La notizia del nuovo infortunio patito da Kobe Bryant, arrivata pochi istanti dopo la sua nomina all’All-Star Game, ha scosso l’ambiente di Los Angeles e non solo. Dopo una stagione, quella passata, molto travagliata per Kobe a causa proprio dei problemi fisici, ecco l’ulteriore mazzata: la guardia dei Lakers rischia di chiudere la sua stagione già a Gennaio. L’appuntamento con #123Ragioni di quest’oggi, pertanto, sarà incentrato su 3 validi motivi per cui Kobe Bryant farebbe bene ad annunciare un suo ritiro a fine stagione:
1 – Il tempo passa per tutti
È sempre difficile ammetterlo ma è così: il tempo scorre inesorabilmente e Kobe Bryant, ormai, non è più un giovincello. Dopo una carriera tutto sommato passata senza grandi problemi fisici, la stella di Kobe Bryant sta pian piano finendo per spegnersi sotto i colpi dei numerosi infortuni che hanno falcidiato le sue ultime tre stagioni. Tutto è iniziato nell’Aprile 2013, quando la stella dei Lakers iniziò ad accusare i primi, seri problemi fisici: rottura del tendine d’achille e stagione finita in anticipo. 8 mesi fermo ai box, fino al tanto atteso ritorno ad inizio dicembre.
Ma la sorte, evidentemente aveva altri piani in serbo per lui e, 11 giorni dopo il suo ritorno, ecco un altro guaio fisico, questa volta al ginocchio sinistro. 6 settimane fu la prognosi iniziale, salvo poi una complicazione che gli fece saltare l’intera passata stagione. I numeri, come possiamo ben capire, sono impietosi: nelle ultime 164 partite di NBA disputate dal primo infortunio, Kobe ne ha saltate ben 129 per infortunio (fonte: Gazzetta dello Sport), segno di come il fisico di Kobe Bryant sia ormai arrivato al capolinea.
2 – Una carriera ricca di soddisfazioni
Lo stesso Bryant, in un’intervista di qualche giorno fa, ha risposto così alla domanda su un suo possibile ritiro: “Mentirei se dicessi di non averci pensato” ha detto Kobe, prima di continuare affermando di non essere al meglio dal punto di vista fisico, avvertendo spesso dei dolori lungo tutto il corpo. Una condizione fisica non di certo tra le migliori, che suggerirebbe un ritiro in tempi brevi, prima che la sua salute peggiori seriamente. La stagione in corso, infatti, è la 19esima disputata da parte di Kobe Bryant. Una carriera infinita, ricca di qualche delusione ma soprattutto tante soddisfazioni e tanti trofei. La guardia 36enne è stato assolutamente il protagonista assoluto degli anni 2000, decennio iniziato e concluso allo stesso modo, ossia con una vittoria del titolo da parte dei Lakers.
Un Three-Peat e un Back-to-Back nel biennio 2009/2010, 1 titolo di MVP della Regular Season e 2 come MVP delle Finals. Numeri di assoluto livello, raggiunti sicuramente grazie ad uno sforzo fisico notevole. Fisico che a quanto pare non sembra reggere più i carichi di lavoro cui sottoposto, ragion per cui non c’è nessun motivo valido per cui rischiare così tanto.
3 – Lakers poco competitivi
Ripensandoci, una ragione per cui Kobe Bryant ha deciso di non ritirarsi fino ad ora potrebbe esserci. Nonostante non ne parli molto, il sesto anello, quello che metterebbe in pari i conti con il più grande di tutti i tempi, Michael Jordan, potrebbe essere un obiettivo al quale KB24 spera ancora di poter arrivare. Una grande ambizione, insomma, segno che Kobe Bryant, nonostante l’età avanzata e le numerose vittorie in carriera, ha ancora fame di successo. C’è poi la realtà, però, con la quale tutti noi dobbiamo confrontarci. Realtà che denota come i Lakers non siano una franchigia assolutamente competitiva, che anzi, ha bisogno di diversi anni prima che possa tornare a lottare per qualcosa di davvero importante. Bryant ha un contratto in scadenza nel 2016 e difficilmente i Lakers riusciranno a tornare al top entro tale ‘scadenza’. È altamente improbabile, perciò, immaginare Kobe Bryant vincere il sesto anello nel giro di un solo anno.
Kobe Bryant è sicuramente un pilastro fondamentale della storia contemporanea della NBA, ciò che ha messo in mostra grazie al suo talento è qualcosa che ha segnato le nostre vite per sempre. I grandi campioni però, sono tali anche quando capiscono che è arrivato il momento di dire ‘basta’ e, visti i recenti infortuni che stanno segnando gli ultimi anni della sua carriera, forse è arrivato seriamente il momento di pensare ad una NBA senza il numero 24 in maglia giallo-viola.
Per Nba Passion,
Mario Tomaino

























