Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsGolden State WarriorsStephen Curry: “La nostra dinastia non potrà essere replicata”

Stephen Curry: “La nostra dinastia non potrà essere replicata”

di Filippo Beltrami

E rimasero solamente in due. Con la dipartita di Klay Thompson ormai gli unici reduci della “golden era” dei Golden State Warriors sono solamente Stephen Curry e Draymond Green. E se è vero che negli ultimi anni i risultati non sono stati quelli sperati in termini di vittorie, è anche vero che l’ultima dinastia della storia recente della NBA è proprio quella della Baia. E secondo il miglior giocatore nella storia della franchigia, sarà durissima riuscire a costruirne un’altra come la loro.

Ovviamente il termine dinastia può assumere vari significati. La gente pensava che sarebbe finito tutto dopo il 2019. Quello del 2022 è stato un titolo fantastico perché abbiamo superato le aspettative di tutti. Ci sono stati 11, se non 12, anni di continuo lottare per il titolo costruiti attorno ad un certo nucleo,” ha detto Stephen Curry in un’intervista ad ESPN. “Non penso che possa essere replicato per il semplice motivo che è molto dura tenere tutto assieme in questa lega. C’è molto più movimento di giocatori. Io, Klay e Draymond siamo stati complementari l’un l’altro per così tanto tempo. Tutti portavamo qualcosa di diverso al gioco, quindi vedremo. I record sono fatti per essere infranti. Le dinastie assumono forme diverse per ciascuno, quindi staremo a vedere.”

Dopo essere stati compagni di squadra per 13 anni, è stata molto dura per il prodotto di Davidson veder andar via in quel modo il suo ormai ex compagno. “È un qualcosa che non avrei mai immaginato potesse diventare realtà, ma noi vogliamo che sia felice.” Steve Kerr, allenatore dei Warriors, ha descritto come “bizzarro” il fatto di non poter più avere a roster Thompson per il prossimo anno. “Questa è diventata una famiglia nel corso degli anni e la gente ci ha visto crescere, stare uniti, vincere e soffrire. Poi Klay se ne va e tutto diventa un po’ bizzarro per noi, bizzarro per tutti. Ma ognuno ha la libertà di fare ciò che vuole qui e ognuno deve fare ciò che si sente nel cuore. Ed è quello che ha fatto Klay. Aveva bisogna di un cambio.”

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