Comunque andrà la stagione e la finale di conference dei San antonio Spurs, quel tiro e questa gara 1 di Victor Wembanyama sono destinati a restare nella storia dell’ancor giovane carriera del fenomeno francese, che con una prova da 41 punti con 24 rimbalzi in 49 minuti, è andato a prendersi la scena a casa dell’MVP, uno Shai Gilgeous-Alexander invece in ombra in maniera per lui inusuale.
Gli Spurs hanno sbancato il Paycom Center di Oklahoma City per 122-115 dopo due tempi supplementari, i Thunder avevano riacchiappato proprio nei secondi finali dei regolamentari con due canestri di Shai una partita in cui hanno spesso inseguito, e in cui hanno finito la benzina prima degli ospiti. Con 57 secondi da giocare nel primo overtime, Gilgeous-Alexander aveva schiacciato a due mani il canestro del 108-105 Thunder, che erano riusciti per la prima volta in tutta gara 1 a prendersi il controllo della partita.
Victor Wembanyama è però il controllo assoluto, delle sue emozioni in campo (stupefacenti la concentrazione, l’atteggiamento positivo e la determinazione a non distrarsi in proteste e sceneggiate) e di tempo e cronomentro. E con 26 secondi allo scadere dell’overtime, in transizione e leggendo al meglio la potenziale situazione di “2×1” per i suoi, su assist di Stephon Castle si prende una tripla da 9 metri abbondanti, come uno Stephen Curry o un Damian Lillard che ti aspetti, e la segna persino per le risate rassegnate dei giocatori dei Thunder in panchina. 108-108 e aria risucchiata via dall’arena. Nessuno segna più per i restanti possessi e si va al secondo tempo supplementare, dove ancora Wemby si rende perfettamente conto che OKC non ne ha più, attacca il canestro e con due schiacciate in fila, di cui una portandosi dietro anche Chet Holmgren, chiude gara 1.
Gli Spurs erano senza De’Aaron Fox a causa di una caviglia malmessa, ma non ce ne abbia l’ex Kings, non se n’è accorto nessuno. Dylan Harper parte in quintetto base, gioca 47 minuti per 24 punti, 11 rimbalzi e 6 assist con 7 recuperi (record di franchigia ai playoffs, e sono gli Spurs, non gli Wizards…), Stephon Castle ha il compito ingrato di essere il difensore principale su Shai Gilgeous-Alexander e lo paga in lucidità nella metà campo offensiva, con 11 palle perse, ma limita l’MVP a una prova da 24 punti con 7 su 23 dal campo, mettendogli “le vespe nei pantaloni” come avrebbe detto Federico Buffa anni fa. Julian Champagnie chiude con 11 punti e una tripla fondamentale dall’angolo destro nel quarto quarto. I cinque titolari Spurs si sparano tutti almeno 44 minuti, senza Fox coach Mitch Johnson asciuga le sue rotazioni coi soli Keldon Johnson e Carter Bryant a giocare pochi minuti, ma d’impatto (13 i punti per Johnson).
Dall’altra parte i Thunder recuperano Jalen Williams, out da gara 2 del primo turno contro Phoenix, e J-Dub gioca 37 minuti con 26 punti e 11 su 25 dal campo. Coach Mark Daigneault archivia presto Isaiah Hartenstein, fuori cast in questa serie contro Wembanyama, e Lu Dort che è troppo battezzabile dalla difesa Spurs, per affidarsi a Cason Wallace, Ajay Mitchell e soprattutto Alex Caruso. L’ex Bulls segna 31 punti e a un certo momento è di fatto l’unica ragione per cui OKC è ancora in partita, chiude con 8 su 14 da tre e in difesa si trova spesso accoppiato con Wembanyama, a lottare per la posizione spalle a canestro e per provare a sfruttare Chet Holmgren in aiuto sul francese. Un Holmgren che se Shai viene rimandato con l’asterisco dei due canestri che forzano l’overtime, è invece bocciato senza appello, mangiato vivo da Wemby e limitato a soli 8 punti e 7 tiri in attacco.
“Una gara 1 come questa è il modo migliore per metter su esperienza per noi, è stata una partita di cinque quarti praticamente. Tante lezioni imparate, e per il resto dove non c’è esperienza sopperiamo con uno sforzo extra” così Wembanyama “Vogliamo vincere tutto e possiamo farcela perché chi sta sopra di noi in questa organizzazione sa che cosa deve fare, e per adesso direi che ha saputo mettere assieme le persone giuste per garantirci una chance. Esattamente questa. Tutti hanno fatto grandi cose oggi“.
Victor Wembanyama è diventato, per la cronaca, il giocatore più giovane dai tempi di Kareem Abdul-Jabbar a chiudere una partita di playoffs con almeno 40 punti e 20 rimbalzi, Kareem ci riusci nel 1970 alle NBA Finals con i Bucks, a 22 anni e 343 giorni e quando ancora si chiamava Lew Alcindor. “Wemby è un grande agonista, e vedere un tuo rivale che viene premiato giustamente (Shai Gilgeous-Alexander, ndr) davanti a te ti accende qualcosa dentro se sei competitivo come lui. Ognuno si motiva come vuole in fondo” ha detto il suo coach, Mitch Johnson.
Ancora Wemby dopo gara 1: “Se c’è un messaggio da trarre, è che questa partita dimostra che siamo pronti a sfidare chiunque e qualsiasi ambiente. Anche se resta vero che abbiamo tanto ancora da apprendere, e il nostro livello di sforzo deve dunque essere sempre più alto rispetto agli altri, esattamente come oggi“. Nel secondo tempo supplementare, Wembanyama da solo ha segnato più punti dei Thunder, 9-7 il parziale con tre schacciate di cui l’ultima su assist di Castle a 22 secondi dal termine, e per mettere la chiosa a gara 1.
