“Ma quanta bella gente, e che buon vino!”.
Avrei voluto esordire così ieri sera al Viewing Party organizzato da Sky al Samsung District, con una citazione del cardinale del meta-film “La Casta”, facente parte di Boris, un film (questa volta vero) tratto dall’omonima serie TV di produzione italiana. Non l’ho fatto, fortunatamente.
Questo evento faceva parte di una serie di iniziative a sostegno della NBA Digital Exhibition, la mostra a tema che dal 16 novembre ha placato la nostra sete di conoscenza riguardo il mondo della palla a spicchi statunitense, e che lo farà fino al 4 dicembre. La sede è situata in via Mike Bongiorno 9 (il Samsung District) a Milano.
Dopo un aperitivo a buffet ricco, ma poco sfruttato dal sottoscritto a causa di agenti esogeni (leggasi digestione ancora in atto dal pranzo con i parenti), l’evento si è spostato all’interno della mostra dove l’ideatore Massimiliano Flory ci ha introdotto alla sua creazione. Una creazione concettualmente molto semplice, con diverse postazioni che ripercorrono storia e gesti della pallacanestro attraverso le voci e i filmati d’archivio di vari protagonisti della storia della lega, tra cui Bob Cousy, Julius Erving, Kobe Bryant.
Al di sopra, proprio come in un’arena, ci sono degli schermi su cui passano in rassegna passi di celeberrimi film sulla pallacanestro, ad esempio Glory Road e Coach Carter, giusto per citarne un paio (c’è anche Space Jam, tranquilli).
Lo spazio è piccolo ma molto ben gestito, ogni postazione ha le sue cuffie per ascoltare l’audio e non lasciarsi distrarre dai film che invece sono diffusi tramite casse per tutta la mostra. Ove non fosse possibile mettere le cuffie, ogni video ha i sottotitoli in italiano. A corredare il tutto, ci sono dei cartonati in scala 1:1 di alcuni giocatori, e come mi ha confermato lo stesso “Finazzer” Flory, sono solamente poco più basso di Isaiah Thomas.
Ho infatti avuto l’occasione di importunare Massimiliano, che mi ha raccontato come l’occasione per fare un’esposizione di questo tipo è nata con il Global Game dell’anno scorso tra i Boston Celtics e l’Olimpia Milano, e che l’accordo con Samsung ha reso il tutto possibile per quest’anno. I contenuti sono stati selezionati da suo figlio Francesco, che a soli 21 anni si è preso la briga di scandagliare gli archivi video della lega per trovare quelli che più facevano al caso. Come poi mi hanno confermato tutti e due, la mostra non ha un target ben definito, ma cerca di essere il più possibile trasversale.
Infatti, i personaggi presenti nei video sono di differenti epoche proprio per rivolgere l’attenzione sia verso un pubblico attempato, sia di mezz’età, sia giovane; inoltre, l’esposizione è rivolta agli appassionati tanto quanto a chi, volendo citare Alessandro Mamoli, “vuole bagnare i piedi nella cultura del basket americano”.
Ebbene sì, sono riuscito a disturbare anche il celebre Mamoli, che non si è risentito del fatto che io non sia mai stato un abbonato Sky. Oltre a dirmi che la Digital Exhibition è perfetta per chi si vorrebbe avvicinare al mondo NBA, ha anche aggiunto l’auspicio che una mostra di questo tipo possa un giorno diventare “resident”, ovvero fissa, e che poi si attualizzi a seconda di ospiti che la lega stessa manda a presenziare, come ad esempio è successo la scorsa settimana con Rip Hamilton. Ha continuato dicendo che una cosa del genere sarebbe ideale per allargare ancora di più la platea di appassionati di basket qui in Italia, e che anche ai fan più accaniti può fare bene, per conoscere personaggi del gioco che non sono molto noti, di solito perché di epoche remote (parlando in termini di evoluzione della pallacanestro).
Salutato anche il buon Mamoli, mi sono intrattenuto con Federico e Nicholas. Il primo è gestore della pagina Facebook di NBA Italia e NBA UK. Il secondo è un ragazzo francese più alto del cartonato in scala 1:1 di Anthony Davis, ed è il responsabile marketing per NBA Europe, NBA Africa e NBA Middle East. Federico mi ha parlato di quanto sia importante lo sviluppo del marchio NBA attraverso i social network, e che il piano per la sua crescita sia improntato in larga parte proprio sullo sviluppo dei profili social ad hoc. Non è un caso infatti che la mattina (qui in Europa) vengano subito postate le giocate più spettacolari o dei giocatori più famosi, o che NBA Italia pubblicizzi l’NBA Sunday su Sky Sport. Proprio le partite domenicali sono un ottimo punto di partenza per diffondere il marchio qui in Europa, come mi ha confermato Nicholas.
Primo, queste partite si giocano nel nostro “prime time”, ovvero la fascia oraria che corrisponde alla prima serata e che garantisce degli ottimi ascolti. Secondo, si cerca di mandare match che siano “appetibili” ad un pubblico d’oltreoceano, perché giocati da squadre che spesso hanno molti giocatori europei a roster, come ad esempio Denver-Phoenix di ieri. Si rendono conto che non sono al livello di un Cavs-Warriors, ma Nicholas mi ha assicurato che nel giro di qualche stagione arriveranno anche partite di quel calibro.
Sfortunatamente, dopo questa chiacchierata, la serata è giunta al termine e sono tornato mestamente verso la macchina, e ancora più mesto sono diventato quando ho scoperto che il parcheggio mi era costato 25 euro.
