Panchina, maledetta panchina

di Marco Tarantino
Doc Rivers

Strana estate quella dei Clippers. Dopo una stagione come quella appena passata non poteva essere altrimenti. Chris Paul e compagni, partiti con grandi speranze, hanno perso pezzi un infortunio dopo l’altro e hanno chiuso la stagione con un’eliminazione al primo turno dei Playoffs, contro Portland. Fortunatamente il caso ha fornito a Doc Rivers e ai tifosi più di un ottimo alibi per giustificare la disfatta, dalla frattura alla mano di Griffin fino a quella di Paul.  E ora, di fronte all’ennesimo fallimento di una squadra che sulla carta ha tutto per vincere, si potevano intraprendere due strade: rivoluzione totale o continuare a costruire in continuità con il passato. Si è deciso di riversare la colpa di tutto sulla sfortuna e sul capro espiatorio preferito dai losangelini: la panchina.

Maledetta panchina, non lascia tempo ai titolari per rifiatare. Maledette riserve, troppo scarse per aiutare i big three nella post season. Grazie a una veloce occhiata alle statistiche degli ultimi anni scopriamo che, dai 35 minuti a partita giocati nel 2013/14 da Griffin, Jordan e Paul, siamo passati a poco più di 33. Il terzetto Clippers resta complessivamente in campo meno minuti di Green, Curry e Thompson. Considerato che a Golden State potevano vantare una delle migliori panchine dell’NBA, possiamo davvero scaricare ogni colpa sulla panchina? Io credo di no. D’altro canto, continuare a sentire la necessità di far sedere le tue star per più di 15 minuti ogni sera, potrebbe suggerire che c’è qualcosa che non va nella chimica in campo.

Eppure un’altra estate è passata e la prossima stagione vedrà al via una Lob City praticamente immutata. Il quintetto sarà composto da Chris Paul, JJ Redick, Mbah a Moute, Blake Griffin e DeAndre Jordan e il sesto uomo sarà l’inossidabile Jamal Crawford (alla diciassettesima stagione NBA). Qualche movimento c’è stato, invece, nelle zone basse della rotazione, con la partenza di Aldrich, Green e Prigioni e l’arrivo di Brandon Bass, Felton, Speights e Alan Anderson. Basterà questo per dare ai Clippers nuova linfa? Vedremo, per ora la sensazione è che non si sia intervenuto dove c’era più necessità. Il vero grosso problema emerso durante la scorsa stagione era il crollo della squadra durante il riposo di Chris Paul: da 113.7 di rating offensivo a 99.5 (per capirci la stessa differenza che passa nel 2015/16 fra gli Oklahoma City Thunder e i Philadelphia 76ers). Difficile pensare che il solo Felton possa metterci una pezza. Altro tallone d’Achille storico è lo spot da ala piccola e anche in questo caso Alan Anderson avrà il suo bel da fare per costruire, insieme a Paul Pierce e Luc Mbah a Moute, una rotazione credibile nel ruolo.

Insomma bocciatura totale per il mercato dei Clippers e previsioni funeste? No, certo che no. La squadra c’è, da anni; il talento offensivo è straripante e l’arrivo di Speights porta ulteriore potenza di fuoco; le star ci sono, vere e affermate. Blake Griffin, in particolare, avrà voglia di spaccare il mondo dopo aver passato ai box quasi tutta la stagione passata. Inoltre le migliori notizie dell’estate, per i Clippers, sono arrivate dalle franchigie rivali. La decisione di Kevin Durant, che lasciando OKC ha eliminato di fatto una contender al trono dell’ovest, e il calo evidente che gli Spurs hanno avuto l’anno scorso, aprono un vuoto di potere che può essere sfruttato. Tolti i Golden State Warriors, che faranno corsa a parte, ci sarà una bagarre dagli esiti imprevedibili per il secondo posto, e partendo da lì, con il fattore casa a favore fino alle conference final, si può davvero tentare il colpo grosso. Sperando di non trovarci di fronte, fra un anno, all’ennesimo fallimento targato Clippers.

You may also like

Lascia un commento