Tim Hardaway Jr, attuale guardia dei New York Knicks, sta apportando un grosso contributo ai risultati di Porzingis e Co. per poter centrare l’obiettivo Playoffs. Il suo gioco e le sue prestazioni sono state sempre vittime di critiche. Motivo? Il sangue che scorre nelle sue vene appartiene ad una nobiltà cestistica che rimane tuttora nell’Olimpo del basket: Tim Hardaway Senior.
Venticinque anni prima di KD-Curry-Thompson, un altro trio infiammava l’Oracle Arena della Baia di San Francisco, i Run TMC. Mentre l’hip hop dei DMC risuonava nelle radio americane, i contropiedi brucianti e i canestri scoppiettanti dei TMC (Tim Hardaway-Mitch Richmond-Chris Mullin) incantavano i palazzetti statunitensi. Correva l’anno ’96 e il trio si separa, senza poter afferrare il Larry O’Brien Trophy. Tim Hardaway si sposta in Florida alla corte di Pat Riley. Insieme ad Alonzo Morning cercherà di fermare il secondo three peat dei Bulls di Jordan-Rodman-Pippen, sfiorando, inesorabilmente, l’impresa.
L’unica medaglia che indosserà Hardaway Sr. sarà la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Sidney nel 2000, ma il suo nome, come le sue giocate arricchite da estenuanti crossover, verranno ricordate per intere generazioni. Cinque volte All-Star, una apparizione nell’All-NBA First Team, maglia numero 10 ritirata dai Miami Heat: questo è il segno che ha lasciato nel basket professionistico americano l’attuale Assistant Coach dei Detroit Pistons. Ma la leggenda rimane, tuttora, nelle menti dei fan, per la creazione del movimento che imiteranno varie point guard a venire, come Allen Iverson e Dwayne Wade: lo UTEP-Two Step. Il crossover in questione ha lasciato immobili e storditi centinaia di difensori che cercavano di fermare, illusoriamente, Tim.
I magici crossover di Tim Hardaway Senior
In contemporanea ai Run TMC, Tim e la moglie Yolanda diedero i natali ad un bambino, ad Alameda, a sud di Oakland. Il suo nome sarebbe stato quello del padre, proprio quest’ultimo voleva che anche il talento cestistico non sarebbe dovuto essere dissimile. Sin dall’età di undici anni, quando la pallacanestro dovrebbe essere concepita come semplice divertimento, Tim Junior veniva costantemente tenuto sotto pressione. “Non stai giocando ad un livello abbastanza alto. O ti decidi a giocare come si deve o non ti faremo giocare più a basket”– diceva Mr Crossover a suo figlio. “Tu sei figlio di Tim Hardaway, pensavo fossi più forte”– gli spiattellava , invece, il suo difensore alla High School.
Andò avanti così quasi per tutta la high school, finché non arrivarono le prese di coscienza del padre. Hardaway Sr si accorse che suo figlio aveva solamente bisogno di giocare a basket liberamente. Lasciandolo coltivare, evitando rimproveri e ammonizioni, si sarebbe potuto materializzare l’esplosione naturale del suo talento. Non vi fu scelta più azzeccata di questa. Il giovane chiese spontaneamente al padre, di lì a poco, di allenarlo personalmente. Arrivato a Michigan per trascorrere il periodo collegiale, le sue medie da 13.9 punti, 3.8 rimbalzi, 1.7 assist e 1 recupero gli valsero l’inserimento nel miglior team delle matricole universitarie.
La parentesi Wolverines si chiuse con la consacrazione del nobil-talento californiano che gli valse la chiamata numero 24 al draft del 2013 approdando nella grande mela, alla corte di coach Mike Woodson. Ma la vera conquista, per il nuovo giocatore dei Knicks, era l’aver finalmente realizzato il sogno del suo idolo, Tim Hardaway Senior: raggiungere i livelli che gli competevano veramente.
Dopo due stagioni ai NYK con una media punti in doppia cifra, si sposta in Georgia, ad Atlanta. Il suo secondo anno agli Hawks è quella del fiore all’occhiello con 14.5 punti ad allacciata di scarpe e giocate da irrefrenabile trascinatore.
Hardaway penetra in aerea con la difesa schierata e senza alcun riguardo posterizza Capela.
Il venticinquenne figlio d’arte sarà uno dei protagonisti dell’ascesa del team di Mike Budenholzer che riuscirà a raggiungere la quinta posizione nella Eastern Conference. Quest’estate, alla scadenza del contratto, i Knicks gli hanno proposto un quadriennale da 71 milioni di dollari, affidandogli il ruolo di guardia titolare, che Tim Junior non ha potuto rifiutare. Coach Hornacek crede che il ragazzo sia l’ideale per gestire l’attacco dei Knicks incentrato sul prestante lungo lettone Kristaps Porzingis. Il minutaggio si attesta, difatti, intorno ai 34 minuti. Sta progressivamente prendendo sicurezza nei suoi mezzi e le medie sono lo specchio della maturazione del diamante ex Michigan, soprattutto nei momenti di trans agonistica sempre più incisivi per i risultati dei suoi.
Il clutch shot di Hardaway tre giorni fa contro gli Utah Jazz. Prestazione da 26 punti che hanno permesso a Knicks di portare a casa la vittoria.
17.5 punti con il 41% dal campo sono le prime cifre che sta sfornando nei 15 match di questo inizio di stagione. Se questo è solamente il preludio della riscossa di Tim Junior, se questo è l’antipasto della riscossa di colui che non vuole essere più ricordato come “il figlio di…”, la dirigenza Knicks non si pentirà di aver consegnato una delle chiavi della franchigia con il dodicesimo miglior Offensive Raiting della Lega ad un uomo da un così immenso carattere.

2 commenti
Mi hai trasportato in una dimensione parallela. Complimenti
Mi hai trasportato in una dimensione parallela. Complimenti.