Fino al mese scorso nessuno avrebbe pronosticato i New York Knicks in zona playoff. Merito anche e soprattutto di Kristaps Porzingis che, complici gli addii di Anthony e Rose, quest’anno è letteralmente esploso: 30.4 punti (secondo solo ad Antetokoumpo), 7.3 rimbalzi e 1.1 assist ad allacciata di scarpe, tirando con quasi il 50% dal campo e più o meno sul 40% da tre. Numeri che testimoniano il dominio che il lettone manifesta ogni sera sul parquet.
Le sue infinite soluzioni offensive lo rendono un rebus indecifrabile per le difese avversarie: in post è difficile da marcare perché è bravissimo ad usare sia il perno che il corpo per tirare in equilibrio. Non gli si può concedere un metro di spazio perché ha un range di tiro illimitato e standogli troppo vicino, c’è il rischio di essere facilmente battuti in palleggio. Porzingis è in grado inoltre di segnare in ogni zona del campo, tirando anche fuori equilibrio, aiutato dalle sue braccia lunghissime e un controllo del corpo impeccabile. Ha una grande pulizia tecnica nel rilasciare il pallone e la dimestichezza nel muoversi intelligentemente in attesa di ricevere la palla. Per non parlare della sua abilità nei giochi a due: come rollante è aggressivo e straripante, abile nel portare a casa il fallo mentre attacca il ferro; in pick and pop è pericolosissimo a causa della sua parabola, velenosa e letale. L’isolamento è un’opzione non trascurata, visto che col suo ball handling può liberarsi del proprio marcatore.
Il pick and pop è una delle giocate cruciali dei Knicks.
Ma ciò che stupisce di più è il suo rendimento difensivo. La presenza stessa di Porzingis mette sicurezza ai suoi compagni e permette una difesa più arcigna da parte degli esterni. Enes Kanter, salito agli onori della cronaca pessimo difensore soprattutto in situazione di pick and roll, può limitare i danni al netto della presenza di The Unicorn. Le lunghe braccia di cui dispone lo rendono un temibile rim protector, buon rimbalzista e ottimo stoppatore (2.3 a partita circa, dietro a Durant e Gobert). Porzingis inoltre non è affatto lento ed impacciato, anzi, la sua incredibile rapidità di piedi e il suo senso della posizione gli permettono di contenere anche giocatori più piccoli di lui.
“Not in my house!”
“Ha un grande tocco. Sa muoversi bene, sa dribblare. Riesce a palleggiare meglio adesso. Sarà uno dei grandi giocatori della lega per molto molto tempo” – disse tempo addietro Dirk Nowitzki, dopo averlo visto all’opera in un match tra i Dallas Mavericks e i Knicks. Parole e musica della leggenda tedesca che lo ha ufficialmente riconosciuto come un possibile erede. Anche se al momento il paragone non sussiste, Porzingis ha tutte le qualità per raggiungere o addirittura sorpassare il suo mentore. Dopotutto, nemmeno Wunderdirk vantava queste stats alla sua età e nemmeno il suo carisma: non è facile reggere il peso di una città e un pubblico esigente come quello del Madison Square Garden, soprattutto nel periodo storico che sta attraversando la franchigia.
L’allievo supera il maestro.
Due settimane fa ha realizzato 40 punti (career-high), 8 rimbalzi e 6 assist nella vittoria sugli Indiana Pacers. L’unico capace di sfornare una tale prestazione nella storia NBA prima dei 24 anni era stato Michael Jordan. Porzingis non vuole solo diventare il miglior giocatore NBA, ma anche far ricredere chi lo aveva fischiato la notte del draft e chi, come Phil Jackson, aveva pensato di cederlo per far ripartire New York.

