormai una componente fondamentale del gioco.
“Certamente viene insegnato. Non credo che dipenda tanto dall’allenatore questa scelta, quanto dallo sviluppo del giocatore. Anche prima di arrivare in NBA, è qualcosa che si impara a fare, su cui si lavora.”
Non a caso, sempre per Haliburton, i migliori realizzatori della lega ad oggi sono proprio quelli che riescono ad attirare l’attenzione degli arbitri su certi contatti, per finire più volte possibile a tirare i liberi. Non serve un genio per capire che nel mirino di questa osservazione ci sono in primis Shai, Doncic e compagnia bella.
“Penso che i migliori realizzatori siano di solito quelli che vanno più spesso in lunetta. Quindi, è sicuramente qualcosa su cui lavorano. Anche nelle partitelle, si allenano su come procurarsi falli, cose del genere. Penso che faccia parte del gioco”
Flopping: dove sta il limite tra bravura e simulazione?
Il discorso sul flopping ormai tiene banco da qualche anno, e soprattutto sui social si sono già spese tonnellate di inchiostro digitale al riguardo. Al di là del discorso tecnico, con il regolamento che negli anni ha sempre più cercato di tutelare l’attacco rispetto alla difesa, spesso ci si rifà al lato etico del gioco. Oggettivamente le continue interruzioni dovute ai numerosi falli diminuiscono la spettacolarità del gioco. Per questo motivo, chi usufruisce maggiormente di questo metro arbitrale, tende a dividere i fan in due fronti.
Da una parte troviamo chi elogia la bravura di SGA (uno a caso) nello sfruttare le regole a proprio favore. Dall’altra gente come lui finisce nel mirino di numerose critiche, venendo accusato di rovinare il gioco. La verità è che, per quanto sia brutto da guardare, cercare determinati contatti per prendersi il fallo è consentito dal regolamento stesso. Il problema lo si ha quando le superstar iniziano deliberatamente a simulare i contatti in campo, cadendo nella recitazione vera e propria. Qui sì che si smette di parlare allora di bravura del giocatore, e si passa all’imbroglio.
Come risolvere allora la questione? Chiaramente la risposta non è semplice, ma qualche provvedimento si potrebbe iniziare a prenderlo. Anzitutto rivedendo il metro arbitrale, ribilanciando l’equilibrio tra attacco e difesa. Lo stiamo vedendo adesso nelle Finali di Conference tra OKC e Spurs: quando si lascia più spazio alla fisicità, anche lo spettacolo ne risente. Se a un giocatore, dopo tre volte che si butta sulla difesa per cercare un contatto, non fischi fallo, questo probabilmente la quarta volta non lo farà. E poi si dovrebbe cercare di sanzionare maggiormente le simulazioni plateali, disincentivando ulteriormente i giocatori dal vestire i panni degli attori.
